Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10744 del 22/04/2021

Cassazione civile sez. lav., 22/04/2021, (ud. 30/09/2020, dep. 22/04/2021), n.10744

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. BLASUTTO Daniela – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 770/2020 proposto da:

U.O., domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dagli avvocati MASSIMO CARLO SEREGNI, TIZIANA ARESI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE, in persona del

Ministro pro tempore, rappresentato e difeso dall’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia in ROMA, ALLA VIA

DEI PORTOGHESI 12, ope legis;

– resistente con mandato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di MILANO, depositata il 10/11/2019

R.G.N. 3320/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

30/09/2020 dal Consigliere Dott. DANIELA BLASUTTO.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con decreto n. 8892/2019 il Tribunale di Milano ha rigettato la domanda di protezione internazionale e umanitaria avanzata da U.O., cittadino della (OMISSIS).

2. Per quanto ancora qui rileva, il Tribunale ha osservato, in sintesi, che:

a) non è necessario procedere ad una nuova audizione del richiedente, poichè è stata fissata l’udienza di comparizione delle parti D.Lgs. n. 25 del 2008, ex art. 35-bis, comma 11; il ricorrente è comparso personalmente, assistito dal difensore e con l’ausilio di un interprete; sentito liberamente, ha precisato di non avere null’altro da aggiungere a quanto già riferito alla Commissione Territoriale;

b) non ci sono motivi per dubitare che il ricorrente, come da lui dichiarato, sia cittadino nigeriano e provenga dalla zona di Benin City; invece, non è credibile il racconto quanto ai motivi del suo espatrio; il narrato è estremamente lacunoso ed è intrinsecamente incoerente, non è circostanziato e risulta basato su congetture meramente soggettive: in particolare, il ricorrente ha dichiarato di essere fuggito dopo la morte del padre, avvenuta per mano dello zio, che ora vorrebbe ucciderlo, ma non ha fornito alcun dettaglio circa la morte del padre, nè in merito ad azioni o situazioni che possano costituire un fondato timore di venire perseguitato e ucciso dallo zio;

c) tanto è sufficiente per escludere la fondatezza della domanda di riconoscimento dello status di rifugiato e della domanda di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. a) e b);

d) è infondata la domanda di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. c), in quanto la regione di provenienza del richiedente, alla stregua delle fonti ufficiali consultate (elencate da pag. 8 a pag. 10 e aggiornate al 2018), non è interessata da attacchi terroristici, nè versa in una situazione di conflitto armato generalizzato che metta a rischio indiscriminatamente la sicurezza dei cittadini;

e) non è riconoscibile la protezione umanitaria di cui al D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in quanto, ai fini della valutazione comparativa (Cass. n. 4455 del 2018), mancano le allegazioni da parte del ricorrente circa i fattori di particolare vulnerabilità e in merito ad un effettivo radicamento sociale e lavorativo in Italia; non è ipotizzabile che sia impossibile una ricollocazione anche lavorativa in Nigeria.

3. Il decreto è stato impugnato da U.O. con ricorso per cassazione affidato a due motivi.

4. L’amministrazione intimata non ha svolto difese.

5. Il PG non ha rassegnato conclusioni scritte.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Il primo motivo denuncia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8, per non avere il Tribunale valutato “il periodo di permanenza del ricorrente nei paesi in cui è transitato, nè le ragioni che hanno poi indotto lo stesso a fuggire anche dalla Libia”.

2. Il secondo motivo denuncia violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c), anche in relazione al D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5, sul diniego della protezione sussidiaria, per non avere il Tribunale disposto la nuova audizione del richiedente per una più completa valutazione delle dichiarazioni da lui rese alla Commissione Territoriale, nonchè violazione dell’art. 8, comma 3, che richiede che la domanda di protezione sussidiaria di cui dell’art. 14 citato, lett. c), sia esaminata alla luce di informazioni dettagliate e aggiornate al tempo della decisione.

3. Entrambi i motivi sono inammissibili.

4. Riguardo al primo, la giurisprudenza di questa Corte ha chiarito che l’allegazione che in un Paese di transito si consumi un’ampia violazione dei diritti umani, è irrilevante ove non sia evidenziato dal richiedente asilo quale connessione vi sia tra il transito attraverso quel Paese ed il contenuto della domanda (Cass. n. 2861 del 2018 e n. 31676 del 2018).

5. Le violenze subite nel Paese di transito e di temporanea permanenza del richiedente asilo, ove potenzialmente idonee – quali eventi in grado di ingenerare un forte grado di traumaticità – ad incidere sulla condizione di vulnerabilità della persona, possono legittimare il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari (nella disciplina previgente al D.L. n. 113 del 2018, conv., con modif., in L. n. 132 del 2018), sempre in presenza di specifiche e concrete condizioni, da allegare e valutare caso per caso (Cass. 13096 del 2019; v. pure Cass. n. 10622 del 2020; v. pure Cass. n. 29875 del 2018 e n. 13096 del 2019).

6. Nel caso in esame, la questione relativa alla situazione di vulnerabilità per il vissuto nei paesi di transito, oltre ad essere prospettata in modo del tutto generico nel ricorso per cassazione, è inammissibile anche perchè riveste carattere di novità ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4. Difatti, si tratta di una questione di cui non vi è cenno nel provvedimento impugnato, nè il ricorrente chiarisce attraverso quale atto sarebbe stata introdotta in giudizio e sottoposta all’esame del giudice di merito.

7. Quanto alla mancata nuova audizione del richiedente, questa Corte ha affermato, con orientamento ormai consolidato, che nel giudizio d’impugnazione, innanzi all’autorità giudiziaria, della decisione della Commissione territoriale, ove manchi la videoregistrazione del colloquio, all’obbligo del giudice di fissare l’udienza non consegue automaticamente quello di procedere al rinnovo dell’audizione del richiedente, purchè sia garantita a costui la facoltà di rendere le proprie dichiarazioni, o davanti alla Commissione territoriale o, se necessario, innanzi al Tribunale, cui sia stato reso disponibile il verbale dell’audizione. In assenza di videoregistrazione, l’unico incombente obbligatorio è la fissazione dell’udienza di comparizione delle parti con la presenza del difensore, configurandosi, in difetto, la nullità del decreto che decide il ricorso per violazione del principio del contraddittorio (cfr. ex multis Cass. 8574 del 2020; Cass. nn. 17076, 14148, 10786 e 3029 del 2019; Cass. nn. 32029, 30073 e 17717 del 2018).

8. Nell’ipotesi in esame, in cui in sede amministrativa si è svolta l’audizione, il giudice era tenuto a fissare l’udienza di comparizione delle parti, incombente processuale al quale ha ottemperato, dandone atto nel provvedimento impugnato. Non era tenuto invece a disporre il rinnovo dell’audizione. Inoltre, come risulta dal provvedimento impugnato, la parte, presente personalmente, ha reso dichiarazioni spontanee riferendo di non avere altro da aggiungere a quanto già dichiarato dinanzi alla Commissione Territoriale. Il Tribunale si è avvalso anche di tali dichiarazioni spontanee ai fini della decisione.

9. Infine, quanto al dovere di cooperazione istruttoria, questa Corte ha chiarito che il riferimento operato dal D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, alle “fonti informative privilegiate” deve essere interpretato nel senso che è onere del giudice specificare la fonte in concreto utilizzata e il contenuto dell’informazione da essa tratta e ritenuta rilevante ai fini della decisione, così da consentire alle parti la verifica della pertinenza e della specificità di tale informazione rispetto alla situazione concreta del Paese di provenienza del richiedente la protezione (v. tra le altre Cass. nn. 11312, 13449 e 13897 del 2019 e n. 9230 del 2020).

10. Il decreto impugnato rispetta la regola di specificare le fonti informative utilizzate per la decisione. Il loro contenuto saliente è poi riportato nel decreto (v. da pag. 8 a pag. 10 del provvedimento impugnato). Dunque, alla stregua delle fonti esaminate, il Tribunale, pur dando atto di una situazione che implica rischi per la sicurezza della popolazione civile, ha escluso la sussistenza dei presupposti di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c).

11. In proposito, è assorbente rilevare, come già affermato da questa Corte (Cass. n. 4037 del 2020), che il motivo di ricorso per cassazione che mira a contrastare l’apprezzamento del giudice di merito in ordine alle cd. fonti privilegiate, di cui al D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3, deve evidenziare, mediante riscontri precisi ed univoci, che le informazioni sulla cui base è stata assunta la decisione, in violazione del c.d. dovere di collaborazione istruttoria, sono state oggettivamente travisate, ovvero superate da altre più aggiornate e decisive fonti qualificate. Nulla di tutto ciò è denunciato nel ricorso per cassazione.

12. In conclusione, il ricorso va dichiarato inammissibile. Nulla va disposto quanto alle spese del giudizio di legittimità, non avendo il Ministero intimato svolto attività difensiva.

13. Va dato atto della sussistenza dei presupposti processuali (nella specie, inammissibilità del ricorso) per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello previsto per il ricorso, a norma del comma 1-bis dello stesso art. 13, se dovuto (v. Cass. S.U. n. 23535 del 2019).

14. In proposito, le Sezioni Unite di questa Corte hanno recentemente chiarito (sent. n. 4315 del 2020) che la debenza di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione è “…normativamente condizionata a “due presupposti”, il primo dei quali di natura processuale – è costituito dall’aver il giudice adottato una pronuncia di integrale rigetto o di inammissibilità o di improcedibilità dell’impugnazione, mentre il secondo – appartenente al diritto sostanziale tributario – consiste nella sussistenza dell’obbligo della parte che ha proposto impugnazione di versare il contributo unificato iniziale con riguardo al momento dell’iscrizione della causa a ruolo. L’attestazione del giudice dell’impugnazione, ai sensi all’art. 13, comma 1-quater, secondo periodo, T.U.S.G., riguarda solo la sussistenza del primo presupposto, mentre spetta all’amministrazione giudiziaria accertare la sussistenza del secondo”.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla per le spese.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella adunanza camerale, il 30 settembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 22 aprile 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA