Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10609 del 23/05/2016

Civile Sent. Sez. 2 Num. 10609 Anno 2016
Presidente: MIGLIUCCI EMILIO
Relatore: CORRENTI VINCENZO

SENTENZA

sul ricorso 21264-2011 proposto da:
A.A.

B.B.
– ricorrenti –

655
contro

D.D.

Data pubblicazione: 23/05/2016

VIA COSSERIA 5, presso lo studio dell’avvocato
FRANCESCO ROMANELLI, rappresentati e difesi
dall’avvocato PLAVIO MARIO BONAZZA;
– controricorrenti

avverso la sentenza n. 63/2011 della CORTE D’APPELLO
di TRENTO, depositata il 28/02/2011;
udita la relazione della causa svolta nella pubblica
udienza del 23/03/2016 dal Consigliere Dott. VINCENZO
CORRENTI;
udito l’Avvocato XX, difensore dei
ricorrenti, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso;
udito l’Avvocato LUDOVICA FRANZIN, con delega
dell’Avvocato FLAVIO MARIO BONAZZA, difensore dei
controricorrenti, che si è riportata agli scritti
depositati;
udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore
Generale Dott. LUCI() CAPASSO che ha concluso per il
rigetto del ricorso.

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Con citazione 23.9.2004 D.D. convenivano
davanti al Tribunale di Trento A.A. e B.B. in A.A.
esponendo che le controparti avevano edificato terrazzamenti, muri di contenimento,
un muro in calcestruzzo alto due metri ed altro terrapieno con muro in sassi a vista

rimessione in pristino ed i danni in via equitativa.
I convenuti contestavano la domanda.
11 Tribunale condannava i convenuti all’arretramento del muro di contenimento a
confine ed all’abbattimento del muretto in sassi a vista ed ai danni in curo 500
mentre la Corte di appello di Trenta accoglieva l’appello degli attori e condannava i
convenuti all’arretramento dei terrazzamenti dei muri di contenimento ed ai danni
in euro 5000 richiamando la ctu, la giurisprudenza di legittimità e disapplicando
l’art. 12 del R,E.in quanto contra legem.
Il danno era in re ipsa.
Ricorrono i A.A. con cinque motivi, resistono le controparti.
Le parti hanno presentato memorie.
MOTIVI DELLA DECISIONE
Si lamentano, col primo motivo, violazione degli artt. 873 ce. 12 R.E., 58 NTA
PRG, col secondo dell’art. 12 R.E., col terzo vizi di motivazione in relazione alla
pendenza del terreno ed ai riporti e nullità della sentenza o del procedimento, col
quarto vizi di motivazione sulla liquidazione equitativa del danno, col quinto vizi di
motivazione circa le modalità di esecuzione dell’arretramento e violazione dell’art.
878. cc.
Ciò premesso si osserva:

da considerarsi costruzione e chiedevano la rimozione ed arretramento, con

La Corte di appello ha richiamato la ctu, la giurisprudenza di legittimità e
disapplicato l’art. 12 del R.E. in quanto contra legem.
Il danno era in re ipsa.
I primi tre motivi vanno respinti perché un terrapieno è equiparabile ad una
costruzione ( Cass. 13.5.2013 n. 11388) e le prescrizioni dei PRG e degli annessi

ai confini sono integrative del cc ed hanno valore di norme giuridiche, anche se di
natura secondaria.
Le odierne censure, pur denunziate in parte come violazione di legge, in effetti
invocano un riesame del merito ed un nuovo accertamento in fatto rispetto ad una
situazione dei luoghi che è stata oggetto di esame.
Appare corretta l’interpretazione della corte di appello secondo cui, al fine di
verificare la pendenza del terreno, occorre fare riferimento alla situazione anteriore
al riporto; dunque, contrariamente alla decisione del Tribunale, che aveva preso in
considerazione la pendenza del terreno conseguente al riporto, ha ritenuto che
andava fatto riferimento alla pendenza originaria.
Le questioni sollevate a proposito della ritenuta illegittimità dell’art. 12 del R.E. per
contrarietà all’art. 873 cc sono inconferenti essendo pacifico che il muro sul confine
aveva l’altezza di metri due mentre l’altro di m. 1,40 era stato realizzato nella fascia
di metri cinque dal confine.
Accertato che il terreno aveva la pendenza inferiore al 15% ne derivava la illegittima
realizzazione del muro sul confine perché era consentita la edificazione sul confine
di un muro non superiore a un metro mentre l’altro, non essendo sul confine,
avrebbe dovuto rispettare il distacco di cinque metri.
Il quarto motivo è generico ed inidoneo a superare la motivazione della sentenza
che ha richiamato consolidata giurisprudenza di questa Corte sulla circostanza che il

regolamenti edilizi che disciplinano le distanze nelle costruzioni anche con riguardo

danno è in re ipsa e, tenuto conto, dell’entità delle violazioni, non poteva
sostanziarsi in un importo simbolico ma costituire un serio ristoro per le
conseguenze derivate dalle violazioni commesse, valutata la situazione di fatto.
Il quinto motivo attiene ad aspetti rilevabili in sede di esecuzione ed è nuovo.
In definitiva il ricorso va rigettato con condanna alle spese.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente alle spese liquidate in euro 3200,
di cui 3000 per compensi, oltre accessori.
Roma 23 marzo 2016.

PER QUESTI MOTIVI

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