Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10851 del 23/04/2021

Cassazione civile sez. un., 23/04/2021, (ud. 09/03/2021, dep. 23/04/2021), n.10851

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONI UNITE CIVILI

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Primo Presidente f.f. –

Dott. MANNA Antonio – Presidente di Sez. –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – Consigliere –

Dott. GRAZIOSI Chiara – Consigliere –

Dott. TERRUSI Francesco – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 26720/2014 proposto da:

AGENZIA DELLE DOGANE E DEI MONOPOLI DI STATO, in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO;

– ricorrente –

contro

C. FABBRICAZIONE LIQUORI S.P.A., in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA,

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE DI CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dagli avvocati EDGARDO RUOZZI, e LUCIA BOCCHI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 578/2014 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 20/02/2014.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

09/03/2021 dal Consigliere Dott. LUCIO NAPOLITANO;

lette le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale Dott.

ALESSANDRO PEPE, il quale chiede che la Corte a sezioni unite

rigetti il ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’appello di Bologna, con sentenza n. 578/14, pubblicata il 20 febbraio 2014, in riforma della pronuncia di primo grado resa dal Tribunale della città felsinea – pronunciando sull’appello proposto dalla società C. Fabbricazioni Liquori S.p.A. (di seguito, breviter, società) avverso la sentenza di primo grado, resa nel giudizio tra la società ed il Ministero dell’Economia e delle Finanze e dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, avente ad oggetto le impugnazioni, separatamente proposte dalla società con atti di citazione notificati il 15 giugno 1998 e 26 luglio 1998, di seguito riunite dinanzi al Tribunale, avverso due ingiunzioni doganali emesse dall’allora Ufficio Dogana di Modena del Ministero delle Finanze per accise su alcool etilico – disposta l’estromissione dal giudizio del Ministero dell’Economia e delle Finanze, dichiarò la giurisdizione del giudice ordinario, rimettendo per l’effetto le parti dinanzi al Tribunale di Bologna, ai sensi dell’art. 353 c.p.c..

Avverso detta pronuncia l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (di seguito, per brevità, Agenzia) ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, cui la società resiste con controricorso.

La sezione tributaria della Corte, alla quale è stato assegnato il giudizio, con ordinanza interlocutoria del 28 maggio 2019, n. 14552, ritenuta preliminarmente infondata l’eccezione d’inammissibilità dell’avverso ricorso per cassazione, formulata dalla controricorrente, ritenendo la pronuncia declinatoria della giurisdizione del giudice ordinario avente natura di sentenza definitiva, ha rimesso la controversia al Primo Presidente, affinchè ne fosse disposta la rimessione alle Sezioni Unite, rilevando l’assenza di pronunce in argomento.

Il Pubblico Ministero, in persona del sostituto procuratore generale Dott. Alessandro Pepe, ha depositato nei termini conclusioni scritte del D.L. 28 ottobre 2020, n. 137, ex art. 23, comma 8 bis, convertito, con modificazioni, nella L. 18 dicembre 2020, n. 176, come riportate in epigrafe.

Non essendo stata fatta, secondo la succitata norma, richiesta di discussione orale, la causa è stata decisa all’odierna Camera di consiglio delle Sezioni Unite, ai sensi del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8 bis, come convertito, con modificazioni, dalla L. n. 176 del 2020.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso la ricorrente Agenzia denuncia, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, difetto di giurisdizione del giudice ordinario, dovendo ritenersi, secondo l’Amministrazione ricorrente, la giurisdizione nella controversia in esame devoluta al giudice tributario, in conformità all’indirizzo espresso da queste Sezioni Unite con sentenza 28 giugno 2005, n. 13833, resa in giudizio avente ad oggetto impugnazione di avviso di pagamento in materia di imposte di fabbricazione, proposta anteriormente all’entrata in vigore della L. 28 dicembre 2001, n. 448, art. 12, comma 2, che, con decorrenza dal primo gennaio 2002, ha sostituito del D.Lgs. n. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 2, generalizzando la giurisdizione tributaria.

Nel resistere all’avverso ricorso la società sostiene richiamando in particolare la nota sentenza Cass., S.U., 15 ottobre 1999, n. 714 e le successive pronunce conformi ad esse seguite che, essendosi affermato nella giurisprudenza di legittimità (ex multis, Cass. 7 novembre 2005, n. 21561; Cass. 11 luglio 2003, n. 10923; Cass. 8 giugno 2000, n. 7801) il principio secondo cui l’ingiunzione doganale, emessa dopo l’entrata in vigore del D.P.R. 28 gennaio 1988, n. 43, deve considerarsi mero invito e non ordine di pagamento, inidonea in quanto tale ad attivare il procedimento di riscossione coattiva mediante ruolo, di cui al citato D.P.R. n. 43 del 1988 (art. 67, comma 2, lett. a), quale vigente ratione temporis, ne conseguirebbe che non possa trovare estensione nella fattispecie in esame la giurisdizione del giudice tributario quale prevista dal D.L. 13 maggio 1991, n. 151, art. 11, comma 5, quale convertito, con modificazioni, dalla L. 12 luglio 1991, n. 202, secondo cui, per quanto qui rileva, “(i)l ricorso contro il ruolo formato ai sensi delle disposizioni di cui al D.P.R. 28 gennaio 1988, n. 43, art. 67, comma 2, lett. a), nonchè contro i relativi avvisi di mora è proposto davanti alla commissione tributaria”.

1.1. Queste Sezioni Unite ritengono che debba darsi continuità all’indirizzo più recente espresso dalle Sezioni Unite di questa Corte che – con specifico riferimento ad analoghe controversie proposte, anteriormente all’entrata in vigore del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, quale sostituito dalla L. n. 448 del 2001, art. 12, comma 2, relativamente ad opposizioni avverso ingiunzioni doganali (in quei casi per addizionali sul consumo di energia elettrica) ebbero ad osservare come del D.L. n. 151 del 1991, succitato art. 11, comma 5, pur riferendosi espressamente ai ricorsi contro il ruolo, avesse inteso attribuire alla giurisdizione delle commissioni tributarie l’intera materia dei tributi elencati nel D.P.R. n. 43 del 1988, art. 67, tra i quali le imposte di fabbricazione, oggetto delle ingiunzioni opposte dalla società nel presente giudizio, estendendo di conseguenza la giurisdizione di tali commissioni oltre i limiti risultanti dal D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 2, nel testo allora vigente, così da ricomprendervi tributi sino ad allora tradizionalmente devoluti alla cognizione del giudice civile ordinario (cfr. Cass., S.U., 23 aprile 2009, n. 9667; Cass., S.U., 19 gennaio 2001, n. 9).

1.2. D’altronde, avuto riguardo alle alterne vicende che hanno caratterizzato del D.L. n. 151 del 1991, detto art. 11, comma 5, dapprima abrogato dall’originario testo del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 71, comma 1, quindi ripristinato nella sua vigenza, con effetto dalla data d’insediamento delle Commissioni tributarie (primo aprile 1996), in ragione della testuale soppressione al richiamo di detta norma quale oggetto della precedente abrogazione, ad opera del D.L. 8 agosto 1996, n. 437, art. 12, comma 1, lett. h), convertito, con modificazioni, dalla L. 24 ottobre 1996, n. 556, fino alla sua definitiva abrogazione per effetto del D.Lgs. 26 aprile 1999, n. 46, deve rilevarsi come detto approdo risulti anche in linea, più di quanto possa rilevarsi ad un primo sommario esame, con le stesse premesse argomentative esposte dalla citata Cass. S.U. n. 714/1999, secondo cui il sistema – poi definitivamente evolutosi con l’attribuzione generalizzata delle controversie relative ad ogni sorta di tributo alle commissioni tributarie – dovesse comunque ricostruirsi secondo una sua intrinseca ragionevolezza attribuibile, ove possibile, alle scelte del legislatore.

1.3. Alla stregua delle osservazioni che precedono, il ricorso va pertanto accolto, con conseguente cassazione, senza rinvio, della sentenza impugnata, ex art. 382 c.p.c., comma 3, dovendosi dichiarare il difetto di giurisdizione del giudice ordinario ed affermare la giurisdizione del giudice tributario.

2. In ragione del difetto di un indirizzo consolidato in ordine alla questione di giurisdizione in questa sede decisa, possono essere compensate tra le parti le spese dell’intero giudizio.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e dichiara il difetto di giurisdizione del giudice ordinario e la sussistenza della giurisdizione del giudice tributario.

Dichiara compensate tra le parti le spese dell’intero giudizio.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 9 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 aprile 2021

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