Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10617 del 22/04/2021

Cassazione civile sez. VI, 22/04/2021, (ud. 28/01/2021, dep. 22/04/2021), n.10617

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LEONE Margherita Maria – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO CARLA – Consigliere –

Dott. MARCHESE Gabriella – rel. Consigliere –

Dott. DE FELICE Alfonsina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17389-2019 proposto da:

N.S., elettivamente domiciliato presso la cancelleria

della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentato e

difeso dall’Avvocato CARMEN BORGESE;

– ricorrente –

contro

INPS – ISTITUTO NAZIONALE PREVIDENZA SOCIALE, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA

CESARE BECCARIA, 29, presso lo studio dell’avvocato LIDIA

CARCAVALLO, che lo rappresenta e difende unitamente agli avvocati

GIUSEPPINA GIANNICO, ANTONELLA PATTERI, SERGIO PREDEN;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1464/2018 del TRIBUNALE di PALMI, depositata

il 18/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 28/01/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GABRIELLA

MARCHESE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

il Tribunale di Palmi, decidendo in sede di cd. “opposizione ad ATP” ex art. 445 bis c.p.c., comma 6, ha rigettato la domanda di N.S. di accertamento del requisito sanitario utile ai fini dell’assegno ordinario di invalidità L. n. 222 del 1984, ex art. 1;

a fondamento del decisum, il Tribunale ha posto gli esiti della consulenza tecnica espletata nella fase di “ATP”, di cui ha condiviso le argomentazioni medico-legali, non avendo, ad esse, la parte contrapposto “nessuna emergenza documentale o alcun deficit di indagine che (avrebbe potuto) confutarla”;

avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione N.S. sulla base di due motivi;

ha resistito l’INPS con controricorso;

la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata;

N.S. ha depositato memoria tardivamente.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con il primo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn.4 e 5 – parte ricorrente deduce difetto di motivazione; denuncia una acritica adesione del Tribunale alle risultanze peritali, con riduttiva e inadeguata descrizione della reale situazione patologica; assume anche che il Tribunale avrebbe dovuto rinnovare la CTU in virtù della assoluta erroneità con cui era stata redatta la prima consulenza ed alla luce della documentazione sanitaria in atti;

il motivo è infondato;

come chiarito dalla giurisprudenza di questa Corte (Cass., sez. un., n. 8053 del 2014; Cass., sez. un., nr 19881 del 2014, seguite da numerose pronunce conformi delle sezioni semplici) la riformulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, deve essere interpretata, alla luce dei canoni ermeneutici dettati dall’art. 12 preleggi, come riduzione al “minimo costituzionale” del sindacato di legittimità sulla motivazione; è pertanto denunciatile in cassazione solo l’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all’esistenza della motivazione in sè;

tale anomalia si esaurisce nella “mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico”, nella “motivazione apparente”, nel “contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili” e nella “motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile”, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di “sufficienza” della motivazione;

la descritta situazione non ricorre nella fattispecie concreta;

il percorso argomentativo del Tribunale rende comprensibile le ragioni della decisione; in particolare, dalla lettura della sentenza, emerge come il Giudice abbia esaminato compiutamente le risultanze di causa, ossia la consulenza tecnica d’ufficio espletata nella prima fase, e riconosciuto, diversamente da quanto denunciato, la completezza dell’elaborato. Ha quindi condiviso gli esiti di quest’ultimo, coerenti con la norma di cui alla L. n. 222 del 1984, art. 1; ha osservato, altresì, come la parte opponente non avesse contrapposto alle valutazioni del CTU alcuna emergenza documentale o alcun deficit di indagine, tale da giustificare il rinnovo delle operazioni peritali;

l’iter motivazionale, in sintesi riportato, potrà essere condivisibile o meno ma soddisfa la garanzia del “minimo costituzionale”, richiesta dall’art. 111 Cost., comma 6, con il secondo motivo – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., nn. 4 e 5 – è dedotta l’erronea e/o la mancata valutazione di circostanze relative a fatti decisivi della controversia; si imputa alla consulenza l’omessa considerazione di tutte le patologie certificate e sofferte dal ricorrente; in particolare, il CTU non avrebbe considerato il certificato Asp di Reggio Calabria del (OMISSIS) a firma del Dott. S. e il certificato del Poliambulatorio specialistico dell’Asp n. (OMISSIS) di Reggio Calabria, redatto a cura della Dott.ssa M.P. (v. pag. 10 del ricorso in cassazione);

le censure si arrestano ad un rilievo di inammissibilità, per difetto di specificità;

non è nè trascritta, nè ritualmente localizzata la consulenza tecnica, in violazione dei principi sanciti dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6 e dall’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4;

è principio costante di questa Corte che la parte che addebiti alla consulenza tecnica d’ufficio lacune di accertamento o errori di valutazione oppure si dolga di erronei apprezzamenti contenuti in essa (o nella sentenza che l’ha recepita) ha l’onere di trascrivere integralmente nel ricorso per cassazione almeno i passaggi salienti e non condivisi e di riportare, poi, il contenuto specifico delle critiche ad essi sollevate, al fine di evidenziare gli errori commessi dal giudice del merito nel limitarsi a recepirla (tra le tante, Cass. n. 2594 del 2017);

tali omissioni impediscono la valutazione di fondatezza dei rilievi mossi. All’evidenza, come formulate, le critiche prospettano un mero dissenso rispetto alle valutazioni diagnostiche compiute dall’ausiliario e recepite dal giudice, non consentito in questa sede di legittimità;

sulla base delle svolte argomentazioni, il ricorso va, complessivamente, rigettato;

le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo;

sussistono i presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, ove dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna parte ricorrente al pagamento delle spese processuali, che liquida in Euro 1.500,00 per compensi professionali, Euro 200,00 per esborsi, oltre spese oltre spese forfettarie nella misura del 15 % ed accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 28 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 22 aprile 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA