Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10807 del 16/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 16/05/2011, (ud. 30/03/2011, dep. 16/05/2011), n.10807

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LA TERZA Maura – rel. Consigliere –

Dott. BANDINI Gianfranco – Consigliere –

Dott. ZAPPIA Pietro – Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE (OMISSIS), in

persona del Presidente e legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLA FREZZA 17, presso

l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli

Avvocati RICCIO ALESSANDRO, VALENTE NICOLA, ANTONELLA f PATTERI

giusta procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

R.A., nella qualità di erede di A.G.,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA CLEMENTI 51, presso lo studio

dell’avvocato ITRI GIUSEPPE, rappresentata e difesa dagli avvocati

PRESTIA SALVATORE, ROTELLA MARIA IRENE giusta procura a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 13 94/2009 della CORTE D’APPELLO di CATANZARO

del 29/10/09, depositata il 24/12/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/03/2011 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA LA TERZA;

udito per il ricorrente l’Avvocato PULLI CLEMENTINA per delega

dell’Avvocato RICCIO ALESSANDRO che si riporta agli scritti;

è presente il Procuratore Generale in persona del Dott. ELISABETTA

CESQUI che ha concluso per l’accoglimento del ricorso.

Fatto

OSSERVA

Con la sentenza impugnata la Corte d’appello di Catanzaro, riformando la statuizione di primo grado, accoglieva la domanda proposta da A.G. nei confronti dell’Inps per ottenere la pensione di anzianità. L’ A. sosteneva che per il periodo dal primo giugno 1999 al 30 maggio 2003 gli doveva essere accreditata la contribuzione figurativa, giacchè egli avrebbe avuto diritto, nello stesso periodo, all’indennità di mobilità, ancorchè poi non la avesse percepita, avendo scelto, v ai sensi della L. n. 236 del 1993, art. 6, comma 7, di godere non già della indennità di mobilità, ma dell’assegno di invalidità di cui alla L. n. 222 del 1984, art. 1, non potendo cumulare le due prestazioni. La Corte territoriale affermava che, pur se l’ A. aveva optato per l’assegno di invalidità, tuttavia, ciò non determinava la perdita della contribuzione figurativa spettante per legge durante i periodi di godimento dell’indennità di mobilità.

Avverso detta sentenza l’Inps ricorre; resiste con controricorso R.A., quale erede di A.G., deceduto nelle more.

Letta la relazione resa ex art. 380 bis cod. proc. civ. di manifesta fondatezza del ricorso;

Ritenuto che i rilievi di cui alla relazione sono condivisibili;

Recita infatti il D.L. n. 148 del 1993, art. 6, comma 7, convertito nella L. n. 236 del 1993 “A decorrere dalla data di entrata in vigore del presente decreto, i trattamenti ordinali e speciali di disoccupazione e l’indennità di mobilità sono incompatibili con i trattamenti pensionistici diretti a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, degli ordinamenti sostitutivi, esonerativi ed esclusivi dell’assicurazione medesima, nonchè delle gestioni speciali dei lavoratori autonomi. All’atto dell’iscrizione nelle liste di mobilità, i lavoratori che fruiscono dell’assegno o della pensione di invalidità devono optare tra tali trattamenti e quello di mobilità, in caso di opzione a favore del trattamento di mobilità l’erogazione dell’assegno o della pensione di invalidità resta sospesa per il periodo di fruizione del predetto trattamento ovvero in caso di sua corresponsione anticipata, per il periodo corrispondente all’ammontare della relativa anticipazione del trattamento di mobilità”.

Nella specie l’ A. aveva scelto di godere, in luogo della indennità di mobilità, dell’assegno ordinario di invalidità di cui alla L. n. 222 del 1984, art. 1 e quindi è a quella prestazione che occorre far riferimento per verificare se ed in qual modo consegua la contribuzione figurativa durante i periodi di godimento. Ebbene, anche il godimento dell’assegno ordinario di invalidità comporta una contribuzione figurativa, come dispone la L. n. 222 del 1984, art. 1, comma 10 per cui quel periodo di contribuzione figurativa vale solo ai fini del conseguimento della pensione di vecchiaia al compimento dell’età pensionabile.

Ne consegue che l’ A. non poteva giovarsi di un duplice tipo di contribuzione figurativa, quella prevista per l’indennità di mobilità e quella prevista per l’assegno di invalidità, onde spetta solo la seconda, che corrisponde alla prestazione scelta, ossia quella che si ricollega all’assegno di invalidità e che vale però solo ai fini della pensione di vecchiaia e non già per la pensione di anzianità chiesta dal ricorrente, la quale quindi non spetta;

Il ricorso va quindi accolto e la sentenza impugnata va cassata; non essendovi necessità di ulteriori accertamenti, la causa va decisa nel merito con il rigetto della domanda di cui al ricorso introduttivo.

Le spese dell’intero giudizio, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di cui al ricorso introduttivo. Condanna la controricorrente al pagamento delle spese dell’intero giudizio, liquidate, quanto al primo grado, in Euro quattrocentosessanta, di cui centocinquanta per diritti ed in Euro trecento per onorari; per il secondo grado in euro cinquecentosessanta, di cui duecento per diritti e trecentocinquanta per onorari; per il giudizio di cassazione in Euro trenta per esborsi ed in Euro seicentocinquanta per onorari, oltre accessori di legge per i tre gradi di giudizio.

Così deciso in Roma, il 30 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 16 maggio 2011

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