Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10699 del 05/06/2020

Cassazione civile sez. trib., 05/06/2020, (ud. 05/11/2019, dep. 05/06/2020), n.10699

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRUCITTI Roberta – Presidente –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. CATALDI Michele – Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. GILOTTA Bruno – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 9125/2015, promosso da:

C.A., rappresentato e difeso dall’avv. Evaristo Petrocchi e

presso il suo studio domiciliato in Roma, Corso Trieste, 16;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore;

– resistente –

per la cassazione della sentenza n. 58/04/14 della Commissione

Tributaria Regionale dell’Umbria, emessa il 7 ottobre 2014, avente

ad oggetto l’avviso di accertamento n (OMISSIS) IRPEF-ALTRO 2007

della Direzione Provinciale dell’Agenzia delle Entrate di Perugia.

Fatto

RILEVATO

Che:

A C.A. – imprenditore edile – è stato notificato, in data 11/09/2012, l’avviso di accertamento in oggetto con il quale l’Agenzia delle Entrate ha recuperato a tassazione costi per sponsorizzazioni ritenuti parzialmente inesistenti, sulla base dei documenti esibiti su invito dal contribuente. Il controllo era stato avviato in seguito a un processo verbale della Guardia di Finanza, dove il rappresentante della “Polisportiva Aries” aveva dichiarato essere “parzialmente inesistenti” le operazioni esposte dalle fatture per sponsorizzazioni emesse nei confronti del ricorrente. L’Agenzia aveva supportato quest’elemento indiziario ritenendo altresì, fra l’altro, l’antieconomicità dell’operazione e la coincidenza di luogo e di tempo delle prestazioni risultanti dal doppio contratto stipulato con la “Aries Montone” e la “Aries Montone – settore giovanile”.

Con la sentenza sopra indicata la Commissione Tributaria Regionale dell’Umbria, confermando quella di primo grado, ha rigettato il ricorso del contribuente, che ricorre per la cassazione della sentenza per tre motivi.

Per la trattazione è stata fissata l’adunanza in camera di consiglio del 5 novembre 2019, ai sensi dell’art. 375 c.p.c., u.c. e dell’art. 380 bis 1 c.p.c., il primo come modificato ed il secondo introdotto dal D.L. 31 agosto 2016, n. 168, conv. in L. n. 168 del 2016.

L’Agenzia delle Entrate ha depositato atto in funzione della eventuale fissazione dell’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

La sentenza impugnata ha confermato l’accertamento dell’Ufficio e la motivazione della sentenza della Commissione Tributaria Provinciale ritenendo l’atto impositivo adeguatamente motivato in relazione alla dichiarazione del titolare delle due associazioni sponsorizzate – dichiarazione alla quale ha attribuito il valore di una confessione – e agli elementi indiziari costituiti dalla antieconomicità dei due contratti, dall’assenza di prove documentali attendibili in ordine alle prestazioni rese dalle associazioni sponsorizzate (la foto non datata di un cartellone) e dal fatto che si siano conclusi due contratti con due associazioni aventi lo stesso rappresentante, che li avrebbero dovuti eseguire nello stesso luogo e nello stesso periodo temporale.

Il ricorrente deduce:

1 – “motivazione omessa e/o assolutamente e manifestamente illogica e/o contraddittoria con particolare riferimento all’oggetto e alle finalità della sponsorizzazione riguardanti, in generale, la promozione della attività della ditta (effetto c.d. di “ritorno” connesso alla sponsorizzazione prevista nei contratti in data 21.1.2007″;

2 – ” motivazione contraddittoria e/o manifestamente illogica con riferimento alla dichiarazione del sig. S.L. a cui viene distonicamente attribuito al tempo stesso, un presunto valore “confessorio” ed “indiziario” e al connesso capo della sentenza di una presunta “parziale inesistenza” delle spese di sponsorizzazione. Violazione del principio del contraddittorio.

3 – Violazione e falsa applicazione della L. 27 luglio 2000, n. 212, art. 12, commi 2, 4 e 7 (…) e, in generale, del principio del contraddittorio, di collaborazione e di buona fede. Violazione dalla L. 7 gennaio 1929, n. 4, art. 4. Motivazione palesemente illogica e/o contraddittoria in ordine alla “sede” del controllo”.

Il primo motivo è inammissibile.

Intanto, non esprime il parametro di riferimento fra quelli previsti dall’art. 360 c.p.c., comma 1, per il ricorso in cassazione: menziona, a pag. 14, il n. 5, indicando nella mancata considerazione del cd. ritorno economico delle sponsorizzazioni l’omessa motivazione su un punto decisivo per il giudizio, e tenendo conto quindi un parametro non più applicabile ratione temporis, essendo denunziabile in virtù del nuovo disposto dell’art. 360 c.p.c., comma 1 (applicabile al ricorso proposto avverso sentenza depositata il 7.10.2014) solo l’omesso esame di un fatto storico (v., Cass. Sez. Un. 8053/2014).

In secondo luogo attinge ad uno degli elementi del quadro indiziario sulla base del quale è stato confermato l’accertamento dell’Ufficio, senza neppure prospettare che, in assenza di quell’elemento, il quadro indiziario sarebbe stato inidoneo a supportare la decisione.

In terzo luogo, punta a superare la significativa emergenza probatoria emersa su questo punto (l’informazione tratta dall’Ufficio sul prezzo richiesto da un’importante azienda di pubblicità cartellonistica, che per l’affissione di un cartellone richiedeva da 1.000 e 1500 Euro all’anno, a fronte dei 44.000 Euro collocati a costi dal contribuente) attribuendo al contratto con due (o forse solo una) società sportiva dilettantistica un “effetto di ritorno” solo genericamente enunciato e come tale riferibile, inammissibilmente, a qualunque iniziativa pubblicitaria; e adducendo un argomento puramente astratto e comunque rivolto ad una rivalutazione di un elemento di prova, inammissibile in questa sede.

Parimenti, riguardo alla fittizia duplicazione della sponsorizzazione fra Polisportiva Arie Montone – Polisportiva Aries Montone – Sezione Giovanile, il motivo non coglie la ratio decidendi della sentenza, che non risiede ovviamente nel fatto che la squadra giovanile non gioca contemporaneamente con l’altra, ma nel fatto che la “sezione giovanile” non avesse alcuna autonomia rispetto alla sezione per così dire seniores.

Il secondo motivo è parimenti inammissibile, per le ragioni già svolte per il primo motivo.

Peraltro, va, comunque, rilevato che per quanto erroneamente la Commissione Tributaria Regionale abbia ritenuto quella del Sa. una “confessione”, di fatto l’ha considerata alla stregua di un indizio, tanto da inserirla in un compendio poi valutato nel suo complesso. Si è quindi trattato di un errore di diritto in questa sede emendabile che non ha inciso sulla motivazione.

Riguardo alla violazione del principio del contraddittorio e dello statuto del contribuente, che il ricorrente connette alla mancata notificazione delle dichiarazioni del Sa. prima dell’accertamento, la doglianza non tiene conto che il principio del contraddittorio intanto non è regola generale del nostro ordinamento tributario (eccezion fatta per le imposte armonizzate). In secondo luogo non spiega le ragioni per cui se fosse stato previamente informato delle dichiarazioni del Sa., l’accertamento avrebbe potuto essere evitato (Cass., 16036/2015; Cass., Sez. U., 24823/2015).

Il terzo motivo, a mezzo del quale si reiterano sotto l’egida della violazione di legge le censure del secondo mezzo, è inammissibile per le stesse ragioni sopra esposte.

Il richiamo alla L. n. 4 del 1929, art. 24, è inconferente, posto che la dichiarazione del Sa. fu assunta su processo verbale di constatazione e che la norma non può essere letta – senza contraddire la giurisprudenza che definisce la portata del principio del contraddittorio – nel senso che di ogni elemento indiziario a carico del contribuente debba redigersi p.v.c. al suo cospetto.

Nulla per le spese, in assenza di attività difensiva dell’Agenzia delle Entrate.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 – quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 – bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 5 novembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 5 giugno 2020

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA