Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10675 del 03/05/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 03/05/2017, (ud. 09/03/2017, dep.03/05/2017),  n. 10675

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

Dott. SESTINI Danilo – rel. Consigliere –

Dott. RUBINO Lina – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11273/2016 proposto da:

VILLA SPARINA RESORT DI S. E T.M. & C SAS, in

persona del legale rappresentante pro tempore, elettivamente

domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CORTE SUPREMA DI

CASSAZIONE, rappresentata e difesa dall’Avvocato FABIO GARAVENTA;

– ricorrente –

contro

P.R. DI S.R. & C SNC, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA

BARBERINI 29, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO BERARDI,

rappresentata e difesa dall’avvocato LUIGI FELICE NEGRO;

– controricorrente –

contro

IMPRESA EDILE P.C., ASSICURAZIONI GENERALI ITALIA

SPA;

– intimati –

avverso la sentenza n. 604/2015 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 30/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 09/03/2017 dal Consigliere Dott. DANILO SESTINI.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

la ESSEMME di S.M. & C s.a.s. convenne in giudizio la società P.R. di S.R. & C. s.n.c. e l’Impresa Edile P.C. richiedendo il risarcimento dei danni conseguenti al ritardato adempimento delle prestazioni ad esse appaltate (afferenti al rifacimento della copertura di un immobile da adibire a struttura alberghiera);

la Corte di Appello di Torino ha confermato la sentenza di primo grado che aveva respinto le domande della società attrice ed aveva accolto la riconvenzionale proposta dalla soc. P.R.;

ha proposto ricorso per cassazione la soc. Villa Sparina Resort di S. e T.M. & C. s.a.s. (già ESSEMME s.a.s.), affidandosi a tre motivi.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

il primo motivo è inammissibile in quanto denuncia un vizio motivazionale (di contraddittoria e illogica motivazione) ai sensi del vecchio testo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5), non applicabile ratione temporis;

il secondo e il terzo motivo (che denunciano rispettivamente – la violazione e falsa applicazione degli artt. 1655 e 2051 c.c. e degli artt. 1655 e 1218 c.c.) sono anch’essi inammissibili in quanto sono dedotti in modo generico e senza indicazione di specifiche affermazioni integranti errores in iure e si risolvono in un’istanza di complessiva rivalutazione del merito sul presupposto fattuale opposto a quello accertato dalla Corte – che le appaltatrici avessero assunto il rischio delle precipitazioni atmosferiche durante il periodo di “scopertura” dell’edificio;

le spese di lite seguono la soccombenza;

trattandosi di ricorso proposto successivamente al 30.1.2013, sussistono le condizioni per l’applicazione del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater.

PQM

la Corte dichiara l’inammissibilità del ricorso e condanna la ricorrente a rifondere alla controricorrente le spese di lite, liquidate in Euro 5.600,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 e agli accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 9 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 3 maggio 2017

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