Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10622 del 03/05/2010

Cassazione civile sez. II, 03/05/2010, (ud. 10/03/2010, dep. 03/05/2010), n.10622

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ELEFANTE Antonino – rel. Presidente –

Dott. PICCIALLI Luigi – Consigliere –

Dott. MAZZACANE Vincenzo – Consigliere –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. CORRENTI Vincenzo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

S.G., C.F. (OMISSIS), titolare dell’omonima

Impresa Edile, elettivamente domiciliato in Roma, Via Renato Simoni,

presso lo studio dell’Avv. Palladino Claudio che lo rappresenta e

difende come da procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

M.N., C.F. (OMISSIS), elettivamente

domiciliato in Roma, via Albalonga n. 7, presso lo studio dell’Avv.

Clementino Palmiero, rappresentato e difeso dall’Avv. de Notariis

Giovanni come da procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Campobasso

n. 255/04 del 29.09.2004 – 18.10.2004;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10.03.2010 dal Pres. Dott. ELEFANTE Antonino;

Sentito il P.M. in persona del Sost. Proc. Gen. Dott. RUSSO Rosario

che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte d’appello di Campobasso, con sentenza n. 255 del 2004, rigettava l’appello proposto da M.N. avverso la seNtenza del Tribunale di quella citta’ che aveva disatteso la domanda proposta contro S.G. volta ad ottenere il risarcimento dei danni per vizi e difetti concernenti la pavimentazione di un appartamento, in quanto riteneva fondata la proposta eccezione di decadenza. Disponeva la compensazione totale tra le parti delle spese del doppio grado di giudizio.

S.G. ha chiesto la cassazione di tale sentenza in ordine al regolamento delle spese sulla base di un solo motivo.

M.N. ha resistito con controricorso, illustrato da memoria.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con unico articolato motivo, deducendo violazione e falsa applicazione degli artt. 90, 91, 92, 324, 336, 345, 346 e 112 c.p.c. in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3, nonche’ omessa ed insufficiente motivazione, il ricorrente contesta la pronuncia sulla compensazione delle spese disposta, per entrambi i gradi di giudizio, dalla Corte d’appello, in assenza di specifica impugnazione da parte del M. (rimasto in entrambi i gradi soccombente) del capo relativo alle spese. Tale pronuncia era da considerare preclusa poiche’ la statuizione sulle spese, dato il suo carattere di capo accessorio della sentenza, e’ suscettibile di modifica soltanto nel caso in cui l’appello si conclude con la modifica della sentenza di primo grado. Solo in caso di accoglimento, anche parziale, dell’appello del M. si sarebbero, sostiene il ricorrente, realizzate le condizioni per l’effetto espansivo della riforma di cui all’art. 336 c.p.c., comma 1, con la possibilita’ di una modifica anche della pronuncia sulle spese del primo grado di giudizio. Il rigetto dell’appello, con conseguente conferma della decisione di primo grado, aveva conferito alla statuizione (accessoria e dipendente) di condanna del M. alle spese, autorita’ di giudicato interno, ai sensi dell’art. 2909 c.c. e dell’art. 324 c.p.c., sicche’ i giudici di appello, oltre ad esercitare un potere che era loro precluso, avevano operato un regolamento delle spese privo di ogni motivazione e del tutto illegittimo.

Inoltre non potevano, in base al principio della soccombenza, stante il rigetto dell’appello del M., disporre la compensazione delle spese di secondo grado.

Il motivo prospetta due questioni, che sono fondate.

La prima, relativa alle spese di primo grado, va accolta perche’ questa Corte ha piu’ volte affermato (cfr. Cass. 19.11. 2009, n. 24422; 17.1.2007, n. 974) che il giudice d’appello che rigetti il gravame, non puo’, in assenza di uno specifico motivo in ordine alla decisione sulle spese processuali (al cui pagamento il M. era stato condannato dal giudice di primo grado) modificare tale statuizione, compensando tra le parti le spese di primo grado, attesi i limiti dell’effetto devolutivo dell’appello, alla cui applicabilita’ non e’ di ostacolo il carattere accessorio del capo sulle spese, che resta pur sempre autonomo.

Anche la seconda questione, relativa alle spese del giudizio d’appello, e’ fondata. Invero, come di recente e’ stato ribadito (cfr. Cass. 31.7.2009, n. 17868; 23.3.2009, n. 6970), nel regime anteriore alla novella dell’art. 92 c.p.c. recata dalla l. 28 dicembre 2005, n. 263, art. 2, comma 1, lett. a), il provvedimento di compensazione parziale o totale delle spese “per giusti motivi” deve trovare adeguato supporto motivazionale, anche se, a tal fine, non e’ necessaria l’adozione di motivazioni specificamente riferite a detto provvedimento purche’, tuttavia, le ragioni giustificatrici dello stesso siano chiaramente e in equivocamente desumibili dal complesso della motivazione adottata a sostegno della statuizione di merito.

Nel caso specifico l’impugnata sentenza non si e’ attenuta a detto principio.

In conclusione il ricorso va accolto, con conseguente cassazione in parte qua dell’impugnata sentenza nella parte in cui ha disposto la compensazione delle spese del doppio grado, e rinvio della causa per nuovo esame alla stessa Corte d’appello di Campobasso in diversa composizione, che provvedera’ anche sulle spese del giudizio di legittimita’.

P.Q.M.

LA CORTE Accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata nella parte in cui ha disposto la compensazione delle spese del doppio grado e rinvia la causa per nuovo esame alla stessa Corte d’appello di Campobasso in diversa composizione, che provvedera’ anche sulle spese del giudizio di legittimita’.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Seconda Civile, il 10 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 3 maggio 2010

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