Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10888 del 04/05/2017


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Cassazione civile, sez. II, 04/05/2017, (ud. 23/01/2017, dep.04/05/2017),  n. 10888

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. PROTO Cesare Antonio – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – Consigliere –

Dott. PICARONI Elisa – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 21122-2012 proposto da:

R.M.C., (OMISSIS), elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA SILVIO PELLICO 36, presso lo studio dell’avvocato CORRADO

BUSCEMI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

CRISTIANO ANGELO FIORE;

– ricorrente –

contro

GENERAL MOTORS ITALIA SRL, P.I. (OMISSIS) IN PERSONA DEL SUO AMM.RE

DELEGATO, NONCHE’ LEGALE RAPP.TE, elettivamente domiciliata in ROMA,

VIA PIEMONTE 39, presso lo studio dell’avvocato ANTONIO GRIECO, che

la rappresenta e difende;

AUTOSUD SRL, P.I. (OMISSIS) IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE P.T.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEGLI SCIPIONI 268-A, presso

lo studio dell’avvocato ALESSIO PETRETTI, rappresentata e difeso

dall’avvocato ALFREDO QUATTROCCHI ROSMI GERVASONI;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 549/2012 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 14/02/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

23/01/2017 dal Consigliere Dott. ELISA PICARONI;

udito l’Avvocato Buscemi Corrado difensore della ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avv. Petretti Alessio con delega verbale dell’avv.

Quattrocchi Rosmi Gervasoni Alfredo difensore della Autosud srl che

si riporta agli atti depositati;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE Alessandro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. La Corte d’appello di Milano, con sentenza depositata il 14 febbraio 2012, ha rigettato l’appello principale proposto da R.M.C. avverso la sentenza del Tribunale di Milano in data 26 novembre – 6 dicembre 2007, e nei confronti di Autosud srl e General Motors srl, ed ha accolto l’appello incidentale proposto dalle predette società.

1.2. La sig.ra R., acquirente dell’autovettura Opel Zafira Ecom tg. (OMISSIS) presso la concessionaria Opel di (OMISSIS), nel (OMISSIS) promosse giudizio per la condanna delle convenute Autosud e General Motors a pagarle la somma corrispondente al minor valore dell’autovettura – che presentava capacità di rifornimento per 13 kg. di gas metano a fronte di 19 kg. dichiarati dalla casa di produzione – oltre al risarcimento del danno.

1.3. Il Tribunale rigettò la domanda a spese compensate.

2. La Corte d’appello ha confermato la decisione, rilevando che il vizio-difetto dell’autovettura non sussisteva nei termini in cui era stato dedotto, e cioè come ancora presente al momento della citazione introduttiva. Dall’accertamento tecnico preventivo, depositato sin dall’aprile del (OMISSIS), risultava infatti che il serbatorio della vettura conteneva più di 19 kg. di metano, e che il difetto iniziale era stato risolto dagli interventi effettuati in garanzia da Autosud.

2.1. Secondo la Corte territoriale era priva di fondamento anche l’asserzione secondo cui l’attrice non aveva potuto utilizzare la vettura. In realtà, dalla data dell’acquisto ((OMISSIS)) e fino al momento della riparazione (ottobre 2003), la vettura era stata sicuramente utilizzabile, fatta eccezione dei giorni in cui era stata sottoposta ai controlli ed interventi correttivi, essendo perfettamente funzionante, con il solo inconveniente di rabbocchi di carburante più frequenti. Non sussisteva, infine, alcun danno.

2.2. La Corte d’appello ha accolto l’appello incidentale e condannato l’attrice alle spese del doppio grado, sul rilievo che prima della notifica dell’atto di citazione il difetto era stato risolto a cura e spese delle società convenute.

3. Per la cassazione della sentenza R.M.C. ha proposto ricorso sulla base di tre motivi, e formulato eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 348-ter c.p.c., commi 4 e 5. Resistono con separati atti di controricorso Autosud srl e General Motors Italia srl. In prossimità dell’udienza, la ricorrente ha depositato documenti e formulato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Preliminarmente deve essere dichiarata la manifesta infondatezza dell’eccezione di illegittimità costituzionale dell’art. 348-ter c.p.c., commi 4 e 5 per violazione degli artt. 3, 24 e 111 Cost., formulata dalla ricorrente, per la ragione assorbente che le norme oggetto non trovano applicazione nel presente giudizio.

1.1. I limiti di impugnazione della cosiddetta “doppia conforme” – introdotti con il D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. a), convertito con modificazioni dalla L. 7 agosto 2012, n. 134 – si applicano, ai sensi del citato art. 54, comma 2 ai giudizi di appello introdotti con ricorso depositato o con citazione di cui sia stata richiesta la notificazione anteriormente al trentesimo giorno successivo a quello di entrata in vigore della legge di conversione (ex plurimis, Cass. 09/12/2015, n. 24909; Cass. 18/12/2014, n. 26860), e l’appello proposto da Maria Cristina R. avverso la sentenza del Tribunale di Milano risulta notificato in data 17 ottobre 2008.

2. Nel merito, il ricorso è infondato.

2.1. Con il primo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c., e si contesta l’apprezzamento delle risultanze processuali effettuato dalla Corte d’appello, che aveva ritenuto non provata la domanda dell’attrice-appellante R. pur non avendo ammesso le prove dedotte dall’appellante R., in particolare con riferimento alla richiesta di CTU, nè tenuto conto della mancanza di contestazioni specifiche da parte delle società appellate e dell’esito dell’accertamento tecnico preventivo.

Dalla indiscussa esistenza del vizio dell’autovettura oggetto di compravendita, la Corte d’appello non aveva tratto le dovute conseguenze.

3. Il motivo è infondato.

3.1. La Corte d’appello ha ritenuto insussistente il diritto alla riduzione del prezzo dell’autovettura sulla base delle risultanze processuali, in particolare dell’accertamento tecnico preventivo, dal quale emergeva che la qualità promessa dell’auto era stata ripristinata, a cura e spese del venditore, circa un anno prima della notifica dell’atto di citazione.

Non si rinviene la denunciata violazione dell’art. 115 c.p.c., nè sotto il profilo della contraddizione della regola che impone al giudice di porre a fondamento della decisione le prove proposte dalle parti, nè con riferimento alla non contestazione.

3.2. Non è ravvisabile neppure la denunciata violazione dell’art. 116 c.p.c., in quanto non risulta che la Corte d’appello abbia attribuito ai mezzi istruttori un valore diverso da quello previsto dalla legge. Il richiamo alle risultanze dell’ATP è rimasto, infatti, nei limiti previsti dalla normativa applicabile ratione temporis, circoscritto alla verifica della condizione dell’autovettura, senza riferimenti alle cause del vizio, che peraltro risultavano irrilevanti.

Nè il paradigma dell’art. 116 c.p.c. può essere invocato per contestare l’apprezzamento delle prove effettuato dal giudice di merito, che è sindacabile entro i confini delineati dall’art. 360 c.p.c., n. 5, sotto il profilo del vizio di motivazione (ex plurimis, Cass. 19/06/2014, n. 13960).

4. Con il secondo motivo è denunciato omesso esame di un fatto decisivo, oggetto di discussione, anche in riferimento all’art. 132 c.p.c., n. 4, e art. 115 c.p.c., e si lamenta il mancato riconoscimento del danno derivante dalla sottoposizione della vettura a più riprese ad interventi che non avevano posto rimedio all’inconveniente, con soste forzate. Il danno non era certamente irrisorio, come affermato dalla Corte d’appello peraltro senza motivare, e comunque aveva considerato che il periodo di indisponibilità della vettura, pari a circa 133 giorni, non era contestato.

4.1. Il motivo è infondato.

La Corte d’appello ha escluso che sussistesse la prova di danno apprezzabile come conseguenza della indisponibilità dell’autovettura, e ciò anche con riferimento alla indisponibilità medio tempore, vale a dire per il periodo occorso per gli interventi di riparazione.

Non sussiste, pertanto, omesso esame di fatto decisivo inteso come fatto storico (la dedotta indisponibilità della autovettura), e neppure è priva di giustificazione l’affermata irrisorietà del danno che la Corte d’appello ha riferito all’utilizzo della vettura con la minore capacità di carico di metano.

5. Con il terzo motivo è denunciata violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4 e art. 92 c.p.c. nonchè vizio di motivazione, e si contesta la valutazione, peraltro non argomentata, operata dalla Corte d’appello riguardo alla lettera inviata dalla casa costruttrice.

5.1. Il motivo è infondato.

La ricorrente era rimasta soccombente nel giudizio di primo grado, e la Corte d’appello ha ritenuto insussistenti le ragioni di compensazione che il Tribunale aveva ravvisato nella “lettera di richiamo” dell’autovettura inviata dalla casa produttrice.

Secondo la Corte territoriale, la comunicazione non poteva ingenerare alcun equivoco nella destinataria, tale da giustificare l’introduzione del giudizio, tenuto conto che l’autovettura era stata riparata ben prima della notifica dell’atto di citazione. Non sussiste, dunque, nè vizio di motivazione nè violazione dell’art. 92 c.p.c..

6. Al rigetto del ricorso segue la condanna della ricorrente alle spese del giudizio di legittimità, liquidate come in dispositivo.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese in favore di General Motors Italia s.r.I., che liquida in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, e in favore di Autosud s.r.l., che liquida in complessivi Euro 2.500,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Seconda sezione civile della Corte Suprema di Cassazione, il 23 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 4 maggio 2017

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