Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10834 del 05/06/2020

Cassazione civile sez. III, 05/06/2020, (ud. 28/02/2020, dep. 05/06/2020), n.10834

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SPIRITO Angelo – Presidente –

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Consigliere –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27618/2019 proposto da:

A.W., domiciliato ex lege in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’avvocato Marco Dati;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO,

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositato il

05/06/2019-26/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/02/2020 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. – Con ricorso affidato a tre motivi, A.W., cittadino (OMISSIS), ha impugnato il decreto del Tribunale di Milano, deciso il 5 giugno 2019 e comunicato il 26 luglio 2019, che ne rigettava l’opposizione proposta avverso il provvedimento della competente Commissione territoriale, la quale, a sua volta, ne aveva respinto l’istanza volta ad ottenere il riconoscimento, in via gradata, della protezione di rifugiato politico, della protezione sussidiaria, nonchè di quella umanitaria.

A sostegno della richiesta di protezione l’attuale ricorrente deduceva di essere stato costretto a fuggire dal suo Paese d’origine in quanto, a seguito del matrimonio celebrato di nascosto con una ragazza appartenente a religione ((OMISSIS)) diversa dalla sua ((OMISSIS)), è stato soggetto a persecuzione da parte non solo dei familiari della moglie, ma anche dagli stessi appartenenti alla religione (OMISSIS).

2. – Il Tribunale di Milano, per quanto in questa sede ancora rileva, osservava che: 1) erano insussistenti i presupposti per il riconoscimento sia dello status di rifugiato e sia della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b), sulla base dell’inattendibilità delle dichiarazioni del richiedente data dalle gravi incongruenze rilevate in esse e dalla convivenza generalmente pacifica tra sciiti e sunniti nella vita quotidiana del (OMISSIS), così come riportato dalle COI più attendibili; 2) non era sussistente (come anche evincentesi dal sito “(OMISSIS)” del Ministero degli affari esteri) un conflitto armato interno nel Paese d’origine generatore di una violenza indiscriminata, così come intesa nell’accezione fornita dalla Corte di giustizia, e, pertanto, non poteva riconoscersi la protezione sussidiaria di cui all’art. 14, lett. c); 3) nè poteva riconoscersi la protezione umanitaria giacchè, per un verso, il richiedente non aveva allegato fatti ulteriori rispetto a quelli posti a fondamento delle due domande di protezione internazionale, mentre, per altro verso, erano irrilevanti le allegazioni circa la sua integrazione sociale in Italia (barista con contratto a tempo indeterminato e disponibilità di alloggio autonomo) in assenza di situazioni di vulnerabilità correlate alla violazione diritti umani fondamentali nel suo Paese d’origine.

3. – L’intimato Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva, depositando unicamente “atto di costituzione” al fine di eventuale partecipazione ad udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. – Con il primo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione ed errata applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. b) e c), per aver erroneamente il Giudice di merito escluso il riconoscimento della protezione sussidiaria a fronte dei trattamenti inumani e degradanti a cui sarebbe sottoposto in caso di ritorno nel Paese d’origine per aver contratto matrimonio con persona appartenente a credo religioso diverso, andando, così, contro le rigide regole ancestrali in uso nei villaggi più poveri del (OMISSIS).

1.1.- Il motivo è inammissibile in riferimento alla censura che riguarda l’art. 14 citato, lett. b), mentre deve trovare accoglimento in riferimento allo stesso art. 14, lett. c.

1.1.1. – Quanto alla lett. b) anzidetta, il motivo non censura la ratio decidendi posta a fondamento della decisione del giudice di merito, il quale ha negato il riconoscimento dell’invocata protezione sulla base dell’inattendibilità del narrato del richiedente, sia perchè ritenuto poco credibile, sia perchè è stata accertata una pacifica convivenza tra le due religioni.

Nè tale valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero – che costituisce un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito, il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c) – è stata censurata ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, come omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ovvero come motivazione non rispettosa del minimo costituzionale (Cass., S.U., n. 8053/2014), dovendosi escludere la rilevanza della mera insufficienza di motivazione e l’ammissibilità della prospettazione di una diversa lettura ed interpretazione delle dichiarazioni rilasciate dal richiedente, trattandosi di censura attinente al merito (Cass. n. 3340/2019).

1.1.2. – Il motivo è fondato, invece, quanto alla censura che attiene all’art. 14 citato, lett. c..

E’ orientamento di questa Corte che, in tema di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2017, ex art. 14, lett. c), il potere-dovere di indagine d’ufficio del giudice circa la situazione generale esistente nel paese d’origine del richiedente, vada esercitato dando conto, nel provvedimento emesso, delle fonti informative attinte, in modo da verificarne anche l’aggiornamento, a nulla rilevando, a tal fine, la ritenuta non credibilità delle dichiarazioni rese dal richiedente riguardo alla propria vicenda personale, sempre che il giudizio di non credibilità non investa il fatto stesso della provenienza dell’istante dall’area geografica interessata alla violenza indiscriminata che fonda tale forma di protezione (Cass. n. 14283/2019).

Difatti, la protezione sussidiaria, nel caso di cui all’art. 14, lett. c), cit., va riconosciuta per il sol fatto che il richiedente provenga da territorio interessato da situazioni di violenza indiscriminata: situazioni in cui il livello del conflitto armato in corso è tale che l’interessato, rientrando in quel paese o in quella regione correrebbe, per la sua sola presenza sul territorio di questi ultimi, un rischio effettivo di subire la detta minaccia (Corte giust. 17 febbraio 2009, C465/07, Elgafaji, richiamata da Corte giust. 30 gennaio 2014, C 285/12, Diakitè; cfr. inoltre: Cass. n. 25083/2017 e Cass. n. 13858/2018).

La forma di protezione di cui all’art. 14, lett. c) prescinde, quindi, da fatti che attengano a una vicenda individuale che il richiedente abbia l’onere di allegare e provare, essendo il relativo fatto costituivo, come detto, la situazione di pericolo generalizzato dato dalla violenza indiscriminata in presenza di conflitto armato nel paese o nella regione in cui l’istante deve essere rimpatriato.

La prova di tale situazione, in difetto di attivazione della parte, va acquisita d’ufficio dal giudice: come è stato efficacemente rilevato da questa Corte, quando il cittadino straniero che richieda il riconoscimento della protezione internazionale abbia adempiuto all’onere di allegare i fatti costitutivi del suo diritto, sorge il potere-dovere del giudice di accertare anche d’ufficio se, ed in quali limiti, nel paese straniero di origine dell’istante si registrino fenomeni di violenza indiscriminata, in situazioni di conflitto armato interno o internazionale, che espongano i civili a minaccia grave e individuale alla vita o alla persona, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) (Cass. n. 17069/2018).

Dunque, fermo che, ai fini dell’accertamento della fondatezza di una domanda proposta sulla base del pericolo di danno di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), (violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato determinativa di minaccia grave alla vita o alla persona), una volta che il richiedente abbia allegato i fatti costitutivi del diritto, il giudice del merito è tenuto, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, a cooperare nell’accertare la situazione reale del paese di provenienza mediante l’esercizio di poteri-doveri officiosi d’indagine e di acquisizione documentale in modo che ciascuna domanda venga esaminata alla luce di informazioni aggiornate sul Paese di origine del richiedente, al fine di ritenere adempiuto tale onere, il giudice è tenuto ad indicare specificatamente le fonti in base alle quali abbia svolto l’accertamento richiesto (Cass. n. 11312/2019).

Nel caso di specie, la corte territoriale non ha adeguatamente assolto ai propri doveri di cooperazione istruttoria nei termini specificati, essendosi inammissibilmente limitata a richiamare (peraltro in modo generico e del tutto laconico), quale fonte informativa recente (al 2 giugno 2019), i contenuti del sito “(OMISSIS)”, i quali – se non corroborati da altre pertinenti e recenti fonti informative – sono per sè inidonei (per le preminenti finalità di assistenza al turismo che connota la fonte) a fornire informazioni pienamente adeguate e attendibili sulle effettive situazioni di criticità del tessuto sociale, politico ed economico dei territori considerati, e in ogni caso di per sè insuscettibili di escludere il ricorso dei presupposti necessari ai fini del riconoscimento della protezione sussidiaria.

2. – Con il secondo mezzo è rilevata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione ed errata applicazione dell’art. 10 Cost., nonchè del D.Lgs. n. 268 del 1998, art. 5, comma 6 e art. 19, comma 1, per aver erroneamente il Tribunale di Milano negato il riconoscimento della protezione umanitaria a fronte del livello d’integrazione sociale raggiunto dal richiedente in Italia e delle garanzie minime di vita offerte dal Paese di origine nel caso di rimpatrio.

2.1.- Il motivo è fondato.

In tema di protezione umanitaria, l’orizzontalità dei diritti umani fondamentali comporta che, ai fini del riconoscimento della protezione, occorre operare la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine, in raffronto alla situazione d’integrazione raggiunta nel paese di accoglienza, senza che abbia rilievo l’esame del livello di integrazione raggiunto in Italia, isolatamente ed astrattamente considerato (Cass., S.U., 13 novembre 2019, n. 29459).

Il Tribunale non ha fatto corretta applicazione di tale principio, giacchè, pur riconoscendo una situazione di integrazione del richiedente nel nostro Paese (cfr. p. 13 del decreto e sintesi nel “Rilevato che”), ha escluso sussistere nel Pese d’origine una situazione di vulnerabilità, facendo però esclusivo riferimento, quanto alle condizioni interne del (OMISSIS), al solo sito “(OMISSIS)” del Ministero degli affari esteri, che, come sopra, evidenziato, non può, di per sè, in assenza di ulteriori pertinenti riscontri, rappresentare fonte idonea in funzione dell’anzidetto accertamento.

3. – Con il terzo mezzo è prospettata, senza alcuna rubricazione, “omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia. Nullità della decisione e/o del procedimento. Sentenza”.

Il ricorrente lamenta l’aver, il giudice adito esaminato nel merito la domanda sulla protezione umanitaria, anzichè separarne l’esame, così come richiesto nel ricorso di opposizione, con applicazione della disciplina di cui agli artt. 702-bis c.p.c. e ss. e conseguente possibilità di appello avverso tale decisione.

3.1.- Il motivo è inammissibile, anche nella sua corretta qualificazione (emendata la denuncia dall’erroneo riferimento al n. 5 dell’art. 360 c.p.c.) di censura volta a far rilevare una violazione processuale, per non aver il giudice separato le due azioni e proseguito con i relativi procedimenti per esse previsti.

In tema di protezione internazionale, nella vigenza del D.L. n. 13 del 2017, art. 3, comma 1, lett. d) e comma 4, conv. con modif. dalla L. n. 46 del 2017, prima della modifica introdotta dal D.L. n. 113 del 2018, art. 1, comma 3, lett. a), conv. con modif. dalla L. n. 132 del 2018, sulla domanda di protezione umanitaria la competenza per materia appartiene alla sezione specializzata del tribunale in composizione monocratica, che giudica secondo il rito ordinario ovvero secondo il procedimento sommario di cognizione ex art. 702-bis c.p.c. e ss.; tuttavia quando il ricorrente per sua scelta abbia cumulato la domanda di protezione umanitaria con quelle aventi per oggetto lo “status” di rifugiato o la protezione sussidiaria, assoggettate allo speciale rito camerale di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis (come avvenuto nella specie, avendo il ricorrente richiesto il riconoscimento della protezione sussidiaria “ovvero in subordine, umanitaria”), egli non può poi dolersi della mancata pronuncia di inammissibilità della domanda di protezione umanitaria, in applicazione del divieto di “venire contra factum proprium” di cui all’art. 157 c.p.c., comma 3, secondo il quale la nullità non può mai essere opposta dalla parte che vi ha dato causa (Cass. n. 2120/2020).

4. – Ne consegue l’accoglimento del primo motivo, per quanto di ragione, nonchè del secondo motivo di ricorso, mentre va dichiarato inammissibile il terzo motivo.

Il decreto impugnato deve essere cassato in relazione ai motivi accolti e la causa rinviata al Tribunale di Milano, in diversa composizione, anche per la regolamentazione delle spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo, per quanto di ragione, e il secondo motivo di ricorso e ne dichiara inammissibile il terzo;

cassa il decreto impugnato in relazione ai motivi accolti e rinvia la causa al Tribunale di Milano, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte suprema di Cassazione, il 28 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 giugno 2020

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