Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10746 del 05/06/2020

Cassazione civile sez. I, 05/06/2020, (ud. 11/02/2020, dep. 05/06/2020), n.10746

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 8374/2015 proposto da:

Tenuta di Monteverdi di G.S.P.E. & C.

Società Agricola s.a.s., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma, via Orazio 30, presso lo

studio dell’avvocato Scipinotti Paolo, che la rappresenta e difende,

giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Terna s.p.a., in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma, Piazza Barberini 12, presso lo

studio dell’avvocato Grassi Stefano, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato Covone Francesca, giusta procura a margine

del controricorso;

– ricorrente e controricorrente –

avverso la sentenza n. 278/2014 della CORTE D’APPELLO di FIRENZE,

depositata il 11/02/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

11/02/2020 dal Cons. Dott. ALDO ANGELO DOLMETTA.

Fatto

FATTI DI CAUSA

1.- La s.a.s. Tenuta di Monteverdi ha convenuto avanti alla Corte di Appello di Firenze la s.p.a. Terna, per chiedere la determinazione in via giudiziale delle indennità di asservimento e di occupazione conseguenti alla “posa in opera di un elettrodotto” su terreni (utilizzati a fini agricoli, faunistici-venatori e agrituristici) siti nel Comune di (OMISSIS) e di sua proprietà.

Nella resistenza della convenuta, la Corte di Appello, disposta ed espletata apposita CTU, ha determinato complessivamente l’indennità di asservimento in Euro 104.481,20, pure disponendo il versamento della somma presso la Cassa Depositi e Prestiti, al netto di quanto eventualmente già versato.

2.- Rilevato l’assoggettamento ratione temporis della fattispecie concreta alle previsioni del R.D. n. 1775 del 1933, art. 123, la Corte territoriale ha ritenuto che nella specie fossero da ricomprendere nella indennità dovuta sia le voci specificamente nominate nella legge come relative al “transito per il servizio delle condutture”, alle “aree occupate dai basamenti”, alla zona di rispetto -, sia pure i “danni prodotti durante dal costruzione della linea, anche per le necessarie occupazioni temporanee” (art. 123, comma 5).

A tale proposito, la sentenza ha rilevato che è “l’attività agrituristica a giustificare la considerazione unitaria della proprietà di parte attrice. Infatti un’attività agrituristica è ontologicamente basata sulla sinergia tra l’amenità della localizzazione (l’ambiente circostante) e la presenza di fabbricati adeguati alla recettività in senso stretto”.

Nella specie, la linea elettrica ha prodotto, secondo la rilevazione della CTU che la sentenza ha recepito, un impatto ambientale “medio alto, con obiettivo nocumento arrecato… al territorio, precedentemente di discreto pregio dal punto di vista paesaggistico”: la “morfologia del paesaggio, caratterizzato da ampi spazi di visuale, risulta in certe zone sensibilmente modificato dalla presenza dei conduttori e dei tralicci di sostegno”.

Ciò ha comportato – ha rilevato in conclusione la pronuncia – un danno connesso “essenzialmente alla vista godibile da due fabbricati”; i terreni in sè stessi considerati non hanno invece subito un deprezzamento, neppure da questo punto di vista; sì che al riguardo non è da provvedere a liquidazioni ulteriori rispetto alle voci relative a quelle specificamente indicate dalla legge.

3.- Avverso questo provvedimento ha presentato ricorso la s.a.s. Tenuta di Monteverdi, articolato in due motivi.

Ha resistito, con controricorso, la s.p.a. Terna. Questa società ha pure presentato distinto ricorso incidentale, sviluppato lungo l’arco di sette motivi.

4.- Entrambe le parti hanno anche depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

5.- Il primo motivo del ricorso principale assume la violazione del R.D. n. 1775 del 1933, art. 123, comma 1.

Ad avviso del ricorrente principale, la sentenza ha “totalmente omesso di stabilire il deprezzamento cagionato dall’asservimento all’intera tenuta nel suo complesso”, secondo quanto per contro prescrive la norma citata, che discorre espressamente di “diminuzione del valore” del fondo servente.

Nel concreto, si rileva che la posa in opera dell’elettrodotto ha determinato una compromissione all’ambiente “particolarmente grave”, che va riferita all’intera proprietà e che avrebbe anche potuto essere evitata, se le linee ad alta tensione fossero state interrate (seppur con aggravio di costi per l’impresa costruttrice).

6.- Il motivo non può essere accolto.

Lo stesso si scontra con la constatazione che il giudice del merito ha esaminato il tema dell’eventuale deprezzamento ulteriore rispetto a quello relativo al negativo “impatto visivo” per due dei fabbricati presenti nella proprietà. E lo ha escluso, rilevando che solo questi fabbricati sono posti “in sommità di (OMISSIS)” (anche richiamandosi, al proposito, alle risultanze della CTU).

Per il resto, il motivo viene a richiedere una nuova valutazione degli elementi materiali della fattispecie, che è giudizio invece precluso all’esame di questa Corte.

7.- Il secondo motivo del ricorso principale lamenta violazione dell’art. 42 Cost., comma 3, art. 824 c.c., art. 1 del protocollo n. 1 aggiuntivo alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.

Secondo il ricorrente principale, la liquidazione determinata dalla sentenza impugnata risulta contraria al principio costituzionale della “giusta indennità”, da intendere nei termini di riconoscimento di una somma non “simbolica”, non “irrisoria”, bensì “congrua”, “seria”, “adeguata”.

8.- Il motivo è inammissibile.

Lo stesso, infatti, si limita a svolgere una serie di assunti del tutto astratti, senza muovere censure di una qualche specificità alla pronuncia impugnata: “nessuno può essere privata della sua proprietà se non per causa di utilità pubblica”; l'”indennità di espropriazione deve essere adeguata”; “i principi sanciti dalla Convenzione Europea… impongono agli stati contraenti veri e propri obblighi giuridici”.

9.- Il primo motivo del ricorso incidentale lamenta “violazione e falsa applicazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, artt. 295,297,307,112 c.p.c., per non avere dichiarato l’estinzione, per omessa riassunzione, del giudizio di opposizione avverso la stima definitiva della Commissione Provinciale Espropri (RG n. 2461/A/2005) e l’inammissibilità dell’unica causa ritualmente riassunta, relativa all’indennità provvisoria non suscettibile di opposizione (RG n. 2974/A/2004), omettendo di pronunciarsi su tali eccezioni”.

Premette il ricorrente incidentale che la s.a.s. Tenuta di Monteverdi ha originariamente proposto due giudizi di opposizione alla stima: uno, nei confronti dell’indennità provvisoria offerta dalla s.p.a. Terna; l’altro, avverso la stima definitiva della Commissione provinciale. Riuniti, i due giudizi erano poi stati sospesi in attesa della definizione del ricorso proposto dalla società proprietaria avanti al giudice amministrativo contro gli atti del procedimento di asservimento.

Definita detta controversia, il ricorrente incidentale sostiene che la Tenuta di Monteverdi abbia riassunto solo il primo giudizio, non anche il secondo. Pertanto, la Corte di Appello avrebbe dovuto dichiarare l’estinzione del giudizio relativo all’indennità definitiva.

10.- il motivo non merita di essere accolto.

Il motivo si basa sulla nuda circostanza che l’intestazione del ricorso per riassunzione richiama il numero di ruolo generale del procedimento relativo all’indennità provvisoria, ma non anche quello, successivamente avviato, concernente l’indennità definitiva. Senza peraltro tenere conto dell’intero contesto dell’atto.

Il testo del ricorso, che è stato presentato, non manca infatti di fare espresso richiamo anche al numero di ruolo generale del procedimento avviato per secondo; nè di menzionare l’avvenuta riunione dei due procedimenti; nè di riportarsi a tutte le domande e a tutti gli atti del giudizio riunito.

11.- Il secondo motivo del ricorso incidentale lamenta violazione della L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, L. n. 2359 del 1965, art. 40, R.D. n. 1775 del 1933, art. 123, per avere la Corte di Appello “liquidato un’indennità per il deprezzamento dei fabbricati non asserviti in considerazione della mera “vicinanza” alla linea”.

La sentenza ha infatti riconosciuto un deprezzamento della proprietà residua – così ammonisce il motivo – per il mero impatto visivo e panoramico prodotto dalla linea dell’elettrodotto su due fabbricati, “posti a distanza rispettivamente di 450 metri e di 750 metri dalla stessa”.

La “situazione dei fabbricati asseritamente deprezzati non è diversa in nulla da quella delle altre proprietà poste alla medesima distanza, le quali si trovino a subire, a seguito della realizzazione dell’opera pubblica, “impatti” del tutto identici, ma che non siano stati oggetto, neppure indirettamente, della procedura di asservimento”.

12.- Il motivo è fondato, nel senso e nei limiti che si vengono a indicare.

In tema di servitù da elettrodotto, la giurisprudenza di questa Corte esclude dalla determinazione dell’indennità di asservimento del fondo l’eventuale diminuzione del valore della residua proprietà, che si viene a trovare in posizione di vicinanza con l’opera pubblicata realizzata e specificamente con il traliccio portanti i cavi di conduzione dell’energia, riguardando tale effetti le limitazioni legali della proprietà che gravano in modo indifferenziato su tutti i beni che vengono a trovarsi in prossimità dell’opera pubblica (cfr. Cass., 30 luglio 2018, n. 201136; Cass., 23 ottobre 2019, n. 27080).

Facendo applicazione e specificazione di tali principi di base, la recente pronuncia di Cass., 17 marzo 2020, n. 7398 – relativa a una fattispecie per più versi prossima alla presente – ha ritenuto che, per l’indennità addizionale, che è prevista nella norma dell’art. 123, non è consentito limitarsi alla “generica considerazione dell’impatto estetico dell’opera (“l’armonia estetica”; “la piacevolezza dei fabbricati”…) rispetto alla natura dell’attività svolta” di agriturismo.

Secondo quanto ha fatto, invece, la sentenza della Corte di Appello impugnata dal ricorrente incidentale.

13.- Occorre, per contro, che una simile prova di pregiudizio venga “specificata rigorosamente” in relazione a tutti i profili, che il caso concreto venga a presentare nel rapporto tra la linea di elettrodotto e il fabbricato considerato e che risultino effettivamente rilevanti.

Come pure è necessario – ha proseguito la citata pronuncia di Cass., n. 7398/2020 – dare conto preciso dell’ammontare dell’indennizzo determinato, che non può praticamente limitarsi a un'”enunciazione di stile”, ma deve rapportarsi, tra l’altro, con le specifiche condizioni strutturali dei fabbricati eventualmente deprezzati dalla posa della linea di elettrodotto.

14.- L’accoglimento del secondo motivo del ricorso incidentale comporta assorbimento del terzo, quarto, quinto e sesto motivo del medesimo ricorso, che comunque gravitano attorno al tema dell’impatto ambientale.

15.- Il settimo motivo del ricorso incidentale denunzia violazione, in relazione al vizio di cui dell’art. 360 c.p.c., n. 4, art. 112 c.p.c. e del R.D. n. 1775 del 1933, art. 123, per avere “riconosciuto in modo automatico e senza adeguata motivazione un indennizzo per la zona di proiezione dei conduttori e per la fasce laterali di rispetto”.

Il giudice del merito – segnala il motivo – si è limitato, in proposito, a “recepire acriticamente le conclusioni cui è giunto il CTU”, nonostante le obiezioni mosse dall’attuale ricorrente incidentale “sia nel corso delle operazioni peritali, che nelle successive difese”.

16.- Il motivo è fondato.

Secondo la giurisprudenza di questa Corte (cfr., da ultimo, la pronuncia di Cass. 24 luglio 2018, n. 19358), pur dopo la riforma introdotta dalla L. n. 134 del 2012, art. 54, costituisce vizio eleggibile nel giudizio di legittimità il mero richiamo motivazionale alle conclusioni esposte, su uno o più profili, dalla CTU, soprattutto in presenza di specifiche contestazioni mosse dalla parte.

Nel caso di specie, la sentenza fiorentina si è limitata a richiamare, senza fare cenno di contenuti, le pagine 13 e 18 della CTU. E senza tenere conto delle obiezioni sollevate dalla s.p.a. Terna in punto di “altezza dei conduttori sul piano di campagna” e in ordine alla mancata messa a coltivazione dei terreni asserviti (cfr. il brano della memoria conclusionale Terna riportato a p. 36, nota 19, del ricorso incidentale).

17.- In conclusione, va respinto il ricorso principale. Vanno accolti il secondo motivo e il settimo motivo del ricorso incidentale, assorbiti il terzo, quarto, quinto e sesto motivo; respinto il primo motivo sempre del ricorso incidentale. Con conseguente cassazione della sentenza per i relativi profili. Segue il rinvio della controversia alla Corte di Appello di Firenze, la quale, in diversa composizione, rinnoverà l’esame, uniformandosi ai principi di diritto sopra indicati.

La Corte di Appello provvederà anche sulle spese del giudizio svoltosi in questa sede di legittimità.

P.Q.M.

La Corte respinge il ricorso principale. Accoglie il secondo e il settimo motivo del ricorso incidentale, assorbiti i motivi terzo, quarto, quinto e sesto del ricorso incidentale, respinto il primo motivo. Cassa l’impugnata sentenza in relazione ai motivi accolti e rinvia, anche per le spese del giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Firenze.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile, il 11 febbraio 2020.

Depositato in Cancelleria il 5 giugno 2020

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