Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10888 del 08/06/2020

Cassazione civile sez. I, 08/06/2020, (ud. 20/02/2020, dep. 08/06/2020), n.10888

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DIDONE Antonio – Presidente –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 6116/2017 proposto da:

M.M.M. e M.G.M., domiciliati in

Roma, Piazza Cavour, presso la Cancelleria Civile della Corte di

Cassazione, rappresentati e difesi dall’Avvocato Patrizia Conte

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrenti –

contro

Curatela del Fallimento (OMISSIS) S.r.l., in persona dei Curatori

prof. Avv. C.M. e Dott. P.R., elettivamente

domiciliata in Roma, Piazza Barberini n. 12, presso lo studio

dell’Avvocato Gianvito Giannelli, che la rappresenta e difende

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

F.B., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’Avvocato Antonio Manzari giusta procura in calce al

controricorso;

– controricorrente –

contro

L.N., elettivamente domiciliato in Roma, Via Crescenzio n.

91, presso lo studio dell’Avvocato Claudio Lucisano, che lo

rappresenta e difende, unitamente all’Avvocato Antonio De Feo,

giusta procura in calce al controricorso;

– controricorrente –

contro

D.F., Henkel Ecolab S.r.l., La.Fe. e Azienda

Agricola Annese S.a.s.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 45/2017 della CORTE D’APPELLO di BARI

pubblicata il 31/1/2017;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

20/2/2020 dal cons. Dott. PAZZI ALBERTO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

SOLDI ANNA MARIA, che ha concluso per il rigetto del ricorso;

udito, per i ricorrenti, l’Avvocato Paolo Giovanni del Manzo, con

delega scritta Avv. Conte, che si riporta;

uditi, l’Avvocato Manzari A. per il controricorrente F. B., e

l’Avvocato Fabio Cirulli con delega orale avv. De Feo per il

controricorrente L., che si riportano.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Il Tribunale di Bari, una volta ritenuta inammissibile la domanda di concordato preventivo presentata da (OMISSIS) s.r.l., ne dichiarava il fallimento – con sentenza n. 62/2016 del 24 marzo 2016 – su istanza dei creditori Henkel Ecolab s.r.l., L.N., D.F., F.B. e La.Fe..

2. La Corte d’appello di Bari, a seguito del reclamo presentato da M.A., M.M.M., M.G.M. e T.P., in qualità di soci ed ex amministratori della società fallita, rilevava innanzitutto che i reclamanti, a dire dei quali la proposta di concordato era stata presentata dall’organo amministrativo della società senza alcun conferimento di potere da parte dell’assemblea, non avevano interesse a rimuovere gli effetti della domanda di concordato sulla base di tali argomenti, perchè, quand’anche il reclamo fosse stato accolto, una simile statuizione non avrebbe potuto comunque rimuovere gli effetti della dichiarazione di fallimento.

Per di più i reclamanti non avevano indicato alcun elemento rilevante idoneo a determinare un diverso esito del procedimento concordatario nè avevano censurato la pronuncia del Tribunale nella parte in cui aveva ravvisato l’inammissibilità del concordato liquidatorio con cessione parziale di beni.

La Corte di merito reputava inoltre che non vi fosse prova dell’effettiva sussistenza di valori di attivo utili e sufficienti – come sostenuto dai reclamanti – a ripianare l’esposizione debitoria, osservando infine che il Tribunale, in mancanza di uno stato di liquidazione, aveva correttamente avuto riguardo alla condizione di impotenza strutturale e non transitoria a soddisfare i crediti regolarmente e con mezzi normali di pagamento, a prescindere dal rapporto fra attivo e passivo.

3. Per la cassazione di tale sentenza hanno proposto ricorso M.M.M. e M.G.M. prospettando tre motivi di doglianza, ai quali hanno resistito con controricorso il fallimento (OMISSIS) s.r.l., F.B. e L.N..

Gli intimati Henkel Ecolab s.r.l., D.M.F., La.Fe. e S.A. Azienda Agricola Annese non hanno svolto difese.

I ricorrenti e il controricorrente L. hanno depositato memoria ai sensi dell’art. 378 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

4.1 Il primo motivo di ricorso denuncia, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame e la mancata pronuncia in merito alla validità del contratto di locazione d’azienda dissimulato, in quanto lo stesso avrebbe inciso – sia sotto il profilo della continuità aziendale, sia in termini di disponibilità di un adeguato cash flow – sulla ritenuta inammissibilità del concordato preventivo, quale elemento determinante la dichiarazione di fallimento e ai fini dell’annullamento della stessa.

4.2 Il motivo è inammissibile.

La Corte di merito ha rilevato (a pag. 9) che i reclamanti non solo non avevano impugnato la decisione del Tribunale in merito all’inammissibilità del concordato, ma addirittura avevano aderito alla tesi del collegio di primo grado secondo cui la continuità aziendale costituiva l’unica tipologia di soluzione concordataria che potesse giustificare una cessione solo parziale del patrimonio aziendale.

In assenza di alcuna impugnazione che investisse la statuizione di inammissibilità del concordato i fatti asseritamente trascurati non dovevano quindi essere esaminati, di modo che va escluso alcun vizio di motivazione a questo proposito.

Peraltro la Corte d’appello non ha affatto pretermesso di prendere in esame le circostanze asseritamente trascurate indicate nel motivo di ricorso, giacchè (a pag. 13) non solo ha considerato l’avvenuta risoluzione del contratto di affitto di azienda per stipulare un contratto di affitto di immobile, ma ha anche ritenuto che il più recente negozio fosse stato esattamente apprezzato dal Tribunale quale fitto di immobile e non d’azienda.

La censura dunque denuncia l’omesso esame di un fatto decisivo senza curarsi del contenuto della sentenza impugnata, come a sollecitare una diversa valutazione di un apprezzamento di fatto già compiuto dal giudice di merito ed insindacabile in questa sede di legittimità.

5.1 Il secondo mezzo lamenta, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, la mancata valutazione della capacità patrimoniale della società e l’omessa verifica della natura dell’insolvenza, di carattere meramente transitorio, poichè l’impresa in realtà sarebbe stata in grado di onorare i propri debiti, tramite la cessione dei propri beni-merci nella misura necessaria e grazie ai propri flussi di cassa.

5.2 Il motivo è inammissibile.

La critica infatti intende contrastare l’accertamento di merito contenuto all’interno della sentenza impugnata, sia laddove la Corte d’appello ha rilevato (a pag. 11) la mancata dimostrazione dell’effettiva sussistenza di valori di attivo utili e sufficienti a ripianare l’esposizione debitoria, sia nella parte in cui il collegio ha ritenuto (a pag. 12) che lo stato di impotenza strutturale a soddisfare i debiti con mezzi normali emergesse dalla prospettazione in sede concordataria di una consistente esposizione debitoria a cui si sarebbe potuto far fronte soltanto con la dismissione di parte del complesso immobiliare.

Anche sotto questo aspetto la censura, formulata in termini di vizio di motivazione, mira a un’inammissibile rivalutazione dei fatti operata dal giudice di merito così da realizzare una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito.

Il convincimento espresso dal collegio del reclamo circa la sussistenza dello stato di insolvenza costituisce invece un apprezzamento di fatto, incensurabile in cassazione, ove sorretto, come nel caso di specie, da motivazione esauriente e giuridicamente corretta (come nel caso di specie, dato che lo stato di insolvenza richiesto ai fini della pronunzia dichiarativa del fallimento dell’imprenditore non è escluso dalla circostanza che l’attivo superi il passivo, deriva da una valutazione circa le condizioni economiche necessarie secondo un criterio di normalità all’esercizio di attività economiche, si identifica con uno stato di impotenza funzionale non transitoria a soddisfare le obbligazioni inerenti all’impresa e si esprime, secondo una tipicità desumibile dai dati dell’esperienza economica, nell’incapacità di produrre beni con margine di redditività da destinare alla copertura delle esigenze di impresa – prima fra tutte l’estinzione dei debiti -, nonchè nell’impossibilità di ricorrere al credito a condizioni normali, senza rovinose decurtazioni del patrimonio; Cass. 7252/2014).

6.1 Con il terzo motivo la sentenza impugnata è censurata, sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per l’omessa valutazione dell’esistenza di un trust ai fini della valutazione del carattere transitorio del dissesto, dato che lo stesso era stato istituito a tutela dei creditori sociali.

6.2 Il motivo è inammissibile.

Ora, benchè nel giudizio di reclamo il devolvibile non incontri i limiti previsti dagli artt. 342 e 345 c.p.c., il devoluto resta pur sempre soltanto quello definito dal reclamo (Cass. 6306/2014).

Il che significa che l’effetto devolutivo che caratterizza il reclamo non implica che un simile gravame possa assumere le forme di una semplice richiesta di riesame, senza formulazione dei motivi (Cass. 26771/2016).

Ciò posto, la censura in esame si limita a individuare il fatto storico che il Tribunale avrebbe omesso di esaminare, vale a dire l’istituzione di un trust finalizzato alla tutela dei creditori sociali, ma non indica con la necessaria precisione il dato, testuale o extratestuale, da cui evincere che lo stesso risultava sottoposto in questi termini alla valutazione della Corte distrettuale nonchè il come e il quando tale fatto fosse stato oggetto di discussione processuale tra le parti in sede di reclamo.

Il motivo, così formulato, risulta perciò inammissibile per difetto di autosufficienza, non soddisfacendo l’obbligo previsto dalli art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, di indicare specificamente gli atti processuali e i documenti su cui lo stesso è fondato.

7. In forza dei motivi sopra illustrati il ricorso va pertanto dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna i ricorrenti, in via solidale tra loro, al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 7.200, di cui Euro 200 per esborsi, oltre accessori come per legge e contributo spese generali nella misura del 15%, per ciascuno dei controricorrenti.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 20 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 8 giugno 2020

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA