Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10636 del 22/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 22/04/2021, (ud. 24/02/2021, dep. 22/04/2021), n.10636

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. LEONE Margherita Maria – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 20968-2019 proposto da:

P.S., elettivamente domiciliato presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA,

rappresentato e difeso dall’Avvocato GIUSEPPE MALTA;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE – RISCOSSIONE, (OMISSIS);

– intimata –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso lo studio dell’avvocato

ANTONIETTA CORETTI, che lo rappresenta e difende unitamente agli

avvocati CARLA D’ALOISIO, LELIO MARITATO, EMANUELE DE ROSE, ANTONINO

SGROI;

– resistente –

avverso il provvedimento n. 289/2018 della CORTE D’APPELLO di

POTENZA, depositata l’08/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 24/02/2021 dal Consigliere Relatore Dott. CARLA

PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. P.S. ha proposto ricorso al fine di ottenere: la declaratoria di inesistenza o nullità della notifica delle cartelle di pagamento elencate in atti, con conseguente estinzione del credito oggetto dell’intimazione di pagamento n. (OMISSIS) per intervenuta prescrizione quinquennale; la declaratoria di inesistenza o nullità della notifica della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria dell'(OMISSIS) e, comunque, l’inidoneità della stessa a costituire valido atto interruttivo della prescrizione; l’accertamento del decorso del termine quinquennale di prescrizione tra la data di notifica delle cartelle di pagamento (dal 2004 al 2011) e la data di notifica dell’intimazione di pagamento ((OMISSIS)); la declaratoria di illegittimità, nullità o inefficacia dell’intimazione di pagamento;

2. Il Tribunale di Potenza, con sentenza n. 839/2017, ha dichiarato la propria incompetenza in relazione alle cartelle di pagamento relative a sanzioni comminate per violazioni al Codice della Strada ed ha respinto nel resto il ricorso; il tribunale ha ritenuto validamente interrotta la prescrizione rispetto alla notifica delle cartelle avvenuta tra il (OMISSIS), in forza della notifica della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria dell'(OMISSIS), consegnata a mani della madre del P. (in (OMISSIS)); inoltre, che il nuovo termine di prescrizione decorrente dall'(OMISSIS) era stato interrotto dalla notifica dell’intimazione di pagamento in data (OMISSIS);

3. la Corte d’appello di Potenza, con sentenza n. 289 pubblicata l’8.1.2019, ha respinto l’appello di P.S. confermando la decisione di primo grado;

4. la Corte di territoriale ha ritenuto inammissibile la censura di irritualità della notifica delle cartelle n. (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), sia perchè generica, sia perchè tardiva, non avendo il contribuente impugnato, in funzione recuperatoria, il preavviso di iscrizione ipotecaria che faceva riferimento alle predette tre cartelle ed inoltre perchè l’omessa notifica delle cartelle non era stata dedotta in primo grado, avendo anzi il predetto, in quella sede, confessato di aver ricevuto la notifica delle cartelle ed eccepito la prescrizione relativa al periodo intercorrente tra la notifica delle cartelle e quella dell’intimazione di pagamento;

5. ha respinto la censura di irritualità della notifica delle cartelle n. (OMISSIS), (OMISSIS), per mancata sottoscrizione del consegnatario, rilevando che gli avvisi di ricevimento riferiti alle citate cartelle risultavano sottoscritti, in corrispondenza della dicitura “destinatario”, da C.L., indicata come “madre” in corrispondenza della dicitura “familiare convivente”;

6. ha respinto la censura di irritualità della notifica della cartella n. (OMISSIS), basata sul rilievo che non risultassero il numero identificativo della cartella e la qualifica del consegnatario, rilevando che il piego era stato consegnato il (OMISSIS) a mani di R.M. (di cui non era indicata la qualità di moglie) e poi depositato dall’agente postale presso la casa comunale ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26; che la denunciata irritualità non aveva comunque impedito la conoscenza dell’atto;

7. ha respinto la censura di irritualità della notifica dell’avviso di iscrizione ipotecaria rilevando che la stessa era stata eseguita presso la residenza del P. (in (OMISSIS)) a mani della madre convivente C.L.;

8. ha confermato la statuizione sulla efficacia interruttiva riconosciuta alla notifica dell’avviso di iscrizione ipotecaria, sottolineando come l’atto notificato l'(OMISSIS) contenesse oltre al preavviso, anche l’indicazione delle cartelle portanti i crediti Inps nonchè la richiesta di pagamento, con avviso che in mancanza si sarebbe proceduto all’iscrizione della garanzia reale sugli immobili specificamente indicati;

9. ha respinto la censura relativa alla mancanza di prova dell’invio della raccomandata informativa prevista per le cartelle n. (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) e all’assenza di prova di elementi che consentissero di collegare l’avviso di ricevimento del 27.11.2010 alla notifica della cartella n. (OMISSIS), giudicando tardiva la censura per non avere il contribuente impugnato, in funzione recuperatoria, la comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria; ha rilevato come la censura sarebbe comunque inammissibile e infondata per avere l’appellante ammesso di aver ricevuto la notifica delle cartelle;

10. avverso tale sentenza P.S. ha proposto ricorso per cassazione affidato a sette motivi, illustrati da successiva memoria; l’INPS, anche quale procuratore di SCCI spa, ha depositato procura speciale e l’Agenzia delle Entrate Riscossione non ha svolto difese;

11. la proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

Diritto

CONSIDERATO

che:

12. col primo motivo di ricorso è dedotta violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 132c.p.c., comma 2, n. 4 (art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5), per motivazione apparente non avendo la Corte d’appello pronunciato sull’eccezione sollevata a pag. 17, lett. d) del relativo ricorso ove si osservava che “ove il Giudice di prime cure avesse ritenuto, invece, provato tale onere avrebbe dovuto esplicitare le ragioni del proprio convincimento sulla regolarità del procedimento notificatorio che, peraltro, necessitava ai fini del suo perfezionamento dell’invio delle c.d. raccomandate informative, così dedotto anche in occasione dell’udienza del 14.2.2017”;

13. il motivo è inammissibile per più ragioni; anzitutto, per mancata trascrizione e deposito della sentenza di primo grado e del ricorso in appello, trascritti solo in minima parte; inoltre, per genericità della censura in quanto non è specificato a quali notifiche si faccia riferimento; ancora, e comunque, sul rilievo che ad integrare gli estremi del vizio di omessa pronuncia non basta la mancanza di un’espressa statuizione del giudice, ma è necessario che sia stato completamente omesso il provvedimento che si palesa indispensabile alla soluzione del caso concreto: ciò non si verifica quando la decisione adottata comporti la reiezione della pretesa fatta valere dalla parte, anche se manchi in proposito una specifica argomentazione, dovendo ravvisarsi una statuizione implicita di rigetto quando la pretesa avanzata col capo di domanda non espressamente esaminato risulti incompatibile con l’impostazione logico-giuridica della pronuncia (Cass. n. 20311 del 2011); dovendosi ulteriormente sottolineare come il giudice d’appello sia giudice di merito (e la sentenza d’appello sostituisce completamente quella di primo grado), dinanzi al quale deve farsi valere l’errore in fatto o in diritto che si addebita al primo giudice e non solo, formalmente, il vizio di motivazione apparente;

14. col secondo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione dell’art. 1335 c.c., del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26; del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, della L. n. 890 del 1982, art. 7, degli artt. 139 e 140 c.p.c. (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5);

15. si assume che la Corte territoriale ha ritenuto valida la notifica delle cartelle n. (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS) eseguita a mezzo ufficiale giudiziario in luogo diverso rispetto all’indirizzo indicato e richiesto per la notifica e senza che l’ufficiale giudiziario avesse inviato la raccomandata cd. informativa, specie in relazione alla cartella (OMISSIS), la cui notifica fu completata col deposito presso la casa comunale;

16. il motivo è inammissibile atteso che le cartelle di cui si discute e le relative retate di notifica non risultano depositate unitamente al ricorso per cassazione e neppure localizzate attraverso il riferimento alla sede processuale in cui esse sarebbero attualmente reperibili, ciò in contrasto con gli oneri imposti dall’art. 366 c.p.c., nn. 4 e 6, e dall’art. 369 c.p.c., n. 4; al riguardo si richiamano i principi già enunciati da Cass. 7/3/2006, n. 4840 e da Cass. Sez. Un. n. 8077 del 2012;

17. col terzo motivo è denunciata violazione e falsa applicazione degli artt. 139 e 140 c.p.c. in virtù del combinato disposto del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, u.c., e del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, circa l’asserito perfezionamento del procedimento notificatorio della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5); si sostiene che detta notifica sia stata eseguita in luogo diverso rispetto all’indirizzo indicato, come desumibile dalla apposizione del timbro dell’ufficio postale di (OMISSIS) in data (OMISSIS);

18. il motivo è anzitutto inammissibile per mancato rispetto delle prescrizioni di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, e all’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4; risulta allegata al ricorso solo la “copia dell’avviso di ricevimento dell'(OMISSIS)” ma manca la trascrizione e il deposito della comunicazione preventiva in oggetto, non potendosi valutare l’avviso di ricevimento in maniera disgiunta dall’atto a cui afferisce; inoltre, la censura fa leva unicamente sulla apposizione del timbro dell’ufficio postale di (OMISSIS), ma non contesta quanto accertato dai giudici di appello sulla avvenuta esecuzione della notifica a mani di C.L., madre convivente del P., presso la residenza del medesimo in (OMISSIS);

19. col quarto motivo è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 1219 e 2943 c.c. (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5) per avere la Corte di merito riconosciuto efficacia interruttiva della prescrizione alla notifica della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria non contemplata dall’art. 2943 c.c.;

20. il motivo è inammissibile in ragione di quanto già detto sulla omessa trascrizione e omesso deposito della comunicazione preventiva in oggetto, atteso inoltre che la Corte d’appello ha fatto leva sul contenuto di tale comunicazione, comprensivo della richiesta di pagamento, al fine di affermarne l’efficacia interruttiva della prescrizione;

21. questa Corte ha precisato (v. Cass. n. 18305 del 2020) che “in tema di prescrizione, l’effetto sia interruttivo che sospensivo è da ricollegare, ai sensi del combinato disposto dell’art. 2945 c.c., comma 2, e dell’art. 2943 c.c., comma 1, al compimento di atti tipici e specificamente enumerati, quali l’atto introduttivo di un giudizio, sia esso di cognizione, esecuzione o conservativo, o la domanda proposta pendente lo stesso, ne consegue che l’iscrizione d’ipoteca D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 77, non costituendo un atto di una procedura alternativa a quella esecutiva, se ha gli elementi idonei alla messa in mora, produce effetti interruttivi della prescrizione, ma non anche sospensivi”;

22. col quinto motivo si censura la sentenza per violazione e falsa applicazione degli artt. 112,115,116,182 c.p.c., degli artt. 2935 e 2697 c.c., della L. n. 335 del 1995, art. 3, comma 9, (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5);

23. tale motivo difetta di specificità in quanto formulato attraverso la contemporanea denuncia di violazione di plurime disposizioni di legge, sostanziale e processuale, nonchè di vizi di motivazione, che non consente la certa identificazione del devolutum; nè risultano specificamente indicate le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata che motivatamente si assumano in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie e con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina, risultando in tal modo precluso alla S.C. di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunziata violazione (Cass. n. 287 del 2016; Cass. n. 635 del 2015; Cass. n. 25419 del 2014; Cass. n. 16038 del 2013; Cass. n. 3010 del 2012);

24. col sesto motivo di ricorso è dedotta violazione e falsa applicazione del D.L. n. 119 del 2018, art. 4, comma 1, prima parte, conv. dalla L. n. 136 del 2018, e degli artt. 106 e 112 c.p.c. (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5), per avere la Corte omesso di valutare lo ius superveniens di cui al D.L. n. 119 del 2018;

25. il motivo è inammissibile in quanto la parte ricorrente non dimostra che ricorrevano tutte le condizioni per il rilievo d’ufficio dei presupposti della fattispecie estintiva contemplata dal testo normativo suddetto;

26. col settimo motivo è dedotta violazione e falsa applicazione degli artt. 91 e 92 c.p.c., del D.M. n. 37 del 2018 e del D.L. n. 193 del 2016, art. 1, comma 8, (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5) per avere la Corte d’appello omesso di rilevare che la società di riscossione avrebbe dovuto essere difesa dall’Avvocatura dello Stato e non da avvocati del libero foro;

27. il motivo è infondato alla luce dei principi espressi dalle S.U. di questa Corte con la sentenza n. 30008 del 2019, secondo cui: “Ai fini della rappresentanza e difesa in giudizio, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione, impregiudicata la generale facoltà di avvalersi anche di propri dipendenti delegati davanti al tribunale ed al giudice di pace, si avvale: a) dell’Avvocatura dello Stato nei casi previsti come riservati ad essa dalla Convenzione intervenuta (fatte salve le ipotesi di conflitto e, ai sensi del R.D. n. 1611 del 1933, art. 43, comma 4, di apposita motivata delibera da adottare in casi speciali e da sottoporre all’organo di vigilanza), oppure ove vengano in rilievo questioni di massima o aventi notevoli riflessi economici; b) di avvocati del libero foro, senza bisogno di formalità, nè della delibera prevista dal citato R.D., art. 43, comma 4 – nel rispetto del D.Lgs. n. 50 del 2016, artt. 4 e 17, e dei criteri di cui agli atti di carattere generale adottati ai sensi del D.L. n. 193 del 2016, art. 1, comma 5, conv. in L. n. 225 del 2016 – in tutti gli altri casi ed in quelli in cui, pure riservati convenzionalmente all’Avvocatura erariale, questa non sia disponibile ad assumere il patrocinio. Quando la scelta tra il patrocinio dell’Avvocatura erariale e quello di un avvocato del libero foro discende dalla riconduzione della fattispecie alle ipotesi previste dalla Convenzione tra l’Agenzia e l’Avvocatura dello Stato o di indisponibilità di questa ad assumere il patrocinio, la costituzione dell’Agenzia a mezzo dell’una o dell’altro postula necessariamente ed implicitamente la sussistenza del relativo presupposto di legge, senza bisogno di allegazione e di prova al riguardo, nemmeno nel giudizio di legittimità. (Principio enunciato ai sensi dell’art. 363 c.p.c.)”;

28. questa Corte ha già affermato la facoltà dell’Agenzia delle Entrate Riscossione di avvalersi di avvocati del libero foro nel giudizio di appello, in relazione alla Convenzione del 22.6.2017 citata da parte ricorrente nella memoria ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c. (v. Cass. n. 5052 del 2021; n. 8121 del 2021);

29. per le considerazioni svolte il ricorso deve essere respinto;

30. non si provvede sulle spese del giudizio di legittimità poichè le controparti non hanno svolto difese;

31. sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 24 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 aprile 2021

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