Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10655 del 04/05/2018

Civile Ord. Sez. 5 Num. 10655 Anno 2018
Presidente: BRUSCHETTA ERNESTINO LUIGI
Relatore: NONNO GIACOMO MARIA

ORDINANZA
sul ricorso iscritto al n. 25054/2011 R.G. proposto da
Agenzia delle entrate, in persona del Direttore pro tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso la quale
è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi n. 12;
4t

– ricorrente contro
XX s.a.s., in persona del legale rappresentante pro tempore, A.A. e B.B.,

RILEVATO CHE

Coni. est.
Nonno

Data pubblicazione: 04/05/2018

1. con sentenza n. 44/01/10 del 12/07/2010, la CTR del Piemonte,
a seguito degli appelli riuniti proposti dalla Auto XX. s.a.s. e dai singoli soci, riformava sei sentenze pronunciate dalla
CTP di Torino e relative ad altrettanti avvisi di accertamento emessi nei
confronti della società e dei singoli soci, concernenti VIVA e l’IRAP in

2004 ed aventi ad oggetto, per quanto interessa ancora in questa sede,
l’erronea adozione del regime IVA del margine con riferimento a compravendite intracomunitarie di autoveicoli usati;
1.1. deduceva, in buona sostanza, la CTR che il mancato riconoscimento del regime IVA del margine implicava un maggiore imponibile
in conseguenza della mancata detrazione dell’imposta da parte della
società, detrazione cui la società aveva diritto, anche in ragione del
fatto che il comportamento della stessa non era stato scientemente
fraudolento;

2. con tempestivo ricorso per cassazione, affidato a quattro motivi,
l’Agenzia delle entrate impugnava la sentenza della CTR;

3. la Auto XX s.a.s. e i singoli soci resistevano con controricorso.

CONSIDERATO CHE
1. con il primo motivo di ricorso la ricorrente deduce violazione e
falsa applicazione degli artt. 36 e 37 del d.l. 23 febbraio 1995, n. 41,
conv. con modif. nella I. 23 marzo 1995, in relazione all’art. 360, primo
comma, n. 3, cod. proc. civ., evidenziando che, indipendentemente
dalla connotazione fraudolenta dell’operazione, nel caso di mancata applicazione del regime del margine, la conseguenza per l’imprenditore è
il pagamento dell’IVA ad aliquota piena, cosa che in concreto non è
avvenuto, con conseguente acquisizione di un vantaggio fiscale per la
società contribuente, erroneamente negato dalla CTR;
2

Coni, est.
Nonno

capo alla società e l’IRPEF in capo ai soci per gli anni d’imposta 2003 e

2. con il secondo motivo di ricorso la ricorrente deduce la violazione
dell’art. 57 della I. 31 dicembre 1992, n. 546 e la conseguente nullità
della sentenza, ex art. 360, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., evidenziando, in buona sostanza, che la domanda volta ad ottenere il riconoscimento della detraibilità dell’IVA assolta sugli acquisti per i quali

e proposta per la prima volta in appello;

3. con il terzo motivo di ricorso, proposto in via subordinata rispetto
al secondo, l’Agenzia delle entrate contesta la violazione e la falsa applicazione degli artt. 36 e 37 del d.l. 23 febbraio 1995, n. 41, conv. con
modif. nella I. 23 marzo 1995, nonché 19 e 25 del d.P.R. 26 ottobre
1972, n. 633, in relazione all’art. 360, primo comma, n. 3, cod. proc.
civ., non risultando rispettati i requisiti formali perché si possa procedere, in ipotesi, alla detrazione dell’IVA, che, in ogni caso, rappresenta
una facoltà del contribuente, cui non è possibile procedervi d’ufficio da
parte del Fisco;

4. con il quarto motivo di ricorso, infine, la ricorrente rileva l’insufficiente motivazione su fatto controverso e decisivo, ex art. 360, primo
comma, n. 5, cod. proc. civ., avendo la CTR escluso l’evasione d’imposta senza alcuna effettiva motivazione al riguardo;

5. i motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono fondati nei termini che seguono;
5.1. non è in discussione l’inapplicabilità alla fattispecie de qua del
regime IVA del margine di utilità, con la conseguenza che la società
ricorrente era tenuta all’integrale versamento dell’IVA sulle cessioni degli autoveicoli ad aliquota piena; e non è dubbio che il mancato versamento dell’IVA ad aliquota piena, diversamente da quanto ritenuto

3

Con est.
G. Nonno

è stato contestato l’illegittimo utilizzo del regime del margine è nuova

dalla CTR, ha comportato un beneficio fiscale competitivo per la Auto
XX s.a.s.;
5.2. indipendentemente dal fatto se la domanda di detrazione
dell’IVA era stata già prospettata dalla Auto XX s.a.s. in primo grado
(e, dunque, dalla circostanza se la stessa sia stata o meno tempestivamente dedotta in appello), non può non evidenziarsi che il principio

posto in discussione dall’accertamento effettuato – esige che la detrazione dell’IVA a monte sia accordata solo se gli obblighi sostanziali sono
soddisfatti, anche se taluni obblighi formali siano stati, in ipotesi,
omessi dai soggetti passivi (cfr. CGUE 27/09/2007, C-146/05, Collee;
CGUE 08/05/2008, C-95/07 e C-96/07, Ecotrade, richiamata dalla
stessa sentenza della CTR);
5.3. peraltro, con riferimento alla fattispecie in esame, l’adozione
del regime del margine ha comportato il mancato immediato versamento dell’IVA con riferimento agli acquisti operati dalla Auto XX
s.a.s. Sicché gli obblighi sostanziali – che la stessa sentenza Eco trade,

invocata dalla CTR, esige siano rispettati ai fini della detrazione – nella
specie risultano violati, essendo stata alterata l’ordinaria sequenza
della rivalsa e della detrazione, indefettibile nel sistema dell’IVA;
5.4. ne consegue che ha sicuramente errato la CTR quando ha
escluso l’evasione dell’imposta, potendo il comportamento eventualmente non fraudolento della contribuente rilevare esclusivamente sotto
il profilo della sanzione applicabile (cfr. Cass. n. 2227 del 31/01/2011);

6. in conclusione, il ricorso va accolto e la sentenza va cassata con
rinvio alla Commissione tributaria regionale del Piemonte che, in diversa composizione, provvederà anche sulle spese del presente giudizio.

P.Q.M.

4

Con sf est.
G.M Nonno

di neutralità fiscale – evocato dalla sentenza impugnata e che sarebbe

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla
Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, anche per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma il 12 dicembre 2017.

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