Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10629 del 03/05/2010

Cassazione civile sez. I, 03/05/2010, (ud. 08/10/2009, dep. 03/05/2010), n.10629

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ADAMO Mario – Presidente –

Dott. SALME’ Giuseppe – Consigliere –

Dott. ZANICHELLI Vittorio – est. Consigliere –

Dott. SCHIRO’ Stefano – Consigliere –

Dott. FITTIPALDI Onofrio – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

M.B.P., con domicilio eletto in Roma, viale

Pinturicchio n. 21, presso l’Avv. ABBATE Ferdinando Emilio che la

rappresenta e difende come da procura margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

PRESIDENZA DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI;

– intimata –

per la cassazione del decreto della Corte d’appello di Roma Rep. n.

300, depositato il giorno 11 gennaio 2006;

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

giorno 8 ottobre 2009 dai Consigliere relatore Dott. FITTIPALDI

Onofrio;

viste le conclusioni del P.G. Dott. Riello Luigi che ha richiesto

l’accoglimento del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

M.B.P. ricorre per Cassazione nei confronti del decreto in epigrafe della Corte d’appello che, liquidando Euro 7.000,00 per anni sette di ritardo, ha accolto parzialmente il suo ricorso con il quale e’ stata proposta domanda di riconoscimento dell’equa riparazione per violazione dei termini di ragionevole durata del processo svoltosi in primo grado avanti al TAR del Lazio a fare tempo dall’aprile 1993 e definito nel dicembre 2004.

L’intimata Amministrazione non ha proposto difese.

Con provvedimento in data 10 marzo 2010 e’ stata disposta la nomina del Cons. Vittorio Zanichelli quale estensore, essendo il relatore Cons. Onofrio Fittipaldi in aspettativa per motivi di salute.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo con cui si censura la quantificazione del periodo di irragionevole durata per avere la corte d’appello ritenuto ragionevole quello di anni quattro per il giudizio di primo grado e’ manifestamente fondato in quanto il giudice del merito si e’ discostato dai parametri della Corte Europea, che ha indicato in anni tre il tempo ragionevolmente necessario per definire un giudizio in primo grado, con una motivazione del tutto generica, essendosi richiamato “alla natura della controversia e al comportamento delle parti” senza meglio definirli e indicare le ragioni che avrebbero giustificato lo scostamento.

Il secondo motivo che attiene alla liquidazione delle spese e’ assorbito, dovendosi procedere a nuova statuizione sul punto.

Il ricorso deve dunque essere accolto. Non essendo necessari ulteriori accertamenti in fatto, la causa puo’ essere decisa nel merito e, calcolata in anni undici e mesi cinque circa la durata del giudizio e detratta dalla stessa quella di anni tre, la Presidenza del Consiglio dei Ministri deve essere condannata, in base alla liquidazione in ragione d’anno gia’ operata dal giudice del merito, al pagamento della somma di Euro 8.400,00, oltre interessi dalla data della domanda.

Le spese dei giudizio di primo grado debbono far carico all’Amministrazione, cosi’ come un mezzo di quelle di questa fase, compensato il residuo in ragione del parziale accoglimento del ricorso.

PQM

LA CORTE Accoglie il ricorso nei limiti di cui in motivazione; cassa in parte qua il decreto impugnato e, decidendo nel merito, condanna la Presidenza del Consiglio dei Ministri al pagamento in favore della ricorrente della somma di Euro 8.400,00, oltre interessi nella misura legale dalla data della domanda, nonche’ alla rifusione delle spese del giudizio di merito che liquida in complessivi Euro 1.190,00, di cui Euro 600,00 per diritti, Euro 490,00 per onorari e Euro 100,00 per spese, oltre spese generali e accessori di legge; compensa per un mezzo le spese del giudizio di legittimita’ e condanna l’Amministrazione alla rifusione in favore del ricorrente del 50% delle spese che, per l’intero, liquida in complessivi Euro 1.100,00, di cui Euro 1.000,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge; spese del primo grado distratte in favore del difensore antistatario.

Così deciso in Roma, il 8 ottobre 2009.

Depositato in Cancelleria il 3 maggio 2010

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