Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10719 del 22/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 22/04/2021, (ud. 09/02/2021, dep. 22/04/2021), n.10719

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ESPOSITO Antonio Francesco – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – rel. Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3106-2020 proposto da:

M.A., elettivamente domiciliata presso la cancelleria

della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentata e

difesa da sè medesima;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA, in persona del legale rappresentante

Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende, ope legis;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 918/1/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA TOSCANA, depositata il 27/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 09/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA ENZA

LA TORRE.

 

Fatto

RITENUTO

che:

M.A. ricorre per la cassazione della sentenza della CTR della Toscana, n. 9218/1/2019 dep. il 25.5.2019, emessa contro il Tribunale di Firenze in relazione a impugnazione di invito al pagamento di contributo unificato, respinto dalla CTP di Firenze e dichiarato inammissibile dalla CTR della Toscana, ritenendo l’atto di appello di 202 pagine privo di struttura logica intellegibile, previo rigetto dell’istanza di rinvio della trattazione, ritenuto insussistente il legittimo impedimento dedotto dalla ricorrente.

Si costituisce il Ministero della giustizia con patrocinio dell’Avvocatura di Stato eccependo l’inammissibilità del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Col primo motivo si deduce violazione ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 4, per avere la CTR negato il rinvio della trattazione della causa.

1.1. Non è fondato il primo motivo, in quanto nel sistema processuale introdotto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, e nel sistema processuale civile applicabile al processo tributario per quanto non espressamente previsto dal D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 1, la mancata partecipazione all’udienza deve essere determinata da un impedimento reale, che presenti, cioè, caratteristiche tali da non risolversi in una mera difficoltà. In particolare l’impedimento professionale del difensore, impegnato nella concomitante trattazione di un’altra causa, non giustificano il rinvio dell’udienza. Cass. n. 4773 del 2012 e a Cass. n. 25783 del 2018, hanno statuito che il rinvio dell’udienza di discussione della causa per grave impedimento del difensore, ai sensi dell’art. 115 disp. att. c.p.c., applicabile anche nel processo tributario del D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 1, presuppone l’impossibilità di sostituzione dello stesso, venendo in difetto in rilievo una carenza organizzativa del professionista incaricato che non consente la concessione del differimento di tale udienza, con conseguente legittimità della sentenza pronunciata a seguito del legittimo diniego del provvedimento di rinvio.

1.2. La CTR, si è attenuta agli indicati principi, respingendo motivatamente l’istanza di rinvio della trattazione del procedimento basata sulla concomitanza di un’udienza al Tribunale di Firenze del difensore, in orario diverso e compatibile con quello fissato per la discussione in Commissione tributaria.

2. Col secondo motivo si deduce violazione dell’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5, per non avere la CTR revocato la sentenza di primo grado che era incorsa in evidente errore.

Il motivo è inammissibile, avendo la CTR dichiarato inammissibile l’appello e non essendosi pertanto pronunciata sul merito della pretesa, nè essendo tenuta a farlo. La dichiarazione di inammissibilità preclude infatti ogni altra indagine, in quanto il giudice con tale pregiudiziale declaratoria si è già spogliato della potestas iudicandi in relazione al merito della fattispecie controversa (v. Sez. U, n. 3840 del 20/02/2007, Sez. 6 – 5, n. 30393 del 19/12/2017, Sez. 1, n. 11675 del 16/06/2020).

3.Col terzo motivo, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 5 e art. 111 Cost., la ricorrente si duole che la CTR abbia dichiarato inammissibile l’appello in quanto non chiaro e sintetico, rappresentando le regole sulla sinteticità e chiarezza degli atti solo una raccomandazione.

Il motivo è infondato.

3.1. Va sul tema ribadito che anche nel processo civile e in quello tributario (al quale si applicano se non altrimenti previsto, i medesimi principi, D.Lgs. n. 546 del 1992, ex art. 1), si applica il principio di sinteticità degli atti: “L’art. 434 c.p.c., comma 1, nel testo introdotto dal D.L. 22 giugno 2012, n. 83, art. 54, comma 1, lett. c) bis, convertito, con modificazioni, dalla L. 7 agosto 2012, n. 134, in coerenza con il paradigma generale contestualmente introdotto nell’art. 342 c.p.c., non richiede che le deduzioni della parte appellante assumano una determinata forma o ricalchino la decisione appellata con diverso contenuto, ma impone al ricorrente in appello di individuare in modo chiaro ed esauriente il “quantum appellatum”, circoscrivendo il giudizio di gravame con riferimento agli specifici capi della sentenza impugnata nonchè ai passaggi argomentativi che la sorreggono e formulando, sotto il profilo qualitativo, le ragioni di dissenso rispetto al percorso adottato dal primo giudice, sì da esplicitare la idoneità di tali ragioni a determinare le modifiche della decisione censurata” (Cass. n. 21336/2017).

3.2. E’ stato altresì statuito (Sez. un. 27199 del 2017) che gli artt. 342 e 434 c.p.c., nel testo formulato dal D.L. n. 83 del 2012, conv. con modif. dalla L. n. 134 del 2012, vanno interpretati nel senso che l’impugnazione deve contenere, a pena di inammissibilità, una chiara individuazione delle questioni e dei punti contestati della sentenza impugnata e, con essi, delle relative doglianze. L’onere di specificità dell’appello, ex art. 342 c.p.c., impone pertanto al ricorrente in appello di individuare in modo chiaro ed esauriente il “quantum appellatum”, circoscrivendo il giudizio di gravame con riferimento agli specifici capi della sentenza impugnata nonchè ai passaggi argomentativi che la sorreggono e formulando, sotto il profilo qualitativo, le ragioni di dissenso rispetto al percorso adottato dal primo giudice, sì da esplicitare la idoneità di tali ragioni a determinare le modifiche della decisione censurata (Cass. n. 21336 del 2017, Conf. n. 4136 del 12/02/2019).

3.3. La CTR, dichiarando inammissibile l’appello che non rispettava i suindicati requisiti in quanto “di 202 pagine privo di struttura logica intellegibile”, è pertanto conforme agli indicati principi.

4. Col quarto motivo, proposto ex art. 360 c.p.c., n. 4, e art. 111 Cost., si deduce nullità della sentenza per violazione del D.Lgs. n. 546 del 199, art. 36, e L. n. 241 del 1990.

Non sussiste il vizio di nullità della sentenza, contenendo questa tutti gli elementi prescritti, in relazione sia alla ricostruzione del fatto che alle ragioni della decisione.

5. In conclusione il ricorso, in parte inammissibile in parte infondato, va respinto. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come in dispositivo. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis, se dovuto.

PQM

Rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese, liquidate in Euro. 500,00, oltre spese generali nella misura forfetaria del 15% e accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente principale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 9 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 aprile 2021

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