Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10704 del 13/05/2011

Cassazione civile sez. trib., 13/05/2011, (ud. 23/03/2011, dep. 13/05/2011), n.10704

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAPPABIANCA Aurelio – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – rel. Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del legale rapp.te pro tempore,

domiciliata in Roma, Via dei Portoghesi n. 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato che lo rappresenta e difende per legge;

– ricorrente –

Contro Calzaturificio Roland s.r.l., in persona del legale rapp.te

pro tempore;

– intimata –

per la cassazione della sentenza della Commissione Tributaria

Regionale della Campania n. 65/2008/34 depositata il 7/4/2008;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

giorno 23/3/2011 dal Consigliere Relatore Dott. Marcello Iacobellis;

viste le richieste del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale, Dott. SORRENTINO Federico.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La controversia promossa da Calzaturificio Roland s.r.l. contro l’Agenzia delle Entrate è stata definita con la decisione in epigrafe, recante il rigetto dell’appello proposto dall’Agenzia delle Entrate contro la sentenza della CTP di Napoli n. 194/18/2006 che aveva accolto il ricorso della contribuente avverso l’avviso di accertamento n. (OMISSIS) Iva Irpeg Irap 2003.

Il relatore ha depositato relazione ex art. 380 bis c.p.c.. Il presidente ha fissato l’udienza del 23/3/2011 per l’adunanza della Corte in Camera di consiglio. Il P.G. ha concluso aderendo alla relazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il ricorso proposto si articola in tre motivi. Nessuna attività difensiva è stata svolta dall’intimata.

Con primo motivo la ricorrente assume la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 42 del 1988, art. 25d, del D.P.R. n. 917 del 1986, art. 66 e 75, laddove la CTR ha affermato la deducibilità delle perdite su crediti derivanti da procedure concorsuali in esercizio diverso e posteriore rispetto a quello di apertura della procedura concorsuale.

La censura è fondata. Il D.P.R. 22 dicembre 1986, n. 917, art. 66, comma 3 (T.U.I.R.), prevede testualmente che “le perdite su crediti sono deducibili se risultano da elementi certi e precisi, e in ogni caso, per le perdite su crediti, se il debitore è assoggettato a procedure concorsuali”. Il tenore letterale di questa disposizione consente d’interpretarla nel senso che l’anno di competenza per operare la deduzione deve coincidere con quello in cui si acquista certezza che il credito non può più essere soddisfatto, perchè in quel momento stesso si materializzano gli elementi “certi e precisi” della sua irrecuperabilità. Diversamente opinando si rimetterebbe all’arbitrio del contribuente la scelta del periodo d’imposta in cui gli sarebbe più vantaggioso operare la deduzione, snaturando la regola espressa dal principio di competenza, che rappresenta invece criterio inderogabile ed oggettivo per determinare il reddito d’impresa (Corte Sez. 5^, Sentenza n. 16330 del 03/08/2005).

Con secondo motivo la ricorrente assume l’omessa motivazione su un fatto decisivo relativamente al recupero IVA; la CTR avrebbe omesso la disamina degli elementi di fatto prospettati dall’Ufficio secondo cui, nella specie, non sussistevano le condizioni per l’ingresso delle merci nel deposito fiscale D.L. n. 331/9, ex art. 50 bis.

La censura è fondata ravvisandosi nel ragionamento del giudice di merito, quale risulta dalla sentenza, una obiettiva deficienza del criterio logico che lo ha condotto alla formazione del proprio convincimento, alla luce delle considerazioni espresse dall’Ufficio con l’atto di appello.

Con terzo motivo la ricorrente assume la violazione e falsa applicazione dell’art. 1414 c.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3. La CTR, nell’escludere la simulazione dei rapporti con i corrispondenti esteri, avrebbe frainteso il senso del fenomeno simulatorio.

La censura è inammissibile in quanto non risultano indicate le affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che si assumono in contrasto con le disposizioni indicate – o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina. Il quesito di diritto di cui all’art. 366 bis cod. proc. civ., inoltre, è privo della riassuntiva esposizione degli elementi di fatto sottoposti al giudice di merito, della sintetica indicazione della regola di diritto applicata da quel giudice, e della diversa regola di diritto che, ad avviso del ricorrente, si sarebbe dovuta applicare al caso di specie (Sez. 3^, Ordinanza n. 19769 del 17/07/2008).

La sentenza impugnata va cassata in relazione al motivi accolti, con rinvio al giudice del merito, per le sue ulteriori valutazioni, sulla base del principio di diritto affermato e per la liquidazione delle spese.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo ed il secondo motivo di ricorso, cassa la sentenza impu-gnata e rinvia, anche per le spese di questo grado, ad altra sezione della CTR della Campania.

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2011

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