Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10898 del 18/05/2011

Cassazione civile sez. trib., 18/05/2011, (ud. 05/04/2011, dep. 18/05/2011), n.10898

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. PERSICO Mariaida – rel. Consigliere –

Dott. DI IASI Camilla – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. CARACCIOLO Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

D.S.C. (OMISSIS), elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA G. PALUMBO 26, presso la Società EP SPA, rappresentata e

difesa dagli avvocati GAETA CARLO, GAETA UGO, giusta procura speciale

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE (OMISSIS) in persona del Direttore pro

tempore e MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE in persona del

Ministro pro tempore, elettivamente domiciliati in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che li

rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 112/2008 della Commissione Tributaria

Regionale di NAPOLI del 23.5.08, depositata il 06/06/2008;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/04/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MARIAIDA PERSICO;

E’ presente l’Avvocato Generale in persona del Dott. DOMENICO

IANNELLI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

La Corte:

ritenuto che, ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ. è stata depositata in cancelleria la seguente relazione:

“Il relatore cons. Mariaida Persico, letti gli atti depositati, osserva:

1. D.s.C. propone ricorso per cassazione avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale della Campania n. 112/42/08, depositata il 23 maggio 2008, con la quale, accogliendo l’appello principale dell’Agenzia e rigettando quello incidentale della contribuente è stata confermata la legittimità della cartella di pagamento emessa nei suoi confronti a seguito di controllo formale, D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 36 ter della dichiarazione mod/Unico 2001 presentato per l’anno d’imposta 2000. L’Agenzia delle entrate resiste con controricorso.

2.1 Il ricorso in esame si articola in sei motivi.

Il primo motivo, con il quale si denuncia la violazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 per mancata vocatio nel giudizio d’appello del concessionario, regolarmente costituito in primo grado,appare inammissibile in quanto il ricorrente si limita ad illustrare il motivo e poi a concludere affermando che “sarà la Corte” a dire qual è nella specie la regola iuris. In merito questa Corte ha già affermato (Cass. n. 22206 del 2010): “In tema d’ammissibilità del ricorso per cassazione, il quesito di diritto non può essere desunto dal contenuto del motivo, poichè in un sistema processuale, che già prevedeva la redazione del motivo con l’indicazione della violazione denunciata, la peculiarità del disposto di cui all’art. 366 bis c.p.c. – introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6 – consiste proprio nell’imposizione, al patrocinante che redige il motivo, di una sintesi originale e autosufficiente della violazione stessa, funzionalizzata alla formazione immediata e diretta del principio di diritto e, quindi, al miglior esercizio della funzione nomofilaltica della Corte di legittimità”.

2.2 Il secondo ed il terzo motivo, – con i quali si censura la violazione dell’art. 112 c.p.c. rispettivamente in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 per omessa pronuncia sul motivo di inammissibilità dell’appello, ed in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4 per avere la C.T.R. dichiarata valida tutta la cartella di pagamento mentre era stata richiesta solo la dichiarazione della legittimità dell’iscrizione a ruolo del credito d’imposta -, risultano privi dei requisiti stabiliti per la loro formulazione dalla giurisprudenza di questa Corte, secondo la quale il quesito deve essere formulato in termini tali da costituire una sintesi logico-giuridica della questione, così da consentire al giudice di legittimità di enunciare una regula iuris suscettibile di ricevere applicazione anche in casi ulteriori rispetto a quello deciso dalla sentenza impugnata: ne consegue che è inammissibile il motivo di ricorso sorretto da quesito la cui formulazione, ponendosi in violazione di quanto prescritto dal citato art. 366 bis, si risolve sostanzialmente, come nella fattispecie, in una omessa proposizione del quesito medesimo, per la sua inidoneità a chiarire l’errore di diritto imputato alla sentenza impugnata in riferimento alla concreta fattispecie (Cass. Sez. un., n. 26020 del 2008).

2.3 Il quarto motivo, con il quale si denuncia l’inammissibilità dell’appello dell’Agenzia per carenza di interesse, appare inammissibile, mancando la formulazione del quesito di diritto.

2.4 11 quinto motivo, con il quale si denuncia la violazione del D.P.R. n. 917 del 1986, artt. 44 e 45 (ex art. 41 e 42) per inesistenza del presupposto impositivo derivando da un mero errore materiale l’inserimento nella dichiarazione degli utili denunciati, appare inammissibile per quanto sopra esposto, sostanziandosi il quesito nella domanda “Dirà la Corte se la C.T.R. abbia violato la normativa indicata nella quale è stabilito….”.

2.5 Il sesto motivo, con il quale si denuncia “insufficiente motivazione circa un fatto controverso decisivo per il giudizio”, relativo agli elementi di prova sulla fondatezza dell’errore materiale, appare inammissibile, in quanto non rispondente ai requisiti prescritti dall’art. 366 bis c.p.c. il quale richiede che, allorchè nel ricorso per cassazione si lamenti un vizio di motivazione della sentenza impugnata in merito ad un fatto controverso, l’onere di indicare chiaramente tale fatto ovvero le ragioni per le quali la motivazione è insufficiente, imposto dalla norma citata, deve essere adempiuto non già e non solo illustrando il relativo motivo di ricorso, ma anche formulando, al termine di esso, una indicazione riassuntiva e sintetica, che costituisca un quid pluris rispetto all’illustrazione del motivo e che consenta al giudice di valutare immediatamente l’ammissibilità del ricorso (ex plurimis, Cass. Sez. un., n. 20603 del 2007 e Cass. nn. 2652 e 8897 del 2008).

3. In conclusione, si ritiene che il ricorso possa essere deciso in camera di consiglio in quanto inammissibile”.

che la relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata agli avvocati delle parti;

che è stata depositata dalla ricorrente memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c. con la quale si eccepisce la tardività del controricorso e si insiste nell’accoglimento del ricorso ribadendo la correttezza del quesito formulata per ciascun motivo del ricorso;

che il Collegio, a seguito della discussione in camera di consiglio, condivide i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione, in particolare per quanto attiene la formulazione dei quesiti, in ciò ritenendo di dare continuità ai principi di diritto già enucleati su punto da questa Corte e puntualmente richiamati nella relazione;

il ricorso pertanto va dichiarato inammissibile.

che non vi è materia di provvedimento in ordine alle spese di lite, stante la tardività della costituzione dell’Agenzia delle Entrate.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, il 5 aprile 2011.

Depositato in Cancelleria il 18 maggio 2011

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