Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10766 del 22/04/2021

Cassazione civile sez. I, 22/04/2021, (ud. 17/11/2020, dep. 22/04/2021), n.10766

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6259/2019 proposto da:

N.A., elettivamente domiciliato presso la casella pec

dell’avv. R. Gastoli, (avvrosellagostoli.puntopec.it), che lo

rappresenta e difende come da procura in atti;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 733/2018 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 27/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

17/11/2020 dal cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Perugia ha respinto il gravame proposto da N.A., cittadino (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di Perugia che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale, aveva negato alla richiedente il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il ricorrente, ha riferito di ritenere che se fosse rientrato in Nigeria, la “fratellanza” che era una setta segreta che avrebbe voluto arruolarlo tra le sue fila – ma lui aveva opposto un rifiuto – lo sarebbe venuto a cercare e la polizia non lo avrebbe protetto, avendo già in precedenza richiesto aiuto senza riceverlo.

A sostegno della propria decisione di rigetto, la Corte distrettuale ha valutato il racconto generico, in riferimenti a passaggi essenziali della narrazione (vedi pp. 3 e 4 della sentenza impugnata), di talchè ha ritenuto non sussistere neppure astrattamente i presupposti per il riconoscimento della qualità di rifugiato nè della protezione sussidiaria, neppure declinata ai sensi dell’ipotesi di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c) in riferimento alla zona di provenienza del ricorrente che registra complessivamente un basso livello di violenza armata (v. p. 5 della sentenza impugnata). Neppure erano state allegate ad avviso della Corte d’appello particolari situazioni di vulnerabilità.

Contro la sentenza della medesima Corte d’Appello è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di due motivi (di cui il primo distinto in quattro censure).

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello: (i) sotto un primo profilo (distinto in quattro censure), per violazione degli artt. 112,132 c.p.c. e art. 156 c.p.c., comma 2, e dell’art. 111 Cost., comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, per omessa pronuncia sui motivi di gravame e conseguente nullità della sentenza, per violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 del D.Lgs. n. 25 del 2008, artt. 8, 10, 13 e 27 e dell’art. 16, della direttiva Europea n. 2013/32 UE, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e per omesso esame circa un fatto decisivo della decisione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione degli artt. 6, 13 e 14 della CEDU, dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dell’art. 46 della direttiva Europea n. 2013/32, nonchè del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3, e del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6; (ii) sotto un secondo profilo, per omesso esame circa un fatto decisivo del giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, relativo alla condizione di violenza indiscriminata (Ndr: testo originale non comprensibile) lamentata dal ricorrente.

Il primo motivo è inammissibile, perchè coglie la ratio decidendi della sentenza impugnata, fondata su un sostanziale giudizio di non credibilità che il ricorrente non contesta se non in termini di mero dissenso (vedi il penultimo cpv. di p. 32 della sentenza impugnata).

Il secondo motivo è fondato.

Infatti, secondo la giurisprudenza di questa Corte, “Nei giudizi di protezione internazionale l’esame officioso della situazione generale esistente nel Paese di origine del cittadino straniero svolto dal giudice del merito deve essere specifico e dar conto delle fonti di informazione consultate. Ne consegue che incorre nella violazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, oltre che nel vizio di motivazione apparente, la pronuncia che, nel prendere in considerazione la situazione generale esistente nel Paese di origine del cittadino straniero, si limiti a valutazioni solo generiche o comunque non individui le specifiche fonti informative da cui vengono tratte le conclusioni assunte”(Cass. n. 11101/19).

Nel caso di specie, la Corte d’appello non cita alcuna fonte informativa a supporto della sua descrizione della situazione generale della (OMISSIS), mentre, il ricorrente, in sede di ricorso, fonda le sue censure alla sentenza impugnata (v. p. 34 del ricorso) su precise fonti informative (v. p. 32 del ricorso).

In accoglimento del secondo motivo di ricorso, rigettato il primo la sentenza va cassata e la causa va rinviata alla Corte d’appello di Perugia, affinchè, alla luce del principio sopra esposto, riesamini il merito della controversia.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Accoglie il secondo motivo di ricorso, rigetta il primo.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte d’appello di Perugia, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 17 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 aprile 2021

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