Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1069 del 18/01/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 18/01/2017, (ud. 14/10/2016, dep.18/01/2017),  n. 1069

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

Dott. SCALISI Antonino – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18855/2015 proposto da:

E.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA VITTORIO

ARMINJON 8, presso lo studio dell’avvocato CRISTIANO PAZIENTI,

rappresentata e difesa dall’avvocato GIUSEPPE PICCIONE, giusta

procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

R.A.M.T., F.M., F.P.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 172/2015 del TRIBUNALE di TARANTO, emessa il

16/01/2015 e depositata il 06/07/2015;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/10/2016 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONINO SCALISI.

Fatto

FATTO E DIRITTO

Rilevato che il Consigliere designato, dott. A. Scalisi, ha depositato ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., la seguente proposta di definizione del giudizio:

La sig.ra E., con atto di appello lamentava che il Giudice di Pace con sentenza n. 248 del 2006 avesse erroneamente rigettato la domanda ex art. 844 c.c., senza valutare correttamente le risultane istruttorie e, in particolare, la CTU.

Si costituivano in appello F.A. e R.A.M.T., chiedendo il rigetto del gravame e la condanna dell’appellante al pagamento del doppio grado del giudizio. Interrotto il giudizio per il decesso di F.A. veniva riassunto nei confronti dell’erede F.M., che pure si costituiva in giudizio.

Il Tribunale con sentenza n. 172 del 2015 rigettava l’appello e confermava integralmente la sentenza di primo grado. Secondo il Tribunale, andava confermata la valutazione del Giudice di Pace secondo il quale i rumori provenienti dall’appartamento sovrastante a quello dell’appellante non superavano la normale tollerabilità.

Considerato che:

1.- Con l’unico motivo E.A. denuncia la violazione e falsa applicazione di norme di diritto, segnatamente dell’art. 844 c.c.. Violazione e falsa applicazione del combinato disposto fra gli artt. 844 e le leggi in materia di inquinamento acustico, L. n. 447 del 1995, D.P.C.M. 1 marzo 1991, art. 2, D.P.C.M. 14 novembre 1997, artt. 2, L.R. Puglia 12 febbraio 2002, n. 3, artt. 3 e 4, art. 3 (ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3). Sostiene la ricorrente che, erroneamente, il Tribunale, ha ritenuto, condividendo la motivazione del Giudice di Pace, che i livelli di rumorosità riscontrati erano conformi a quelli previsti dal D.P.C.M. 1 marzo 1991, tenendo conto che sia i rumori diurni che quelli notturni erano largamente inferiori a quelli massimi previsti nella citata normativa rispettivamente pari a 60 db per il giorno e 50 db per la notte, perchè non avrebbe valutato la condizione dei luoghi, la particolare tipologia dei rumori (rumori così come sono stati definiti “Sporchi e ripetitivi” come tale irritanti e sconvenienti disgustosi tali da compromettere la tranquilla vivibilità di un immobile), la particolarità che essi fossero percepibili dalla camera da letto della signora E., sulla cui verticale insisteva il vano bagno dei sigg. F.- R. non adeguatamente coibentato. Il Tribunale avrebbe violato la norma di cui all’art. 844 c.c., dato che, il Giudice a quo, anzichè compiere una specifica valutazione della fattispecie secondo i criteri dettati dalla norma, calandola nel concreto del caso in esame, si sarebbe limitato ad affermare il sostanziale rispetto dei valori limite della normativa anti-inquinamento.

E di più, il Tribunale di Taranto, avrebbe erroneamente ritenuto che si potesse prescindere dal superamento dei limiti legali sul semplice presupposto che il superamento di quel limite era modestissimo, non tenendo conto che secondo gli orientamenti giurisprudenziali il superamento dei limiti massimi di rumore stabiliti dalla legge integra, comunque, gli estremi di un illecito, dato che il superamento dei limiti massimi stabiliti dalla legge, altro non sono che i criteri minimali per ritenere intollerabile la rumorosità di che trattasi.

1.1.- Il motivo merita di essere accolto.

Va qui premesso che sussistono due livelli di tutela di fronte all’immissione rumorosa, da una parte il regime amministrativo deputato alla P.A. (disciplinato dalla L. n. 447 del 1995, e dal D.P.C.M. del 1991 con successive modifiche ed integrazioni) e dall’altro vigono i principi civilistici che regolano i rapporti tra privati riconducibili nell’ambito del codice agli artt. 844 e 2043 c.c., dotati di fondamento costituzionale e comunitario.

Tuttavia, come ha avuto modo di affermare questa Corte in altra occasione (cfr. sent. n. 1151del 2003; n. 5697 del 2001), il superamento dei livelli massimi di tollerabilità determinati da leggi e regolamenti integrano senz’altro gli estremi di un illecito anche se l’eventuale non superamento non può considerarsi senz’altro lecito, dovendo il giudizio sulla loro tollerabilità essere effettuato alla stregua dei principi stabiliti dall’art. 844 c.c..

Tale principio, nella sua prima parte, si basa sull’evidente considerazione che, se le emissioni acustiche superano, la soglia di accettabilità prevista dalla normativa speciale a tutela di interessi della collettività, così pregiudicando la quiete pubblica, a maggior ragione le stesse, ove si risolvano in immissioni nell’ambito della proprietà del vicino, ancor più esposto degli altri, in ragione della vicinanza, ai loro effetti dannosi, devono per ciò solo considerarsi intollerabili, ai sensi dell’art. 844 c.c., e, pertanto, illecite anche sotto il profilo civilistico. Tanto non è stato considerato dal giudice di merito, che, pur avendo rilevato che il livello di rumorosità, di cui si dice, in alcuni spazi temporali (ore notturne, a finestre aperte e con uso dello scarico del WC), superava il valore previsto dal Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 1 Marzo 1991, quale livello massimo, tuttavia, ha ritenuto che quell’inquinamento acustico fosse “modestissimo” e non superasse la normale tollerabilità.

Per questi motivi, si propone l’accoglimento del ricorso. Il Consigliere relatore”.

Tale relazione veniva comunicata al difensore della ricorrente.

Il Collegio, condivide argomenti e proposte contenute nella relazione ex art. 380 bis c.p.c., alla quale non sono stati mossi rilievi critici.

In definitiva, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata e la causa va rinviata al Tribunale di Taranto in persona di altro magistrato, anche per il regolamento delle spese relative al presente giudizio di cassazione.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa al Tribunale di Taranto nella persona di altro magistrato, anche per il regolamento delle spese del presente giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Sesta Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 14 ottobre 2016.

Depositato in Cancelleria il 18 gennaio 2017

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