Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10896 del 05/05/2010

Cassazione civile sez. I, 05/05/2010, (ud. 17/02/2010, dep. 05/05/2010), n.10896

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VITTORIA Paolo – Presidente –

Dott. CECCHERINI Aldo – rel. Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

Dott. CULTRERA Maria Rosaria – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 27176/2006 proposto da:

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope legis;

– ricorrente –

contro

L.G. (c.f. (OMISSIS));

– intimata –

avverso il decreto n. 151/2005 della CORTE D’APPELLO di TORINO;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

17/02/2010 dal Consigliere Dott. ALDO CECCHERINI;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PRATIS Pierfelice, che ha concluso per l’inammissibilità del

ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso alla Corte di appello di Torino del 23.05.2005, L. G. chiese che il Ministero della Giustizia fosse condannato a corrisponderle l’equa riparazione prevista dalla L. n. 89 del 2001, per la violazione dell’art. 6, sul “Diritto ad un processo equo”, della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e della libertà fondamentali, ratificata e resa esecutiva con la L. 4 agosto 1955, n. 848.

Con decreto del 9 agosto 2005, la Corte di appello, nel contraddittorio delle parti, condannò l’Amministrazione convenuta a pagare alla L. la somma di Euro 200,00, a titolo di indennizzo del danno patrimoniale nonchè Euro 775,00 quale riparazione del danno non patrimoniale, importi entrambi attualizzati.

Avverso questo decreto la L. ha proposto ricorso per Cassazione notificato il 30 agosto 2006 (reg. gen. n. 25608/06), fondato su due motivi ed illustrato da memoria.

Con sentenza depositata in Cancelleria il 18 dicembre 2008, la corte ha accolto il ricorso, ha cassato il decreto e, decidendo nel merito, ha condannato il Ministero della Giustizia al pagamento in favore della ricorrente della somma di Euro 8.700,00 oltre agli interessi legali dalla domanda nonchè al pagamento delle spese di giudizio.

Peraltro, al ricorso l’amministrazione aveva resistito con controricorso e ricorso incidentale notificato il 4 ottobre 2006 nel domicilio eletto presso i difensori in Roma. Detto ricorso incidentale viene ora all’esame della corte.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso dell’amministrazione, proposto contro una sentenza già impugnata con ricorso principale dalla Signora L., investe gli stessi punti sui quali questa corte si è già pronunciata decidendo sul ricorso principale. Il giudicato formatosi tra le parti rende inammissibile il ricorso incidentale (cfr. Cass. Sez. un. 7 luglio 2009 n. 15843).

La circostanza che il passaggio in giudicato sia stato provocato dall’omessa applicazione dell’art. 335 c.p.c., da parte del giudice di legittimità, che al momento della decisione ignorava l’avvenuto deposito in cancelleria di un ricorso incidentale, non è fatto idoneo ad intaccare il giudicato, ma integra astrattamente un vizio di legittimità rimediabile con il mezzo previsto dall’ordinamento, e nella specie non tempestivamente utilizzato dalla parte, che non ha curato di seguire le vicende del ricorso principale notificatole.

In mancanza di difese svolte dalla controparte non v’è luogo a pronuncia sulle spese.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima della Corte Suprema di Cassazione, il 17 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 5 maggio 2010

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