Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10883 del 05/05/2010

Cassazione civile sez. I, 05/05/2010, (ud. 02/12/2009, dep. 05/05/2010), n.10883

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PROTO Vincenzo – Presidente –

Dott. DI PALMA Salvatore – rel. Consigliere –

Dott. NAPPI Aniello – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SALVATO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 22789/2004 proposto da:

FALLIMENTO L’AUTOMOBILE C.M.S. S.R.L. (c.f. (OMISSIS)), in

persona del Curatore Dott. A.P., elettivamente

domiciliato in ROMA, VIALE LIEGI 28, presso l’avvocato CANNATA MARIO,

rappresentato e difeso dall’avvocato FODDE Gianraimondo, giusta

procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

AUTOTIRSO S.R.L. (c.f. (OMISSIS)), in persona dell’Amministratore

Unico pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA F.

CORRIDONI 15, presso l’avvocato AGNINO Paolo, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato MIGLIOR ALBERTO, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 181/2004 della CORTE D’APPELLO di CAGLIARI,

depositata il 27/05/2004;

udita la relazione della causa svolta nella Pubblica udienza del

02/12/2009 dal Consigliere Dott. SALVATORE DI PALMA;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ABBRITTI Pietro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

1. – Con citazione del 21 gennaio 1998, il Fallimento della s.r.l.

“L’Automobile CMS” convenne in giudizio dinanzi al Tribunale di Cagliari la s.r.l. Autotirso, esponendo che: a) nel novembre 1984, la s.r.l. “L’Automobile CMS” aveva stipulato con la s.r.l. Autotirso un contratto di affitto di azienda; b) insorta controversia tra le parti, le stesse avevano concluso una transazione in data (OMISSIS); c) con tale atto era stato convenuto che la s.r.l.

“L’Automobile CMS” corrispondesse alla s.r.l. Autotirso la somma di L. 50.000.000, a titolo di risarcimento dei danni; d) con sentenza in data 11 aprile 1997, il Tribunale di Cagliari aveva dichiarato il fallimento della s.r.l. “L’Automobile CMS” e il curatore fallimentare aveva accertato che – nel (OMISSIS) – la Società fallita aveva corrisposto alla s.r.l. Autotirso l’ulteriore somma di L. 200.000.000.

Tanto esposto, il Fallimento chiese che, mancando un valido titolo per l’esborso di tale somma ulteriore, la s.r.l. Autotirso fosse condannata alla restituzione della stessa o, in subordine, che il corrispondente pagamento fosse revocato ai sensi della L. Fall., art. 66.

Costituitasi, la s.r.l. Autotirso, nel chiedere la reiezione della domanda, precisò che l’entità del risarcimento del danno convenuto con la predetta transazione ammontava, in realtà, alla somma di L. 250.000.000, che la minor somma di L. 50.000.000 era stata indicata nell’atto esclusivamente ai fini fiscali, e che peraltro l’ulteriore importo di L. 200.000.000 era stato iscritto nel bilancio del 1993 della fallita s.r.l. “L’Automobile CMS” sotto la voce “transazioni non dichiarate”.

Il Tribunale adito – espletata istruzione probatoria documentale -, con la sentenza n. 30/2002 del 9 gennaio 2002, condannò la s.r.l.

Autotirso al pagamento, in favore del Fallimento della s.r.l.

“L’Automobile CMS”, della somma di L. 200.000.000, oltre interessi dal 31 marzo 1993 al saldo, nonchè delle spese processuali.

2. – Avverso tale sentenza la s.r.l. Autotirso propose appello dinanzi alla Corte d’Appello di Cagliari, deducendo varie censure e producendo la “controdichiarazione” in data (OMISSIS), sottoscritta dall’amministratore della Società fallita, con la quale si dava atto che l’importo reale della transazione ammontava a L. 250.000.000.

Costituitosi, il Fallimento della s.r.l. “L’Automobile CMS”, nel chiedere la reiezione dell’appello, eccepì che la prodotta “controdichiarazione” non recava la sottoscrizione autenticata, era priva di data certa e non era opponibile al Fallimento, perchè terzo rispetto alle parti della transazione.

La Corte adita, con la sentenza n. 181/2004 del 27 maggio 2004, in accoglimento dell’appello, rigettò la domanda principale del Fallimento, condannando quest’ultimo al rimborso delle spese di entrambi i gradi del giudizio.

In particolare, la Corte – per quanto in questa sede ancora rileva – ha affermato che: a) il curatore del fallimento che eserciti un’azione patrimoniale appartenente al fallito – qual è l’azione di ripetizione di indebito esercitata nella specie – non ha la qualità di terzo, ma agisce in sostituzione dello stesso fallito, avvalendosi dei poteri attribuitigli dalla L. Fall., artt. 42 e 43; b) il curatore, quando agisce in ripetizione d’indebito, ha l’onere di provare il prezzo reale del negozio per il quale assume essere stati effettuati pagamenti privi di causa e possono essergli opposte la simulazione del prezzo e le controdichiarazioni firmate dal fallito prima della dichiarazione di fallimento, ancorchè prive di data certa; c) nella specie, il Fallimento della s.r.l. “L’Automobile CMS”, pur non avendo assolto direttamente l’onere probatorio sullo stesso gravante, si è tuttavia avvalso della produzione della “controdichiarazione” effettuata dalla s.r.l. Autotirso la quale, con tale produzione, ha assolto l’onere probatorio, sulla stessa gravante, di dare prova scritta dell’importo reale della transazione;

d) poichè il curatore che esercita l’azione di ripetizione di indebito appartenente al fallito è parte e non terzo, non trova applicazione l’art. 2704 cod. civ., con la conseguenza che, nella specie, la “controdichiarazione” de qua fa piena prova contro il Fallimento della s.r.l.. “L’Automobile CMS”, che non l’ha disconosciuta o non l’ha riconosciuta secondo le modalità di cui all’art. 215 cod. proc. civ.; e) essendo fondati anche gli altri motivi di appello dedotti dalla s.r.l. Autotirso, le spese processuali del giudizio di primo grado debbono essere poste a carico del Fallimento in applicazione del principio della soccombenza.

3. – Avverso tale sentenza il Fallimento della s.r.l. “L’Automobile CMS” ha proposto ricorso per cassazione, deducendo tre motivi di censura.

Resiste, con controricorso, la s.r.l. Autotirso.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1. – Con il primo (con cui deduce: “Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 1414 cod. civ., art. 1417 cod. civ., art. 2033 cod. civ., art. 2697 cod. civ., art. 2704 cod. civ., art. 1967 cod. civ., L. Fall., art. 42, L. Fall., art. 43, art. 214 c.p.c., art. 215 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, e omessa, insufficiente, illogica, errata e contraddittoria motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”) e con il secondo motivo (con cui deduce:

“Violazione o falsa applicazione degli artt., 1414 e 1417 c.c., e art. 2722 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, e omessa, insufficiente, illogica, errata e contraddittoria motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”) – i quali possono essere esaminati congiuntamente, avuto riguardo alla loro stretta connessione -, il ricorrente critica la sentenza impugnata, sostenendo che i Giudici dell’appello: a) hanno omesso di tener conto del principio recepito dalla dottrina e dalla “giurisprudenza più evoluta”, secondo il quale il curatore assume il ruolo di terzo ogni qual volta vengono coinvolti interessi della massa, a prescindere dal tipo di azione giudiziale proposta, mentre agisce in sostituzione del fallito, acquisendone la medesima posizione, soltanto quando manifesta la volontà di subentrare nel rapporto già instaurato dal medesimo fallito; b) opinando diversamente da tale tesi, hanno gravemente violato i principi ispiratori del diritto fallimentare e pregiudicato i diritti della massa, in quanto hanno consentito l’opponibilità al Fallimento di documenti ed altri elementi probatori che il curatore non è in grado di contestare perchè ad essi estraneo; e) hanno omesso di considerare che la “controdichiarazione” prodotta dalla s.r.l. Autotirso non ha i requisiti per essere qualificata tale, perchè non reca la sottoscrizione dell’accipiens; d) hanno erroneamente affermato che la prova della sussistenza di una simulazione relativa del prezzo indicato nella transazione poteva risultare anche da elementi probatori presuntivi ricavabili dalla documentazione acquisita agli atti.

Con il terzo motivo (con cui deduce: “Violazione e/o falsa applicazione della L. Fall., artt. 42 e 43, artt. 91 e 92 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3 e omessa, insufficiente, illogica, errata e contraddittoria motivazione in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”), il ricorrente critica la sentenza impugnata, nella parte in cui ha condannato il fallimento al pagamento delle spese processuali di entrambi i gradi del giudizio.

2. – Il ricorso non merita accoglimento, perchè la Corte di Cagliari ha fatto corretta applicazione alla fattispecie dei principi più volte affermati da questa Corte, con orientamento costante.

Infatti, il curatore del fallimento che promuova un’azione di carattere patrimoniale appartenente al fallito quale, nella specie, l’esperita azione di ripetizione dell’indebito di L. 200.000.000, in riferimento alla transazione stipulata dalla Società fallita con la s.r.l. Autotirso in data (OMISSIS), anteriore alla sentenza dichiarativa di fallimento dell'(OMISSIS) – non agisce in sostituzione dei creditori al fine della ricostruzione del patrimonio originario del fallito, e cioè nella veste di terzo, ma esercita, avvalendosi dei poteri attribuitigli dalla L. Fall., artt. 42 e 43, un’azione trovata nel patrimonio dello stesso fallito a tutela di un interesse a lui direttamente riconducibile, perciò ponendosi nella stessa posizione sostanziale e processuale del fallito medesimo, quale sarebbe stata anche se il fallimento non fosse stato dichiarato, al fine di far entrare nel suo patrimonio azioni che gli competevano già prima della dichiarazione di fallimento e che sono indipendenti dal dissesto successivamente verificatosi (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 6571 del 1997, 8143 e 11904 del 1998, 8914 del 2003, 9685 e 18059 del 2004, 3020 e 27510 del 2008).

Da tali premesse consegue innanzitutto che dette controversie non sono sottratte all’ordinario regime probatorio disciplinato dall’art. 2697 cod. civ., ed inoltre che il terzo convenuto in giudizio dal curatore può a questi legittimamente opporre tutte le eccezioni che avrebbe potuto opporre all’imprenditore fallito, comprese le prove documentali da questi provenienti, senza i limiti di cui all’art. 2704 cod. civ.. In particolare, dalla premessa che nelle ipotesi predette il curatore non è terzo consegue anche che egli non può invocare l’inopponibilità a sè delle pattuizioni del contratto dissimulato intervenuto tra le parti in ragione del fatto che il documento, recante la prova della simulazione relativa, è privo di data certa anteriore al fallimento, ai sensi dell’art. 2704 cod. civ. (cfr. la già citata sentenza n. 9685 del 2004), ed inoltre che le disposizioni di cui all’art. 2702 cod. civ., artt. 214 e 215 cod. proc. civ., dettate in tema di efficacia probatoria della scrittura privata riconosciuta (o che debba considerarsi tale) trovano applicazione anche nei suoi confronti (cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 96 del 1999 e 16243 del 2005).

E’ dunque evidente che, nella specie, i Giudici a quibus hanno correttamente giudicato in conformità ai qui ribaditi principi (cfr., supra, Svolgimento del processo, n. 2, lettere da a a d):

infatti, il curatore del Fallimento della s.r.l. “L’Automobile CMS” – attore nell’esperita condictio indebiti sine causa – non ha provato l’inesistenza della relativa causa di pagamento (essendo l’inesistenza della causa debendi elemento costitutivo, unitamente all’avvenuto pagamento e al collegamento causale, della domanda di indebito oggettivo: cfr., ex plurimis, le sentenze nn. 5896 del 2006 e 2903 del 2007), nè ha disconosciuto nelle forme di legge la “controdichiarazione” del (OMISSIS), che gli è stata legittimamente opposta.

3. – Per respingere il terzo motivo del ricorso, è sufficiente sottolineare la totale soccombenza del Fallimento con riguardo all’esito finale della lite.

4. – Le spese del presente grado del giudizio – previa compensazione per la metà, avuto riguardo ai divergenti esiti dei due gradi di merito – seguono la residua soccombenza e vengono liquidate nel dispositivo.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese, che, previa compensazione per la metà, liquida in complessivi Euro 1.350,00, ivi compresi Euro 1.250,00 per onorari, oltre alle spese generali ed agli accessori di legge.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 2 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 5 maggio 2010

 

 

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