Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1090 del 20/01/2014


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 1090 Anno 2014
Presidente: SALME’ GIUSEPPE
Relatore: CAMPANILE PIETRO

SENTENZA

sul ricorso n. 6263 – 2006 proposto da:
ELMA S.P.A.

Elettivamente domiciliata in Roma, via Barberini, n.
86, nello studio dell’avv. Giampiero Placidi, che la
rappresenta e difende, giusta procura speciale a margine del ricorso, unitamente all’avv. Bruno Giudiceandrea.
ricorrente
contro

-75e
2013

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Data pubblicazione: 20/01/2014

VINIFIN S.P.A.

Elettivamente domiciliata in Roma, via Lazio, n. 20/c,
nello studio dell’avv. Claudio Coggiatti, che la rap-

controricorso, unitamente all’avv. Enrico Giammarco.
controricorrente

nonché sul ricorso n. 9829 – 2006
proposto da
VINIFIN S.P.A.

Come sopra rappresentata
ricorrente incidentale
contro
ELMA S.P.A.
intimata

avverso la sentenza della Corte di appello di Trento,
n. 319, depositata in data 23 luglio 2005;
sentita la relazione svolta all’udienza pubblica del 30
aprile 2013 dal consigliere dott. Pietro Campanile;
sentito per la ricorrente principale l’avv. Placidi;
sentito per la controricorrente l’avv. Coggiatti;
udite le richieste del Procuratore Generale, in persona

del

sostituto

dott. Federico Sorrentino, il

quale ha concluso per il rigetto del ricorso principale, assorbito l’incidentale condizionato.

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presenta e difende, giusta procura speciale in calce al

Svolgimento del processo

l – La Corte di appello di Trento, con sentenza n. 319
depositata il 23 luglio 2005, rigettava l’impugnazione
proposta dalla S.p.a. Elma, quale incorporante di Pasu-

il lodo arbitrale deliberato in Trento in data 19 aprile 2004, con il quale era stata condannata al pagamento, in favore di quest’ultima, della somma di E
1.291.142,25.
1.1 – La controversia era scaturita dall’inadempimento
dell’obbligazione, correlata a quella di riacquistare
una quota di azioni di Xera S.p.a., di liberare la predetta Vinifin S.p.a. dalla fideiussione dalla stessa
prestata verso Sanpaolo Imi S.p.a..
1.2 – La corte territoriale in primo luogo disattendeva
la tesi, sostenuta dalla convenuta, secondo cui, avendo
l’Elma nel frattempo liberato la Vinifin dalla fideiussione, sarebbe cessata la materia del contendere.
Il primo motivo di impugnazione del lodo, con il quale
era stata prospettata la non operatività della clausola
compromissoria, cosiddetta binaria, per essere nel rapporto intervenute più parti, veniva giudicato infondato
in base al rilievo che il contratto di cessione di
azioni cui detta clausola accedeva vedeva come parti,
da un lato, la venditrice Vinifin S.p.a., e dall’altro,
la Sequenza S.p.a, cui era subentrata Pasubio S.p.a. e,

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bio S.p.a., nei confronti della S.p.a. Vinifin, avverso

successivamente, la Elma S.p.a.: il verificarsi di tali
successioni non comportava una pluralità di parti, da
escludersi anche con riferimento alla presenza di due
soggetti, come Podini Marco e Podini Maria Luisa, in-

me litisconsorti necessari.
1.3 – Veniva altresì rigettato il secondo motivo, con
il quale si era eccepito che erroneamente il trasferimento dei titoli azionari si sarebbe perfezionato, secondo il collegio arbitrale, contestualmente alla sottoscrizione del contratto, avendo il lodo correttamente
interpretato la volontà dei contraenti come manifestata
al punto 2 dell’accordo. Veniva altresì rilevata la novità della questione, per altro, ritenuta infondata,
inerente alla liberazione dalla fideiussione per mutuo
consenso.
1.4 – Veniva infine rilevato che non poteva condividersi l’assunto secondo cui l’obbligazione assunta dalla
Elma S.p.a. fosse autonoma e indipendente dall’acquisto
delle azioni: sotto tale profilo si rilevava che tale
interdipendenza delle obbligazioni non incideva sulla
sostanziale validità della decisione impugnata.
1.5 – Per la cassazione di tale decisione la Elma
S.p.a. propone ricorso, sorretto da tre motivi, illustrati da memoria, cui la Vinifin S.p.a. resiste con

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tervenuti quali garanti e quindi, non qualificabili co-

controricorso, proponendo a sua volta ricorso incidentale, affidato ad unico motivo.
Motivi della decisione

2 – Preliminarmente va disposta la riunione dei ricor-

nei confronti della medesima decisione.
2.1 – Con la prima censura, denunciandosi, ai sensi
dell’art. 360, primo comma, n. 3 c.p.c., violazione e
falsa applicazione dell’art. 829, primo comma, n. 1 e
n. 2. C.p.c., in relazione all’art. 809 c.p.c., si ripropone la tesi secondo cui, accedendo la clausola compromissoria a un contratto con pluralità di parti, portatrici di interessi distinti e diversificati, la natura binaria della clausola stessa non avrebbe garantiva
a tutte le parti la possibilità di partecipare al procedimento.
2.2 – Il motivo è infondato.
In relazione al tema della operatività della clausola
compromissoria con la quale si sia convenuto di devolvere la decisione di determinate controversie alla cognizione di un collegio arbitrale costituito da tre arbitri – ossia della clausola che preveda, sul presupposto della bipolarità della controversia, la nomina di
un arbitro da parte di ciascun polo litigante, quale
misura diretta a garantire l’imparzialità del collegio
nel suo complesso – questa Suprema Corte ha in più oc-

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si, ai sensi dell’art. 335 c.p.c., in quanto proposti

casioni affermato la necessità che i centri di interesse coinvolti siano polarizzati in due soli gruppi sostanzialmente omogenei, ossia in due parti sostanziali,
così da giustificare l’applicazione del meccanismo bi-

2012, n. 12825; Cass., 22 gennaio 2001, n. 890:
Cass., 19 dicembre 2000 n. 15941; Cass., 30 maggio
1997, n. 1997 n. 4831).
In questa prospettiva la nozione di parte non va evidentemente assunta nella sua accezione soggettiva, ma
in quella di centro di imputazione di interessi munito
del potere di concorrere alla nomina del collegio arbitrale. Deve pertanto escludersi una incompatibilità, in
via di principio, tra clausola compromissoria binaria e
pluralità di parti, richiedendosi piuttosto che si sia
in effetti realizzato lo spontaneo raggruppamento degli
interessi in gioco in due gruppi omogenei e in concreto
contrapposti, sempre che tale raggruppamento – da riscontrare, come affermato nella richiamata giurisprudenza, sulla base di una valutazione da compiere a posteriori, in relazione al petitum ed alla causa petendi
– sia compatibile con il tipo di pretesa fatta valere,
ovvero che la specifica lite concretamente promossa
avanti al collegio arbitrale sia di per sé compatibile
con la clausola. Ciò vale a dire che ove la pretesa
azionata introduca, secondo la generale ed astratta

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nario per la nomina degli arbitri (Cass., 23 luglioo

previsione del legislatore, un litisconsorzio necessariamente caratterizzato dalla presenza di più di due
centri autonomi di interesse, non riconducibili a detta
previsione bipolare, resta irrilevante ogni eventuale

contrapposte, derivante da valutazioni contingenti
estranee alla struttura ed alla regolamentazione normativa della pretesa stessa, incontrando l’autonomia delle parti il limite della fattispecie legale (Cass., 15
aprile 1998, n. 2983).
2.3 – La corte di appello ha correttamente applicato il
principio testé richiamato, avendo rilevato che la pluralità dei soggetti obbligati alla liberazione della
fideiussione (Sequenza, Pasubio e, quindi Elma), essendosi fra tali società verificati, nel tempo, fenomeni
successori, era soltanto apparente. Quanto a Marco e
Maria Luisa Podini, il rilievo circa la loro posizione
di garanti ha condotto alla corretta esclusione della
qualità di litisconsorti necessari, in ossequio
all’orientamento in proposito costantemente affermato
da questa Corte (Cass., 12 febbraio 2011, n. 3573;
Cass., 27 giugno 2007, n. 14844).
La qualificazione della natura giuridica dell’impegno
dei predetti Podini risulta effettuata, nell’impugnata
decisione (pag. 10), sulla base di specifiche risultanze processuali (“Marco Podini e Maria Luisa Podini come

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anomala coincidenza delle posizioni difensive di parti

rilevasi dal punto 3-4 dell’accordo, sono intervenuti come garanti in solido delle obbligazioni assunte dalla
società acquirente”), ragion per cui le deduzioni circa
la ricorrenza, nei loro confronti, di una loro diversa

nel rispetto del principio di autosufficienza del ricorso, con l’indicazione specifica delle disposizioni
contrattuali ad essa relativa.
2.4 – Mette poi conto di richiamare, quanto alle deduzioni della ricorrente circa l’indifferenza della ricorrenza di un consorzio necessario o soltanto facoltativo, il diverso rilievo che tale aspetto assume a seconda che si deduca, come nella specie risulta essersi
verificato, la nullità della clausola compromissoria in
quanto “binaria”, ovvero del procedimento arbitrale
scaturito da tale specie di clausola.
Quanto al primo profilo, è del tutto evidente che la
clausola stessa deve intendersi illegittima laddove la
pluralità dei soggetti stipulanti il patto compromissorio potrebbe riflettersi in un litisconsorzio necessario – qualora con riguardo al

thema decidendum della

causa la pronuncia debba essere resa nei confronti di
tutti e, come già evidenziato, la struttura dell’azione
sia tale da postulare una molteplicità di poli facenti
capo a diversi litisconsorti necessari (cfr. Cass., 15
marzo 1983, n. 1900).

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posizione giuridica avrebbero dovuto essere effettuate,

Quando, viceversa, la partecipazione al giudizio di più
soggetti possa aver luogo soltanto in via eventuale,
appare evidente che non si pone un problema che attiene
a un vizio genetico della clausola, ma soltanto, laddo-

pluralità di parti, la necessità di una verifica del
rispetto, in concreto, del principio della terzietà degli arbitri in relazione alla loro nomina.
Trattasi, per altro, dell’ipotesi ora espressamente
prevista dall’art. 816-quater c.p.c., che, per altro,
prevede l’improcedibilità dell’arbitrato, nell’ipotesi
di litisconsorzio necessario, quanto non si verificano
le circostanze indicate nel primo comma (devoluzione a
un terzo della nomina; accordo di tutte le parti, accordo successivo delle altre parti circa un ugual numero di arbitri o affidamento a un terzo della nomina).
Nell’ipotesi in esame, avendo avuto luogo un arbitrato
con sole due parti, la tesi della nullità della clausola, pur in presenza di un arbitrato facoltativo, non
appare condivisibile, non riverberandosi la clausola
stessa in un procedimento svoltosi con la presenza di
più parti o che avrebbe richiesto la necessaria presenza di più parti.
3 – Con il secondo mezzo, denunciando violazione e falsa applicazione degli artt. 1362 e segg., nonché
dell’art. 2022 c.c., la ricorrente sostiene che erro-

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ve abbia avuto effettivamente luogo un procedimento con

neamente la corte territoriale avrebbe confermato il
giudizio degli arbitri circa la natura definitiva e non
preliminare del contratto di cessione di azioni in data
18 novembre 2002.

La deduzione della violazione dell’art. 1362 c.c., per
essersi l’interpretazione focalizzata esclusivamente
sul tenore del punto n. 2 dell’accordo, senza procedere
a una valutazione globale e complessiva delle varie
clausole contrattuali, non si associa a una completa
trascrizione delle stesse, in violazione del principio
di autosufficienza del ricorso.
Secondo la giurisprudenza di questa Corte, infatti, la
parte che denuncia l’erronea interpretazione di un atto
di autonomia privata deve riportarlo integralmente,
perché non è consentito ai giudici di legittimità di
procedere alla ricerca e all’esame del contenuto dei
fascicoli di parte, al di fuori dell’ipotesi di denuncia di vizi di natura procedurale; pertanto sulla parte
che denuncia la violazione delle regole di ermeneutica
contrattuale grava anche l’onere, al di là dell’indicazione degli articoli di legge in materia, di fornire
specifica dimostrazione del modo in cui il ragionamento
del giudice di merito abbia deviato dalle regole stesse
(cfr. ex plurimis Cass., 6 febbraio 2007, n. 2560;
Cass., 18 novembre 2005, n. 24461).

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3.1 – Il motivo è infondato.

3.2 – Quanto al profilo inerente all’applicazione
dell’art. 2022 c.c., la corte territoriale si è correttamente conformata al costante insegnamento di questa
Corte secondo cui il c.d. “transfert” attiene alla fase

mento del titolo nominativo, mentre il trasferimento
del diritto portato dal titolo si attua in base al
principio consensualistico (Cass., 4 giugno 2008, n.
14749; Cass., 5 settembre 1995, n. 9314).
4 – Con il terzo motivo si denuncia contraddittoria e
insufficiente motivazione circa un punto decisivo della
controversia, ai sensi dell’art. 360, primo comma, n.
5. c.p.c., in quanto la corte territoriale da un lato
avrebbe affermato l’interdipendenza dell’obbligo della
liberazione di Vinefin dalla fideiussione rispetto a
quello di acquisto dell’azione Xera dalla stessa detenute, dall’altro avrebbe affermato la responsabilità
della S.p.a. Pasubio, sebbene l’acquisto fosse stato
effettuato non dalla stessa, ma dal dott. Marco Podini.
4.1 – Il motivo, che presenta significativi aspetti di
inammissibilità, è infondato.
Sotto il primo profilo va constatato che non risulta
censurata adeguatamente l’affermazione della corte territoriale circa la novità della tesi secondo cui il
trasferimento delle azioni non alla Pasubio ma al Podi-

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esecutiva, certificativa e pubblicitaria del trasferi-

ni avrebbe comportato una risoluzione per mutuo consenso del contratto.
La contraddizione attribuita alla decisione impugnata,
a ben vedere, è soltanto apparente, in quanto non tiene

azioni, come evidenziata nella decisione impugnata e
come sopra rilevato all’esito dell’esame del secondo
motivo di ricorso. Correttamente, pertanto, constatato
l’adempimento dell’obbligazione inerente al trasferimento, in virtù dell’efficacia traslativa del consenso,
delle azioni alla Pasubio, è stato affermata la necessità, per la stessa, e, per essa, per l’incorporante
Elma S.p.a., di adempiere alla correlata prestazione di
liberare la Vinifin dalla fideiussione, esprimendosi un
giudizio di irrilevanza, in quanto attinente ad una
evento successivo al citato adempimento della Vinifin,
della circostanza relativa alla formale intestazione
delle azioni al Podini.
5 – In conclusione, l’impugnazione della S.p.a. Elma
deve essere rigettata in quanto totalmente infondata,
rimanendo così assorbito, in quanto evidentemente condizionato, il ricorso incidentale della Vinifin S.p.a.,
con il quale si propone l’inammissibilità delle censure
proposte avverso il lodo diverse da quelle concernenti
la nullità della clausola compromissoria.

.

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conto dell’efficacia traslativa della cessione delle

Le spese processuali seguono la soccombenza, e si liquidano come da dispositivo.
P. Q.

M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la società ri-

delle spese processuali relative al presente giudizio
di legittimità, liquidate in C 10.200,00, di cui C
200,00 per esborsi, oltre accessori di legge.
Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della
prima sezione civile, il 30 aprile 2013.

corrente al pagamento in favore della S.p.a. Vinifin

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