Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10679 del 13/05/2011

Cassazione civile sez. VI, 13/05/2011, (ud. 31/03/2011, dep. 13/05/2011), n.10679

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUCCIOLI Maria Gabriella – Presidente –

Dott. FELICETTI Francesco – Consigliere –

Dott. CECCHERINI Aldo – rel. Consigliere –

Dott. PICCININNI Carlo – Consigliere –

Dott. BERNABAI Renato – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA INTERLOCUTORIA

sul ricorso 7636-2010 proposto da:

FINTECNA – FINANZIARIA PER I SETTORI INDUSTRIALE E DEI SERVIZI SPA

(OMISSIS) in persona del Direttore Generale, elettivamente

domiciliata in ROMA, VIA G. D’AREZZO 18, presso lo studio

dell’avvocato MAGRI’ ENNIO, che la rappresenta e difende, giusta

procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

FALLIMENTO DELLA COMAPRE SPA in persona del Curatore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA COSSERIA 2, presso il dott. P.

A., rappresentato e difeso dall’avv. SELLITTI GENOVEFFA, giusta

delega a margine del controricorso e ricorso incidentale;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

PONTISTRADE SPA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 2356/2009 della CORTE D’APPELLO di MILANO del

22.1.08, depositata il 10/09/2009;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

31/03/2011 dal Consigliere Relatore Dott. CECCHERINI Aldo;

udito per la ricorrente l’Avvocato Magrì Fabrizio (per delega avv.

Magrì Ennio) che si riporta agli scritti;

E’ presente il Procuratore Generale in persona del Dott. RUSSO

Rosario Giovanni che ha concluso per l’assegnazione del ricorso alle

Sezioni Unite.

Fatto

PREMESSO IN FATTO

1. – E’ stata depositata la seguente relazione, in applicazione dell’art. 380 bis c.p.c.:

Con sentenza 10 settembre 2009, la Corte d’appello di Milano, parzialmente riformando la sentenza pronunciata in primo grado dal Tribunale di Milano, ha ridotto da Euro 6.216.224,11 ad Euro 5.94 9.343,49, oltre agli accessori, l’importo dovuto da Fintecnica Finanziaria Settori Industriale e Servizi spa al Fallimento Comapre spa a titolo di corrispettivo di tre contratti di appalto. Per uno di tali contratti la Comapre, al netto di compensazioni tra crediti e debiti, risultava in credito per un cospicuo ammontare, mentre per gli altri due risultava in debito per importi inferiori. La prova dei debiti di Fintecnica era costituita dalle transazioni concluse tra la Iritecnica – poi incorporata da Fintecnica – e l’associazione temporanea di imprese della quale aveva fatto parte la stessa società poi dichiarata fallita, transazioni concluse dopo la predetta dichiarazione di fallimento e senza la partecipazione della Comapre. Per tale ragione il debito di Fintecnica per il primo contratto doveva essere considerato quale ivi indicato al netto di tutte le poste attive e passive.

La corte ha invece escluso che la Fintecnica potesse opporre al fallimento in compensazione, a norma della L. Fall., art. 56, i crediti vantati nei confronti della fallita Comapre in forza degli altri due contratti. L’esistenza di detti crediti era innegabile ma la loro compensabilità era esclusa, trattandosi di crediti derivanti da acquisti posteriori alla dichiarazione di fallimento della Comapre spa, e non essendo stata data la prova che fossero scaduti anteriormente alla dichiarazione medesima. Secondo la corte territoriale, gli argomenti logici spesi dalla Fintecnica non dimostravano nulla di preciso al riguardo.

Per la cassazione della sentenza, non notificata, ricorre Fintecnica Finanziaria Settori Industriale e Servizi spa, per quattro motivi. Il fallimento resiste con controricorso e ricorso incidentale.

I due ricorsi, proposti contro la medesima sentenza e pertanto da riunire, potranno essere decisi in camera di consiglio se saranno condivise le considerazioni che seguono. Poichè la sentenza impugnata è stata depositata il 10 settembre 2009, il termine semestrale di cui all’art. 327 c.p.c. per proporre ricorso per cassazione scadeva, tenuto conto di cinque giorni di sospensione feriale dei termini, il 15 marzo 2010, che era lunedì. L’esercizio del potere d’impugnazione in data 16 marzo 2010 da parte della ricorrente principale è stato pertanto tardivo, e il suo ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

In conseguenza di quanto affermato al punto precedente, il ricorso incidentale deve essere dichiarato inefficace a norma dell’art. 334 c.p.c..

Si propone pertanto che la corte, in camera di consiglio, dichiari l’inammissibilità del ricorso principale e l’inefficacia del ricorso incidentale, a norma dell’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 1.

2. – La relazione è stata comunicata al pubblico ministero e notificata alle parti. La società ricorrente ha depositato memoria.

Diritto

RITENUTO IN DIRITTO

3. – Il collegio ha esaminato il ricorso, il controricorso, la relazione e la memoria depositata.

4. Nella memoria si sostiene che, a norma della L. 18 giugno 2009, n. 69, art. 58, la novella dell’art. 327 c.p.c., contenuta nella L. n. 69 del 2009, art. 46, comma 17 cit., si applica ai giudizi instaurati dopo la data della sua entrata in vigore, il giudizio dovendosi intendere unitariamente, avuto riguardo alla data di citazione introduttiva del giudizio di primo grado.

5. Il collegio ha ritenuto questa interpretazione conforme alla sua giurisprudenza.

Il ricorso, da ritenere tempestivo, deve essere rimesso alla pubblica udienza, insieme al ricorso incidentale.

P.Q.M.

La corte rimette la causa alla pubblica udienza.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Prima Sezione della Corte Suprema di Cassazione, il 31 marzo 2011.

Depositato in Cancelleria il 13 maggio 2011

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