Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10566 del 21/04/2021

Cassazione civile sez. lav., 21/04/2021, (ud. 03/12/2020, dep. 21/04/2021), n.10566

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. RAIMONDI Guido – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. PATTI Adriano P. – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 17429-2017 proposto da:

CONSORZIO DI BONIFICA 9 DI CATANIA, in persona del legale

rappresentante pro tempore, domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentato e difeso dall’avvocato AGATINO CARIOLA;

– ricorrente –

contro

F.F., L.B., LO.SA.,

S.C., P.G., tutti domiciliati in ROMA, PIAZZA

CAVOUR, presso la CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE,

rappresentati e difesi dall’avvocato PALMA BALSAMO;

– controricorrente –

B.G.C.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 709/2016 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 07/07/2016 R.G.N.;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

03/12/2020 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

CELESTE ALBERTO, che ha concluso per l’inammissibilità del ricorso.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

– che, con sentenza del 7 luglio 2016, la Corte d’Appello di Catania, in parziale riforma della decisione resa dal Tribunale di Catania di rigetto della domanda proposta, con separati ricorsi, da B.G.C. nonchè da F.F., Lo.Sa., L.B., P.G. e S.C. nei confronti del Consorzio di Bonifica n. 9 di Catania, avente ad oggetto il pagamento del compenso integrativo mensile di Euro 250,00 previsto in favore dei dipendenti con qualifica di Capo Settore dall’Accordo del 16.1.2003 (recepito nella Delib. dell’Amministratore provvisorio 18 dicembre 2002, n. 533 e ratificato innanzi all’UPLMO in distinti verbali di conciliazione) a decorrere dal 2005, data in cui l’erogazione veniva sospesa (in quanto ritenuta in contrasto con le previsioni del CCNL di categoria in materia di trattamenti integrativi e rinegoziata con le RSA nel quadro del nuovo Accordo integrativo aziendale 2006/2007 per l’erogazione del premio di risultato), accoglieva la domanda limitatamente alla quota di Euro 100,00 riconosciuta come non soggetta a condizione con versamento nella busta paga mensile a far data dal 1.1.2006;

– che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto, diversamente dal primo giudice, l’accordo per il riconoscimento ai capi settore di un compenso integrativo mensile come avente natura individuale e non collettiva, tale, pertanto, da costituire una modifica delle condizioni contrattuali del rapporto di ciascun interessato ed insuscettibile di venire inciso dalle originarie e poi rinnovate regole collettive e l’erogazione spettante solo nella quota, pari a 100,00 dei 250,00 Euro costituenti il compenso complessivo, non soggetto all’insindacabile giudizio dell’Amministrazione rapportato al rendimento riscontrato nell’esercizio delle relative funzioni;

– che per la cassazione della predetta decisione ricorre il Consorzio, affidando l’impugnazione a tre motivi, cui resistono con controricorso gli originari istanti ad eccezione del solo B. rimasto intimato.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

– che, con il primo motivo, il Consorzio ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione degli artt. 2, 149, 61 e 62 del CCNL per i dipendenti dei Consorzi di Bonifica del 17.4.2002, artt. 2, 148, 64 e 65 del successivo CCNL dell’1.6.2005, artt. 1362, 1363 c.c. e art. 112 c.p.c., lamenta la non conformità a diritto della pronunzia resa dalla Corte territoriale per non aver questa ritenuto il previsto compenso integrativo mensile riconducibile alle norme poste dal contratto collettivo in materia, derivandone o la legittimità del venir meno del compenso medesimo per la modifica delle regole contrattuali o l’originaria nullità della previsione ad personam di un compenso non consentito;

– che, con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione degli artt. 149 CCNL per i dipendenti dei Consorzi di Bonifica del 17.4.2002 e 148 del successivo CCNL dell’1.6.2005, il Consorzio ricorrente, sul ribadito presupposto della riconducibilità dell’accordo nell’alveo del CCNL del 17.4.2002 imputa alla Corte territoriale lo scostamento dalla regola in materia di successione dei contratti per aver riconosciuto alla previsione una efficacia eccedente la vigenza del CCNL nel cui ambito era stata posta per essere stato questo rinnovato con rinegoziazione della disciplina relativa;

– che nel terzo motivo si imputa alla Corte territoriale l’omessa pronunzia, così deducendo la nullità dell’impugnata sentenza ai sensi dell’art. 112 c.p.c., in relazione all’eccezione tempestivamente sollevata dal Consorzio ricorrente in ordine alla nullità degli accordi di cui ai verbali di conciliazione sottoscritti con ciascuno degli interessati a definizione della vertenza che gli aveva opposti per il riconoscimento di un compenso integrativo con riguardo alle assegnate funzioni di Capo Settore;

– che tutti gli esposti motivi, i quali possono essere qui trattati congiuntamente – essendo il secondo ed il terzo motivo mero frutto della scomposizione del primo motivo, in cui già si censurava la pronunzia della Corte territoriale per essersi questa sottratta all’alternativa tra il venir meno del beneficio attribuito per l’intervenuto rinnovo della disciplina collettiva relativa ai trattamenti economici integrativi e la declaratoria di nullità dell’originaria intesa per contrasto con la disciplina collettiva all’epoca vigente in materia, alternativa prospettata dal Consorzio ricorrente sul presupposto della riconducibilità di quella previsione posta in favore dei Capi Settore nell’alveo della contrattazione collettiva sul punto – devono ritenersi inammissibili risultando le censure mosse inconferenti rispetto alla ratio decidendi sottesa alla pronunzia della Corte territoriale che è connotata appunto dal mancato accoglimento del presupposto su cui si fonda l’impugnazione de qua, dato, come detto, dalla riconducibilità della previsione nell’ambito della contrattazione collettiva, muovendo, viceversa, la Corte territoriale dalla lettura degli accordi conclusi con gli interessati quali negozi individuali destinati ad incidere in senso novativo sulle condizioni contrattuali di ciascuno ed in particolare sul trattamento economico spettante, così da risultare insuscettibili di essere incise dalle originarie, come anche dalle rinnovate, regole collettive in materia, lettura che non risulta essere stata fatta oggetto di censura da parte del Consorzio ricorrente, se non in termini del tutto generici e poco perspicui, essendosi il Consorzio stesso, sotto tale profilo, limitato ad imputare alla Corte territoriale di aver “prestato attenzione solo al comportamento dei dipendenti (id est: le loro richieste economiche) ma non al comportamento complessivo di tutte le parti”, espressione che, al più, può significare che il Consorzio ricorrente si duole del fatto che la Corte abbia dato rilievo al comportamento dei lavoratori inteso a rivendicare il diritto e non a quello del Consorzio che, sospendendo l’erogazione del compenso, lo aveva negato, giacchè appunto queste posizioni contrapposte erano oggetto della valutazione del giudicante ed è inammissibile una censura che si risolve nel lamentare la circostanza che il giudice abbia abbracciato la tesi contraria a quella sostenuta in giudizio dalla parte procedente;

che il ricorso va dunque dichiarato inammissibile, con attribuzione delle spese, liquidate come da dispositivo, nei confronti dei soli controricorrenti, con esclusione del B. che non ha svolto alcuna attività difensiva;

che sussistono i presupposti processuali per il raddoppio del contributo unificato, ove spettante (conformemente all’orientamento di cui a Cass., SS.UU., 20 settembre 2019, n. 23535).

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente al pagamento nei confronti dei soli controricorrenti delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00 per esborsi ed Euro 5.250,00 per compensi, oltre spese generali al 15% ed altri accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte delle ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per i ricorsi, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio, il 3 dicembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 21 aprile 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA