Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10833 del 23/04/2021

Cassazione civile sez. I, 23/04/2021, (ud. 30/09/2020, dep. 23/04/2021), n.10833

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 15232/2014 r.g. proposto da:

I.G.M., (cod. fisc. (OMISSIS)), in proprio e nella

qualità di titolare della ditta MGI SERVICE di I.G., e

I.N., (cod. fisc. (OMISSIS)), entrambi rappresentati e

difesi, giusta procura speciale apposta in calce al ricorso,

dall’Avvocato Marco Talarico, con cui elettivamente domiciliano in

Roma, viale Carso n. 23, presso lo studio dell’Avvocato Arturo

Salerni;

– ricorrenti –

contro

FALLIMENTO I. s.r.l., (cod. fisc. P.Iva (OMISSIS)), in persona

del curatore fallimentare legale rappresentante pro tempore Avv.

D.A., rappresentato e difeso, giusta procura speciale

apposta in calce al controricorso, dall’Avvocato Marcello Colloca,

con il quale elettivamente domicilia in Roma, alla Via Gian Giacomo

Porro n. 8, presso lo studio dell’Avvocato Simona Capriolo;

– controricorrente –

avverso l’ordinanza del Tribunale di Vibo Valentia, depositata in

data 2 aprile 2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

30/9/2020 dal Consigliere Dott. Roberto Amatore;

udito il P.M., in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. DE

MATTEIS Stanislao, che ha chiesto dichiararsi l’inammissibilità del

ricorso e ha sollecitato la Corte all’affermazione del principio di

diritto nell’interesse della legge, ai sensi dell’art. 363 c.p.c.;

udita, per i ricorrenti, l’Avv. Maria Rosaria Damizia, (per delega

dell’Avv. Talarico), che ha chiesto accogliersi il proprio ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con l’ordinanza impugnata il Tribunale di Vibo Valentia ha respinto il reclamo proposto, ai sensi della L. Fall., art. 26 da I.N. e G. avverso il provvedimento emesso dal giudice delegato del Fallimento I. s.r.l., di diniego della richiesta di restituzione per le vie brevi, L. Fall., ex art. 87 bis, di alcuni beni mobili di asserita proprietà dei reclamanti.

Il tribunale ha ritenuto, in via preliminare, inammissibile il reclamo, perchè la richiesta di restituzione avrebbe potuto essere utilmente coltivata in sede di verifica dello stato passivo, ai sensi della L. Fall., art. 103. Ha, ciò nonostante, esaminato e ritenuto infondate anche nel merito le doglianze dei reclamanti.

2. L’ordinanza, pubblicata il 2 aprile 2014, è stata impugnata da I.N. e G. con ricorso straordinario per cassazione ex art. 111 Cost., affidato a cinque motivi, cui la curatela fallimentare ha resistito con controricorso.

Con ordinanza 34047/2019, la causa è stata rimessa alla pubblica udienza per la novità delle questioni dedotte.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo i ricorrenti – lamentando, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione della L. Fall., artt. 26, 41, 87 bis e 103, nonchè dell’art. 111 Cost. – si dolgono dell’affermata inammissibilità del reclamo avverso il provvedimento di rigetto della richiesta di restituzione dei beni mobili con la procedura semplificata prevista dall’art. 87 bis cit..

2. Con i motivi successivi contestano le motivazioni di diritto e di fatto in base alle quali il tribunale ha ritenuto il reclamo infondato anche nel merito.

3. Il ricorso, come eccepito dalla curatela controricorrente e come affermato anche dalla Procura generale nella sua requisitoria, va dichiarato inammissibile.

3.1 Secondo la giurisprudenza costante e consolidata espressa da questa Corte, il ricorso straordinario per cassazione previsto dall’art. 111 Cost., comma 7, è proponibile avverso ogni provvedimento giurisdizionale, anche se emesso in forma di decreto o di ordinanza, che abbia, però, i caratteri della decisorietà e della definitività, e cioè che pronunci – o venga comunque ad incidere – su diritti soggettivi e che, dunque, se fosse sottratto ad impugnazione, arrecherebbe a colui il cui diritto è stato sacrificato un pregiudizio non altrimenti rimediabile (cfr., ex multis, Cass. S.U. n. 2333/1982, Cass. nn. 2755/2002, 16984/2007, 10069/2010, 15949/011, 24155/014, 5738/2019).

3.2 Tali caratteri non ricorrono nel provvedimento reso dal G.D. ai sensi della L. Fall., art. 87 bis; nè, nella specie, il ricorso può essere esaminato al limitato fine di stabilire se sia o meno corretta la statuizione di inammissibilità del reclamo proposto dagli I. contro detto provvedimento, atteso che la pronuncia sull’osservanza delle norme che regolano il processo, disciplinando i presupposti, i modi e i tempi con i quali la domanda può essere portata all’esame del giudice, ha la stessa natura dell’atto cui il procedimento è preordinato e pertanto non può avere autonoma valenza di provvedimento decisorio e definitivo se di tali caratteri quell’atto sia privo (S.U. Cass. S.U. n. 3073/2003; Cass. nn. 17917/012, 15341/012, Cass. nn. 14100/013).

3.3 Come evidenziato nella Relazione accompagnatoria del D.Lgs. n. 5 del 2006, che ha introdotto l’art. 87 bis nel corpo della L. Fall., la norma tende ad “assecondare esigenze di certezza dei traffici commerciali e di semplificazione” con riguardo a diritti personali o reali dedotti dai terzi “chiaramente riconoscibili” e, nel prevedere una deroga alla regola generale dell’obbligatorietà del procedimento disciplinato dalla L. Fall., art. 103, ha il fine di agevolare la restituzione dei beni a questi ultimi in sede di inventariazione.

L’espressione “chiaramente riconoscibili” deve essere intesa, come sottolineato da attenta dottrina, nel senso che il diritto sui beni deve essere incontestato ed oggettivamente non contestabile, vale a dire certo al di là di ogni ragionevole dubbio, senza necessità di verifiche di una qualche complessità.

3.2.1 Se così è, allora si spiega anche la ragione per la quale il legislatore abbia previsto, al comma 1 dell’articolo, che, una volta presentata l’istanza da parte del terzo, venga acquisito il consenso – vale a dire il parere favorevole – del curatore e del comitato dei creditori (anche “provvisoriamente nominato”), mancando il quale la restituzione non potrà essere disposta, ma che, viceversa, se reso in termini positivi, non potrà ritenersi vincolante per il g.d..

3.2.2 In definitiva, la procedura semplificata di restituzione regolata dalla disposizione in esame può ritenersi praticabile solo allorquando il diritto reale o di godimento sul bene sia agevolmente riconducibile al richiedente sulla base di una prova evidente e sia riconosciuto dal curatore e dal comitato dei creditori.

3.2.3 Viceversa, qualora curatore e comitato dei creditori non prestino il loro consenso alla restituzione o il g.d. ritenga il diritto sui beni non facilmente riconoscibile, il terzo richiedente dovrà attivare il procedimento previsto dalla L. Fall., art. 103, con le conseguenze che ne derivano sul piano degli accertamenti probatori.

3.2.4 Risulta dunque evidente che il provvedimento di rigetto reso ai sensi dell’art. 87 bis cit. – che non preclude all’istante di ottenere la medesima tutela nella diversa sede della verifica del passivo, tramite la domanda di cui alla L. Fall., art. 103 e che pertanto non ha attitudine ad acquistare efficacia di giudicato (endofallimentare) in ordine all’insussistenza del diritto reale o personale da questi vantato sui beni di cui chiede la restituzione – non ha natura decisoria nè definitiva.

3.2.5 Ad identica conclusione deve giungersi, peraltro, anche nell’ipotesi in cui l’istanza ex art. 87 bis, venga accolta, atteso che proprio le sopra descritte caratteristiche strutturali dello speciale procedimento previsto dalla norma (necessità del consenso del curatore e del comitato dei creditori; chiara riconoscibilità del diritto alle restituzioni; deroga espressa al regime probatorio ordinario per l’accertamento del diritto; semplificazione delle forme) depongono tutte nel senso di far ritenere il provvedimento assimilabile a quelli cautelari di cui all’art. 669 octies c.p.c., comma 6, i quali, benchè volti ad un accertamento provvisorio e non definitivo dei diritti controversi e privi di attitudine al giudicato, sono tuttavia idonei ad anticipare gli effetti della sentenza di merito.

La novità delle questioni trattate consiglia l’integrale compensazione delle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e compensa le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 13 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 23 aprile 2021

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