Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10559 del 30/04/2010

Cassazione civile sez. trib., 30/04/2010, (ud. 16/12/2009, dep. 30/04/2010), n.10559

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PLENTEDA Donato – Presidente –

Dott. BOGNANNI Salvatore – Consigliere –

Dott. MARIGLIANO Eugenia – Consigliere –

Dott. CAMPANILE Pietro – rel. Consigliere –

Dott. MARINUCCI Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

VIDEO SUONI S.R.L., in liquidazione, elettivamente domiciliata in

Roma, via Po, n. 9, nello studio dell’avv. Napoletano Francesco, che

la rappresenta e difende, giusta delega in atti;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore;

– intimata –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del Lazio,

n. 146/19/05, depositata in data 20 settembre 2005;

Udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienze del

16.12.2009 dal cons. Dott. Campanile Pietro;

Sentito il difensore della ricorrente, Avv. Francesco Napoletano, il

quale ha chiesto l’accoglimento del ricorso;

Udite le richieste del Procuratore Generale, in persona del Sostituto

Dott. SEPE Ennio Attilio, il quale ha concluso per il rigetto del

ricorso.

 

Fatto

1.1 L’Ufficio Roma (OMISSIS) dell’Agenzia delle Entrate emetteva avviso di accertamento nei confronti della S.r.l Video Suoni, in liquidazione, con cui, relativamente al periodo di imposta compreso fra il 1 gennaio e il 31 marzo 1998, contestava l’omessa regolarizzazione delle fatture di acquisto di carta, le quali prevedevano l’applicazione dell’aliquota IVA agevolata (4 per cento), dettata, in via generale, per la produzione editoriale, ma esplicitamente esclusa per il settore pornografico, cui erano riconducibili le pubblicazioni della Video Suoni.

1.2 La Commissione tributaria provinciale di Roma, con decisione pubblicata in data 20 dicembre 2004, respingeva il ricorso proposto dalla societa’, fondato sia sull’estensibilita’ dell’aliquota del 4 per cento a tutte le cessioni di carta, indipendentemente dalla natura della pubblicazione cui la stessa era destinata, sia sull’inapplicabilita’ delle sanzioni, avuto riguardo ala norma contenuta nel D.Lgs. n. 471 del 1997, art. 6, comma 7.

1.3 La Commissione tributaria regionale del Lazio, con la decisione meglio indicata in epigrafe, pronunciando sull’appello proposto dalla societa’, in parziale riforma della decisione di primo grado, accoglieva il ricorso limitatamente all’inapplicabilita’ delle sanzioni. Veniva in particolare affermato che il principio del favor rei non esplicava efficacia nei confronti dell’imposta dovuta, “che l’acquirente della carta aveva l’obbligo di versare, previa regolarizzazione dell’operazione imponibile con l’aliquota del 20% con l’emissione di autofattura”.

1.4 Avverso tale decisione la Video Suoni S.r.l. in liquidazione ha proposto ricorso per Cassazione, affidato a tre motivi.

La parte intimata non si e’ costituita.

Diritto

2.1 – Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 18 della tabella, parte 2^, allegata al D.P.R. n. 633 del 1972, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3. Si sostiene che la norma, cosi’ come formulata, dovrebbe essere interpretata nel senso che, mentre per le pubblicazioni di carattere pornografico vi e’ un’espressa esclusione dall’agevolazione dell’aliquota IVA stabilita in favore dell’editoria in genere, per la carta, la cui disciplina e dettata in un successivo inciso del medesimo capoverso, non sarebbe prevista deroga alcuna.

2.2 – Con il secondo motivo si denuncia vizio di motivazione, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, con riferimento all’effettiva destinazione della carta acquistata.

2.3 – Con il terzo motivo si deduce violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 41, comma 6; del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 471, art. 6, commi 8 e 16; del D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 3, comma 3 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si sostiene che la norma contenuta nell’abrogato D.P.R. n. 633 del 1972, art. 41, comma 6 non sarebbe stata applicabile, in quanto, avente la stessa natura esclusivamente sanzionatoria, dovrebbe tenersi conto della nuova disciplina in materia di responsabilita’, e, in particolare del principio affermato con il D.Lgs. 18 dicembre 1997, n. 472, art. 3, comma 3.

2.4 – Il ricorso deve essere accolto.

Assume rilievo decisivo la fondatezza della censura contenuta nel terzo motivo di ricorso, che esime dall’esame delle rimanenti doglianze, le quali rimangono assorbite.

Premesso che la decisione impugnata aveva gia’ statuito in senso favorevole alla contribuente in merito alle sanzioni, rigettando il ricorso solo relativamente al pagamento della somma considerata come imposta a carico della societa’, quale cessionaria di beni, deve osservarsi che tale tesi non puo’ essere condivisa. Invero, secondo un orientamento consolidato di questa Corte, che il Collegio condivide ed al quale intende dare continuita’, il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 41, comma 6 (nel testo in vigore, ratione temporis, anteriormente all’intervento abrogativo e sostitutivo operato dal D.Lgs. n. 471 del 1997), nel disporre che al cessionario di beni o committente di servizi si applichino, in caso di omessa o irregolare fatturazione e mancata regolarizzazione, “le pene pecuniarie previste dai primi tre commi, oltre al pagamento della imposta”, considera tale prelievo, compreso quello d’importo pari all’imposta, quale sanzione, ferme restando le obbliga-zioni verso l’erario del cedente di beni o prestatore di. servizi per l’imposta, le sanzioni a suo carico e le dichiarazioni annuali. Pertanto, in virtu’ del principio di legalita’ stabilito dal D.Lgs. n. 472 del 1997, art. 3, comma 3, anche riguardo a detto prelievo, qualificato “pagamento dell’imposta” dall’art. 41, cit., si applica la norma posteriore, piu’ favorevole al contribuente (Cass., 2 luglio 2009, n. 15538; Cass., 18 giugno 2008, n. 16490; Cass., 28 maggio 2007, n. 12434; Cass., 10 marzo 2005, n. 5268).

2.5 – All’accoglimento del ricorso, consegue la cassazione della decisione impugnata.

Ricorrono, per altro, le condizioni per una decisione nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2, nel senso dell’accoglimento del ricorso introduttivo, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto.

2.6 – La controversa natura, all’epoca dell’emanazione dell’avviso e della celebrazione del giudizio di merito, del prelievo sopra indicato, consiglia l’integrale compensazione delle spese processali.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, accoglie il ricorso introduttivo.

Cosi’ deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Quinta Civile – Tributaria, il 16 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 30 aprile 2010

 

 

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