Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10614 del 28/04/2017


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Cassazione civile, sez. II, 28/04/2017, (ud. 19/01/2017, dep.28/04/2017),  n. 10614

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MATERA Lina – Presidente –

Dott. MANNA Felice – Consigliere –

Dott. FEDERICO Guido – Consigliere –

Dott. COSENTINO Antonello – rel. Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 23499-2012 proposto da:

SIGMA INTERNATIONAL SRL, (OMISSIS), IN PERSONA DEL LEGALE RAPP.TE

P.T., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA GERMANICO 12 SC. A-4,

presso lo studio dell’avvocato FRANCO DI LORENZO, che la rappresenta

e difende;

– ricorrente –

contro

RVR DI R.R. & C SNC, P.I. (OMISSIS) IN PERSONA DEL

LEGALE RAPP.TE, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA FLAMINIA 318,

presso lo studio dell’avvocato VITTORIO CAPPUCCILLI, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 664/2012 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 25/05/2012;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

19/01/2017 dal Consigliere Dott. ANTONELLO COSENTINO;

udito l’Avvocato D.L.F. difensore della ricorrente che ha

chiesto l’accoglimento del ricorso;

udito l’Avv. Cappuccilli Vittorio difensore della controricorrente

che ha chiesto il rigetto del ricorso;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

PEPE Alessandro, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La società Sigma International s.r.l. ricorre contro la società R.V.R. di R.R. & C. s.n.c. per la cassazione della sentenza con cui la corte di appello di Brescia, riformando la sentenza di primo grado, ha accertato l’inesatto adempimento della Sigma alle obbligazioni dalla stessa assunte in forza di un contratto di appalto avente ad oggetto la fornitura e posa in opera di un impianto di estrazione di fumi in favore della società R.V.R. e conseguentemente, operata la compensazione tra il residuo credito per corrispettivo contrattuale e quanto liquidato alla società appaltante a titolo di risarcimento danni, ha revocato il decreto ingiuntivo avente ad oggetto il pagamento del saldo del corrispettivo contrattuale ed ha condannato la medesima Sigma a pagare alla R.V.R. la somma di Euro 1.628,96, oltre interessi, quale residuo importo dovuto a titolo di risarcimento danni, oltre che a restituire alla stessa R.V.R. l’importo di Euro 12.068,50, oltre interessi, da quest’ultima versata in esecuzione della sentenza di primo grado (che aveva rigettato l’opposizione al decreto ingiuntivo).

La corte distrettuale ha ritenuto provati i vizi dell’impianto lamentati dalla R.V.R. (insufficiente aspirazione dei fumi ed eccessiva rumorosità) e ha ritenuto che detti vizi non fossero immediatamente riconoscibili e, sotto altro aspetto, fossero stati riconosciuti dall’appaltatore, sia esplicitamente, sia per fatti concludenti, ossia con l’esecuzione di numerosi interventi volti alla rimozione dei vizi stessi. Sulla scorta di tali premesse la corte bresciana ha disatteso le eccezioni dell’appaltatore secondo cui la R.V.R. non avrebbe potuto esercitare l’azione di garanzia per l’accettazione dell’opera ex art. 1667 c.p.c., comma 1, e, comunque, sarebbe decaduta da tale azione per intempestività della denuncia e quindi – dato atto della circostanza che i vizi erano comunque stati eliminati, ancorchè all’esito di numerosi interventi, protrattisi per alcuni mesi – ha liquidato alla committente, a titolo di risarcimento danni, l’importo delle spese da questa sostenute per l’acquisto di alcuni macchinari necessari per il miglioramento funzionale dell’impianto e per l’esecuzione di rilievi fonometrici.

Il ricorso della società Sigma International si articola su quattro motivi.

La R.V.R. ha resistito con controricorso.

Il ricorso è stato discusso alla pubblica udienza del 19.1.17, per la quale solo la contro ricorrente ha depositato una memoria illustrativa e nella quale il Procuratore Generale ha concluso come in epigrafe.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo – promiscuamente riferito al vizio di violazione di legge (artt. 112 e 115 c.p.c., artt. 2697 e 1667 c.c.) ed al vizio di omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo – la ricorrente lamenta la mancata pronuncia della corte d’appello sull’eccezione relativa al difetto probatorio dell’assunto avversario; in particolare, si censura la sentenza gravata per non aver rilevato che, attesa la natura dei vizi in contestazione, la relativa prova si sarebbe potuta offrire solo mediante una consulenza tecnica, la cui ammissione non era stata richiesta dalla R.V.R.

Il motivo non può trovare accoglimento perchè si risolve in una critica di merito (non sorretta dalla individuazione di vizi logici o di lacune argomentative) dell’apprezzamento del materiale istruttorio che la corte territoriale ha svolto senza ritenere necessario il supporto di un consulente tecnico e valorizzando, ai fini della dimostrazione dell’esistenza dei vizi, il comportamento della società appaltatrice e, specificamente, il fatto che la stessa fosse più volte intervenuta sull’impianto per cercare di rimuovere le ragioni di lagnanza del committente. Come questa Corte ha più volte affermato (cfr. sent. n. 7972/07), infatti, nel giudizio di cassazione la deduzione del vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 non consente alla parte di censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendo alla stessa una sua diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione da parte del giudice di legittimità degli accertamenti di fatto compiuti dal giudice di merito: le censure poste a fondamento del ricorso non possono pertanto risolversi nella sollecitazione di una lettura delle risultanze processuali diversa da quella operata dal giudice di merito, o investire la ricostruzione della fattispecie concreta, o riflettere un apprezzamento dei fatti e delle prove difforme da quello dato dal giudice di merito.

Con il secondo motivo – anch’esso promiscuamente riferito al vizio di violazione di legge (artt. 112 e 115 c.p.c., artt. 2697 e 1667 c.c.) ed al vizio di omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo – si censura la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto che la committente fosse gravata della garanzia per i vizi di cui si discute nonostante la dichiarazione di accettazione dell’impianto sottoscritta dalle parti il 29/9/2001. Secondo la ricorrente la corte distrettuale avrebbe errato nel ritenere tali vizi non riconoscibili, perchè essi riguardavano la potenza e la rumorosità dell’impianto, il quale, come documentato della suddetta dichiarazione del 29/9/2001, in sede di collaudo era stato messo in funzione.

Il motivo è inammissibile perchè, al pari del primo, attinge valutazione di merito del giudice territoriale (cfr. pag. 9 della sentenza: “si trattava di questioni tecniche di non immediata evidenza, non conosciute non riconoscibili a seguito della mera messa in funzione dell’impianto (secondo la generica dizione del menzionato modulo di stampa) ma solo con un congruo utilizzo dello stesso in sede operativa”), senza enucleare vizi logici o lacune argomentative dell’iter decisionale della sentenza gravata, ma limitandosi a contrapporre alla valutazione del materiale istruttorio svolta dalla corte d’appello quella ritenuta preferibile dalla ricorrente.

Con il terzo motivo – anch’esso promiscuamente riferito al vizio di violazione di legge (artt. 2697 e 1667 c.c.) ed al vizio di omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo – si censura la statuizione della sentenza gravata che ha disatteso l’eccezione di decadenza della committente dall’azione di garanzia per tardività della relativa denuncia. Nell’ultima parte del motivo, inoltre, si lamenta la mancata pronuncia della corte territoriale sulla eccezione di prescrizione dell’azione di garanzia per i vizi.

Osserva al riguardo il Collegio che la sentenza gravata ha rigettato l’eccezione di decadenza della società R.V.R. sulla base di una duplice ratio, vale a dire, da un lato, in ragione dei “tempi più che ristretti della contestazione effettuata da R.V.R.” e, d’altro lato, sul rilievo che “ogni questione al riguardo è superata dal riconoscimento e dall’impegno di parziale sostituzione ed intervento assunto dall’appaltatore” (vedi, pag. 10, penultimo cpv, della sentenza). Il terzo motivo attinge la prima ratio (la seconda viene censurata, come si esporrà, con il quarto motivo) e va giudicato infondato. Nello stesso ricorso per cassazione, infatti, si assume (cfr. pag. 23) che la data prevista per la consegna era il 30 agosto 2001 e che la prima doglianza della committente risale al 3 ottobre 2001; secondo la stessa progettazione svolta nel mezzo di ricorso, dunque, la denuncia dei vizi risulta effettuata entro il termine di 60 giorni di cui all’art. 1667 c.c., comma 2.

Quanto poi alla censura svolta nell’ultima parte del motivo in ordine alla mancata pronuncia della corte di appello sulla eccezione di prescrizione dell’azione di garanzia, è sufficiente rilevare che nel ricorso per cassazione non si precisa se e come tale eccezione sia stata ritualmente dedotta nel giudizio di merito: nelle conclusioni rassegnate della società Sigma in primo grado, trascritte a pag. 4 del ricorso per cassazione, si eccepisce la decadenza ma non la prescrizione dell’azione di garanzia e nell’ultimo capoverso del corpo del terzo motivo si fa riferimento solo alla comparsa conclusionale in appello, senza precisare se e come l’eccezione fosse stata dedotta in primo grado e reiterata nella comparsa di costituzione della Sigma in appello.

Con il quarto motivo – anch’esso promiscuamente riferito al vizio di violazione di legge (art. 115 c.p.c. e artt. 2697 e 1667 c.c.) ed al vizio di omessa motivazione circa un fatto controverso e decisivo – si censura, come sopra accennato, la statuizione della sentenza gravata che ha ravvisato negli interventi effettuati sull’impianto dalla società appaltatrice e nelle dichiarazioni da questa effettuate nel carteggio con la committente un riconoscimento dei vizi de quibus.

Il motivo va giudicato inammissibile sia perchè, ancora volta, attinge valutazione di merito del giudice territoriale, non enucleando vizi logici o lacune argomentative dell’iter decisionale della sentenza gravata, ma risolvendosi nella contrapposizione tra la valutazione del materiale istruttorio svolta dalla corte d’appello e quella ritenuta preferibile dalla ricorrente; sia perchè comunque, quand’anche esso fosse ammissibile e fondato, non potrebbe condurre alla cassazione della statuizione di rigetto dell’eccezione di decadenza dall’azione di garanzia, giacchè tale statuizione si regge autonomamente sull’affermazione di tempestività della denuncia dei vizi, che resiste all’impugnazione in ragione del rigetto del terzo mezzo di gravame.

Il ricorso va quindi in definitiva rigettato in relazione a tutti i motivi in cui esso si articola.

Le spese del giudizio di cassazione seguono la soccombenza.

PQM

La Corte rigetta il ricorso.

Condanna la società ricorrente a rifondere al contro ricorrente le spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2.500, oltre Euro 200 per esborsi ed oltre accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 19 gennaio 2017.

Depositato in Cancelleria il 28 aprile 2017

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