Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1054 del 17/01/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 1054 Anno 2018
Presidente: CURZIO PIETRO
Relatore: ESPOSITO LUCIA

ORDINANZA
sul ricorso 12512-2014 proposto da:
MINISTERO DELL’ISTRUZIONE, UNIVERSITA’ E RICERCA – C.F.
80185250588, in persona del Ministro e legale rappresentante pro
tempore, domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso
l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e
difende ope legis;
– ricorrente contro
ESPOSITO DANIELA;
– intimata avverso la sentenza n. 6020/2013 della CORTE D’APPELLO di
NAPOLI, depositata il 07/11/2013;
udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non
partecipata del 09/11/2017 dal Consigliere Dott. LUCIA ESPOSITO.

17 N

Data pubblicazione: 17/01/2018

RILEVATO CHE:

1.1a Corte d’appello di Napoli, confermando la decisione di primo
grado, ha riconosciuto il diritto dell’attuale intimata, dipendente del
Ministero dell’Istruzione, a percepire l’indennità di vacanza

2. la Corte riconosceva la fondatezza della pretesa, argomentando
che il diritto a percepire l’indennità di vacanza contrattuale sorge con
il decorso infruttuoso di tre mesi dalla scadenza del contratto
collettivo senza che sia stato raggiunto dalle parti sociali l’accordo di
rinnovo e che il riconoscimento degli aumenti retributivi con efficacia
retroattiva non può avere effetto estintivo di un diritto già maturato,
che conserva la sua autonomia e funzione.

3. avverso la sentenza ricorre il Ministero formulando unico motivo;

4. l’intimata non ha svolto attività difensiva;

5. il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata;

CONSIDERATO CHE:

6. con l’unico motivo il Ministero denuncia violazione dell’art. 1,
comma 5 CCNL Scuola del 26 maggio 1999, dell’art. 1 c. 2 e 5 del
CCNL Comparto scuola del 24 luglio 2003, del punto 2, c. 5
dell’Accordo Interconfederale del 23 luglio 1993, in relazione all’art.
360 n. 3 cod. proc. civ.Rileva che il precedente CCNL del comparto
scuola è venuto a scadenza in data 31 dicembre 2001 ma il
successivo contratto del 24 luglio 2003, con effetto retroattivo, ha
disposto l’efficacia delle disposizioni economiche sin dal 1° gennaio
2002, in tal modo evitando che vi fosse qualunque soluzione di
continuità sul piano economico tra le previsioni del precedente CCNL
del 1999 e quelle pattuite e trasfuse nel successivo CCNL del 2003.
Ric. 2014 n. 12512 sez. ML – ud. 09-11-2017
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contrattuale dalla scadenza del CCNL 2000-2001;

Censura, pertanto, la decisione della Corte che ha riconosciuto la
piena cumulabilità, per il medesimo periodo temporale, sia della
indennità di vacanza contrattuale sia delle nuove disposizioni
economiche contenute nel successivo CCNL efficaci con effetto
retroattivo;

di questa Corte (fra le tante, 8803 del 15/04/2014, Cass. n. 23513
del 05/11/2014 e numerose successive conformi da ultimo Cass. n.
8306 del 2017), le quali hanno stabilito che ;

9. né potrebbe essere condivisa la tesi secondo cui l’indennità in
questione avrebbe una natura sanzionatoria o di risarcimento
presunto in relazione all’ipotesi di protrazione dei tempi dei rinnovi
contrattuali: tesi che non trova alcun supporto testuale o sistematico
nella disciplina considerata e che determinerebbe l’infondata
cumulabilità di detta indennità con gli arretrati;

10. il ricorso, pertanto, deve essere accolto, la sentenza impugnata
deve essere cassata e, non essendo necessari ulteriori accertamenti
in fatto, la causa può essere decisa, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., con
il rigetto dell’originaria domanda;

11. le spese del giudizio di merito vanno compensate tra le parti, in
considerazione del consolidamento dell’orientamento, qui recepito e
Ric. 2014 n. 12512 sez. ML – ud. 09-11-2017
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8. Il motivo è manifestamente fondato, alla luce della giurisprudenza

confermato, in epoca coeva alla proposizione del ricorso per
cassazione esaminato, mentre in assenza di svolgimento di attività
difensiva ad opera della parte intimata nulla deve essere disposto
con riguardo alle spese del giudizio di legittimità;

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e,
decidendo nel merito, rigetta l’azionata domanda. Dichiara
compensate tra le parti le spese del giudizio di merito. Nulla sulle
spese con riguardo al giudizio di legittimità.
Così deciso in Roma, il 9/11/2017
Presidente

P.Q.M.

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