Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10767 del 04/05/2010

Cassazione civile sez. I, 04/05/2010, (ud. 03/06/2009, dep. 04/05/2010), n.10767

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SALME’ Giuseppe – Presidente –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. FITTIPALDI Onofrio – rel. Consigliere –

Dott. SALVATO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 3340/2006 proposto da:

S.D.V.C., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

SISTINA 121, rappresentato e difeso dall’avvocato MARRA Alfonso Luigi

(avviso postale Centro Direzionale G1 – 80143 Napoli), giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA in persona del Ministro pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende, ope

legis;

– controricorrente –

avverso il decreto n. 50504/04 della CORTE D’APPELLO di ROMA del

13.12.04, depositato il 24/01/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

03/06/2009 dal Consigliere Relatore Dott. ONOFRIO FITTIPALDI;

lette le conclusioni scritte dal Sostituto Procuratore Generale Dott.

Giovanni SCHIAVON che ha concluso per l’accoglimento del ricorso, per

manifesta fondatezza, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., con ogni

conseguenza di legge.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Visto il ricorso, notificato il 17/01/2006, proposto, da S.d.

V.C., avverso il decreto del 24/01/05 della Corte di Appello di Roma che ha rigettato il ricorso, da esso avanzato, ai sensi della L. n. 89 del 2001, per la violazione dell’art. 6 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, conseguente al mancato rispetto del termine ragionevole di durata di un procedimento da lui introdotto – come si legge in decreto – con ricorso del 19 febbraio 2001 ed ancora pendente;

rilevato come la Corte territoriale, ritenuta ragionevole – anche in ragione dei carichi di lavoro – la durata di circa 3 anni del giudizio presupposto, abbia esclusa ogni irragionevolezza, ed abbia compensato le spese; rilevato come, il ricorrente, con i 6 motivi di gravame, lamenti, anche sotto il profilo del vizio motivazionale, come: a) la Corte territoriale non abbia riconosciuto, al diritto alla ragionevole durata del processo, quel rango di “diritto fondamentale”, la cui violazione genera – ex se – il diritto al ristoro da liquidare secondo i parametri della Corte CEDU (compreso il “bonus” di Euro 2.000,00) e sulla base dell’intera durata del giudizio presupposto, ed abbia operato un notevole ed irragionevole ed illegittimo discostamento della Corte territoriale dai parametri fissati, dalla Corte CEDU, ai fini sia della valutazione del periodo di ragionevole durata del processo (fissata in circa 3 anni anche in ragione dei “carichi di lavoro”), sia della liquidazione del danno non patrimoniale (mancato riconoscimento del “bonus”, nonchè mancata adozione del parametro dell'”intera durata”); b) l’altrettanto comunque illegittima conseguente mancata liquidazione delle spese;

rilevato come risulti depositato controricorso tardivo;

vista la richiesta del P.G. in data 03/04/07, di accoglimento del ricorso, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., attesa la sua manifesta fondatezza;

ritenuta l’accoglibilità della richiesta, posto che, da un lato, vanno sottolineate la più complessiva genericità e l’apoditticità delle censure sollevate dal ricorrente, e, dall’altro, di contro a quanto assume il ricorrente – fermo il profilo per cui l’obbligo di adeguamento del giudice italiano ai parametri della Corte CEDU, non si estende nè al criterio del “bonus”, nè a quello dell'”intera durata del giudizio” – l’avvenuta esclusione di un’irragionevole durata del giudizio (del tutto sopravvalutato dal ricorrente risulta in realtà il peso specifico rivestito, nell’economia della decisione, dall’avvenuto riferimento al profilo dei “carichi di lavoro” ai fini di ritenere ragionevole l’arco temporale di circa 3 anni) appare pienamente in linea con gli standards e con i criteri fissati da questa Corte e dalla Corte CEDU, il che rende del tutto consequenziale il mancato riconoscimento del favore delle spese;

ritenuto, pertanto, che il ricorso vada rigettato e non vadano assunte pronunce sulle spese;

visto l’art. 375 c.p.c..

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Struttura centralizzata per l’esame preliminare dei ricorsi – Sezione Prima Civile della Corte di Cassazione, il 3 giugno 2009.

Depositato in Cancelleria il 4 maggio 2010

 

 

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