Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10637 del 22/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 22/04/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 22/04/2021), n.10637

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25255-2019 proposto da:

FINEDIT – FINANZIARIA EDITORIALE SRL -, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA,

rappresentata e difesa dall’Avvocato MASSIMO URSO;

– ricorrente –

contro

C.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CRESCENZIO N. 62, presso lo studio dell’avvocato FLAVIO NICOLOSI,

rappresento e difeso dall’avvocato ROSARIO ERRANTE;

– controricorrente-

avverso la sentenza n. 57/2019 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 14/02/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CARLA

PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’Appello di Reggio Calabria ha respinto l’appello principale della Finanziaria Editoriale srl; ha accolto l’appello incidentale di C.F. e, in parziale riforma della decisione di primo grado, ha ritenuto che il rapporto di lavoro tra le parti si è svolto fino al (OMISSIS) (anzichè fino al giugno 2011 come stabilito dal Tribunale) ed ha rideterminato la somma spettante al lavoratore a titolo di differenze retributive in misura pari a Euro 84.518,92;

2. la Corte territoriale, per quanto ancora rileva, ha escluso, conformemente al Tribunale, che la scrittura privata del (OMISSIS) avesse i requisiti di contenuto per poter essere qualificata come transazione oppure come rinuncia del lavoratore; ha confermato la qualificazione come subordinato del rapporto di lavoro giornalistico dando prevalente rilievo agli indici significativi del pieno inserimento del lavoratore nella struttura aziendale, con sottoposizione al potere direttivo, e solo in via secondaria alla fissità della retribuzione mensile nonchè al carattere riduttivo, oltre che poco comprensibile, dei tre contratti a progetto conclusi tra le parti;

3. ha accertato, nell’esaminare l’appello incidentale, che il rapporto di lavoro era proseguito con identiche modalità quantomeno fino alla fine di settembre 2011 ed ha rilevato come, in ragione di ciò, risultasse irrilevante la censura della società sull’applicazione dell’art. 2113 c.c., per il fatto che, se anche la scrittura privata fosse stata qualificata come rinuncia o transazione, l’impugnativa stragiudiziale del lavoratore era intervenuta tempestivamente, cioè entro il termine di sei mesi dalla cessazione del rapporto, ed esattamente con lettera raccomandata ricevuta dalla società il (OMISSIS);

4. avverso tale sentenza la società FINEDIT – Finanziaria Editoriale srl ha proposto ricorso per cassazione, affidato a tre motivi; C.F. ha resistito con controricorso;

5. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza camerale, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. col primo motivo del ricorso è dedotta, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, violazione e falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, e dell’art. 118 disp. att. c.p.c.;

7. si sostiene che la sentenza d’appello, nel rinviare per relationem alla sentenza di primo grado, non esplicita, neanche in modo sintetico, le ragioni della conferma della decisione in riferimento ai motivi di impugnazione proposti, rendendo impossibile individuare il thema decidendum e le ragioni poste a fondamento della decisione;

8. il motivo è anzitutto inammissibile perchè la parte ricorrente omette di trascrivere e depositare gli atti processuali su cui la censura si basa, quindi la sentenza di primo grado e il ricorso in appello della società, in contrasto con le prescrizioni imposte dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, (v. Cass., S.U. n. 8077 del 2012);

9. comunque non appare configurabile un vizio di violazione dell’art. 132 c.p.c., n. 4, atteso che la motivazione apparente, secondo quanto chiarito da questa Corte (v. Cass., S.U. n. 22232 del 2016; Cass. n. 12351 del 2017), è tale da rendere non percepibile il fondamento della decisione, perchè recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento; tali difetti non sono in alcun modo rinvenibili nella decisione impugnata che ha dato conto, sia pure attraverso vari riferimenti alla pronuncia di primo grado, della insussistenza dei requisiti di cui all’art. 2113 c.c., oltre che della irrilevanza di tale questione ai fini del decidere (per effetto del riconosciuto protrarsi del rapporto di lavoro fino al (OMISSIS) e quindi della tempestività dell’impugnazione) nonchè della corretta qualificazione del lavoro giornalistico svolto come subordinato;

10. col secondo motivo di ricorso è denunciata, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione degli artt. 1362,1363,1366,1369,1965 e 2113 c.c., per avere la Corte di merito errato nell’escludere la qualificazione della scrittura privata del (OMISSIS) (trascritta e prodotta in allegato al ricorso) come transazione o rinuncia;

11. il motivo è inammissibile in quanto non risulta censurata la seconda ratio decidendi adottata dalla Corte di merito sulla questione relativa all’art. 2113 c.c.;

12. la sentenza impugnata, dopo aver accertato la durata del rapporto di lavoro fino al (OMISSIS), ha sottolineato come tale circostanza (peraltro non oggetto di ricorso per cassazione) rendesse irrilevante la questione della qualificazione della scrittura privata del (OMISSIS) ai sensi dell’art. 2113 c.c.; difatti, ove anche si qualificasse la scrittura suddetta come rinuncia o transazione, risulta accertata in sentenza la proposizione di una impugnativa stragiudiziale entro il termine di decadenza di sei mesi dalla cessazione del rapporto;

13. questa ratio decidendi, che esclude in radice qualsiasi effetto preclusivo riconducibile alla scrittura privata, non è stata impugnata col ricorso in esame;

14. costituisce orientamento consolidato di questa Corte che, ove sia impugnata una statuizione fondata su più ragioni argomentative, tutte autonomamente idonee a sorreggerla, è necessario, per giungere alla cassazione della pronuncia, che ciascuna di esse abbia formato oggetto di specifica censura; diversamente, l’omessa impugnazione di una delle autonome rationes decidendi e quindi la definitività della decisione sul punto, rende inammissibile per difetto di interesse la censura relativa alle altre statuizioni in quanto inidonea a determinare l’annullamento della sentenza (cfr. Cass. n. 3633 del 2017; Cass. n. 18441 del 2017; Cass. n. 3386 del 2011; Cass. n. 24540 del 2009; Cass. n. 4349 del 2001);

15. col terzo motivo di ricorso si censura la sentenza d’appello, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per violazione e falsa applicazione dell’art. 2094 c.c., per avere la Corte di merito ritenuto dimostrato il carattere subordinato del rapporto prescindendo dalla ricerca della volontà delle parti contenuta nella scrittura privata più volte citata;

16. neppure questo motivo può trovare accoglimento;

17. occorre, quanto al dedotto vizio di violazione di legge, ribadire i confini del sindacato di legittimità sulla qualificazione del rapporto di lavoro operata dai giudici di merito, come tracciati da una consolidata giurisprudenza. E’ costante l’affermazione secondo cui, ai fini della qualificazione del rapporto di lavoro come autonomo o subordinato, è censurabile in sede di legittimità soltanto la determinazione dei criteri generali e astratti da applicare al caso concreto, cioè l’individuazione del parametro normativo, mentre costituisce accertamento di fatto, come tale incensurabile in detta sede, la valutazione delle risultanze processuali al fine della verifica di integrazione del parametro normativo, (cfr. Cass., n. 17009 del 2017; Cass., n. 9808 del 2011; Cass., n. 13448 del 2003; Cass., n. 8254 del 2002; Cass., n. 14664 del 2001; Cass., n. 5960 del 1999);

18. con riferimento all’attività giornalistica, si è ritenuto che “rilevano ai fini della individuazione del rapporto di lavoro subordinato l’ampiezza di prestazioni e l’intensità della collaborazione, che devono essere tali da comportare l’inserimento stabile del lavoratore nell’organizzazione aziendale, intendendo per stabilità il risultato di un patto in forza del quale il datore di lavoro possa fare affidamento sulla permanenza della disponibilità senza doverla contrattare volta per volta, dovendosi distinguere tra i casi, riconducibili al lavoro subordinato, in cui il lavoratore rimane a disposizione del datore di lavoro tra una prestazione e l’altra in funzione di richieste variabili e quelli, riconducibili al lavoro autonomo, in cui è invece configurabile una fornitura scaglionata nel tempo, ma predeterminata, di più opere e servizi in base ad unico contratto, con l’avvertenza che può influire nella distinzione anche il dato quantitativo relativo all’entità degli interventi del committente in corso d’opera”, (Cass. n. 12252 del 2003; cfr. anche Cass. n. 22785 del 2013; Cass. n. 5079 del 2009);

19. la Corte di merito si è attenuta ai suddetti principi ed ha ritenuto, sia pure facendo propria la valutazione compiuta dal Tribunale, che ricorresse nel caso di specie il vincolo di dipendenza sul rilievo dello stabile inserimento del lavoratore nell’organizzazione di Finedit, della sottoposizione del predetto al potere di coordinamento e direzione societario, secondo quanto riferito dai testimoni e desumibile dai prospetti paga mensili degli anni 2000, 2004 e dal 2008 al 2011 nonchè dai compensi percepiti dal C. anche in periodi non coperti da contratti a progetto;

20. per le ragioni esposte il ricorso deve essere respinto;

21. le spese del giudizio di legittimità seguono la soccombenza e si liquidano come in dispositivo;

22. si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la società ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 5.000,00 per compensi professionali, in Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso spese generali nella misura del 15% ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 aprile 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA