Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10532 del 30/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 30/04/2010, (ud. 17/03/2010, dep. 30/04/2010), n.10532

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. ROSELLI Federico – Presidente –

Dott. DE RENZIS Alessandro – Consigliere –

Dott. PICONE Pasquale – Consigliere –

Dott. NOBILE Vittorio – rel. Consigliere –

Dott. CURZIO Pietro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

A.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SISTINA

121, presso lo studio dell’avvocato PANUCCIO ALBERTO, che lo

rappresenta e difende, giusta mandato in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

SANPAOLO IMI S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR, presso la CANCELLERIA

DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato RIZZO GAETANO, giusta mandato a margine del

controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 541/2005 della CORTE D’APPELLO di REGGIO

CALABRIA, depositata il 10/11/2005 r.g.n. 752/02 + 1;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/03/2010 dal Consigliere Dott. VITTORIO NOBILE;

udito l’Avvocato PANUCCIO ALBERTO;

udito l’Avvocato RIZZO GAETANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

MATERA Marcello, che ha concluso per il rigetto del ricorso.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con ricorso al Giudice del lavoro di Reggio Calabria del 18-11-1996 A.G. conveniva in giudizio il Banco di Napoli s.p.a.

chiedendo: 1) la retrodatazione della promozione di vicedirettore (grado 6) dal (OMISSIS), con il diritto di percepire la differenza di trattamento economico tra funzionario di grado 7^ e vicedirettore di grado 6, con gli interessi legali del 10% e la rivalutazione monetaria, dalla data di maturazione del credito al saldo; 2) la promozione al grado di direttore di grado 5^, a decorrere dal 5-2- 1996, con il diritto di percepire le differenze di trattamento economico con gli interessi e la rivalutazione, nonchè l’incidenza sul trattamento di fine rapporto e sull’assegno di pensione; 3) la condanna al pagamento delle somme di cui sopra e delle differenze di trattamento economico per le mansioni di grado superiore allorquando aveva sostituito i vari responsabili amministrativi di cui ai periodi risultanti dall’allegato n. 28, da corrispondere con gli interessi e la rivalutazione; 4) la condanna alla restituzione della somma di L. 9.064.044, indebitamente trattenuta dal Banco di Napoli per indennità per mancato preavviso, con rivalutazione e interessi; 5) la condanna alla corresponsione della rivalutazione e degli interessi legali sul ritardato pagamento del trattamento di fine rapporto e sugli arretrati di stipendio; il tutto con il rimborso delle spese di lite.

Il Banco di Napoli si costituiva eccependo la prescrizione delle pretese del ricorrente e contestando la fondatezza della domanda, della quale chiedeva il rigetto.

Il Giudice del lavoro del Tribunale di Reggio Calabria, con sentenza n. 3794/2001, accoglieva parzialmente la domanda di cui al capo 1) e per l’effetto condannava il Banco di Napoli alla corresponsione della differenza tra le retribuzioni percepite e quelle spettanti per la qualifica di vice-direttore di grado 6^, a far data dal 16-5-1990, oltre alla rivalutazione monetaria ed agli interessi legali sull’importo originario dei predetti ratei annualmente rivalutato, e rigettava nel resto la domanda.

Il Banco di Napoli s.p.a. proponeva appello avverso la detta sentenza chiedendone la riforma, con il rigetto integrale della domanda di controparte.

L’ A. si costituiva contestando la fondatezza dell’avverso gravame e proponendo appello incidentale, chiedendo l’accoglimento integrale della domanda introduttiva.

Con distinto e autonomo atto l’ A. proponeva appello avverso la stessa sentenza, già oggetto dell’appello principale del Banco e del suo stesso appello incidentale, riproponendo le medesime questioni e le stesse richieste di tale ultimo atto.

Si costituiva, quindi, la San Paolo IMI s.p.a. (nella quale si era fusa per incorporazione la s.p.a. Banco di Napoli) chiedendo il rigetto dell’appello dell’ A..

La Corte d’Appello di Reggio Calabria, riuniti i procedimenti, con sentenza depositata il 10-11-2005, in parziale accoglimento dell’appello del Banco di Napoli (poi San Paolo IMI) ed in riforma dell’impugnata sentenza rigettava la domanda relativa alla richiesta di condanna dell’istituto bancario alla corresponsione, a decorrere dal 29-12-1989, della differenza di trattamento economico tra funzionario di grado 7^ e vicedirettore di grado 6^, oltre accessori.

La Corte, inoltre, rigettava la domanda (sulla quale vi era stata omessa pronuncia da parte del giudice di primo grado) relativa alla richiesta di pronuncia di retrodatazione, agli effetti giuridici, della promozione di vicedirettore di grado 6^ dal 29-12-1989 e rigettava altresì la domanda relativa alla richiesta di condanna del Banco alla corresponsione delle differenze di trattamento economico per le mansioni di grado superiore svolte in tutti periodi in cui, durante l’attività di servizio, aveva sostituito i vari responsabili amministrativi.

La Corte, infine, rigettava nel resto l’appello del Banco di Napoli “nonchè l’appello principale e quello incidentale di A. G.” e compensava interamente fra le parti le spese di entrambi i gradi, confermando nel resto l’impugnata sentenza.

In sintesi la Corte territoriale riteneva fondato l’appello del Banco in ordine al punto relativo alla “insussistenza del preteso principio del continuum gerarchico, quantomeno con riferimento alla posizione del sostituto del Responsabile amministrativo, detto anche CSEC, rispetto allo stesso CSEC, rilevando che sul punto nessuna prova era stata fornita in ordine all’asserita fonte collettiva al riguardo, per cui infondata era la domanda di retrodatazione della promozione di vicedirettore e quella delle relative differenze retributive (parzialmente accolta in primo grado dal 16-5-1990).

La Corte di merito riteneva, poi, infondata la richiesta relativa alle differenze di trattamento economico per i periodi nei quali l’ A. aveva svolto mansioni superiori sostituendo con continuità e ripetutamente lo CSEC, allorchè questi si assentava per malattia, ferie, missioni o altri motivi, in base all’orientamento giurisprudenziale secondo cui, allorchè in base all’ordinamento interno del Banco le mansioni della qualifica del sostituto comprendano compiti di sostituzione dei dipendenti di grado elevato, è precluso il diritto del sostituto stesso sia all’inquadramento nella qualifica superiore del sostituito sia allo stesso diritto alla maggiore retribuzione.

La Corte territoriale, inoltre, confermava il rigetto della domanda diretta ad ottenere la promozione al grado di direttore di grado 5^ dal 5-2-1996, con diritto alle relative differenze, rilevando che, ai sensi della L. n. 218 del 1990, art. 3, l’entrata in vigore della contrattazione collettiva nazionale aveva determinato la cessazione dell’applicazione della normativa invocata e di cui all’Ordinamento Interno ed al Regolamento del Personale del Banco di Napoli, e che comunque quest’ultimo aveva anche prodotto il testo del contratto integrativo aziendale del 4-8-1995, regolarmente sottoscritto dalla delegazione del Banco e dai rappresentanti delle OO.SS. e antecedente rispetto al distinto contratto aziendale del 22-7-1996, di guisa che, peraltro, essendo la normativa interna richiamata ormai già soppressa alla data del 5-2-1996, neppure poteva parlarsi di diritto quesito.

Infine la Corte di merito confermava altresì il rigetto della richiesta relativa alla restituzione della somma trattenuta a titolo di indennità per mancato preavviso, in base alla interpretazione del tenore delle lettere intercorse tra le parti e della successione cronologica dei fatti.

Per la cassazione di tale sentenza l’ A. ha proposto ricorso con quattro motivi (il primo suddiviso in due censure).

La SAN PAOLO IMI s.p.a. ha resistito con controricorso.

Entrambe le parti hanno depositato memoria ex art. 378 c.p.c..

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con la prima censura del primo motivo, denunciando violazione dell’art. 2103 c.c. e vizi di motivazione, con riferimento al capo della sentenza che ha negato il diritto al pagamento delle differenze retributive maturate per le sostituzioni dei responsabili amministrativi, in sostanza il ricorrente deduce che egli “non svolgeva alcuna funzione vicaria”, in quanto esercitava “”le mansioni della qualifica superiore di R.A.M. con pienezza” e tali mansioni comportavano “l’assunzione dell’autonomia e della piena responsabilità tipiche della qualifica superiore stessa, quale manifestazione del potere di rappresentanza dell’istituto e senza sovrintendenza nel comparto di un superiore”.

11 ricorrente evidenzia, quindi, la “diversità” delle mansioni di R.A.M., rispetto a quelle di sostituto del R.A.M. ed aggiunge che “presupposto necessario per affermare la vicarietà e la mancanza di responsabilità è l’individuazione dei nominativi dei dirigenti” rispetto ai quali sarebbero state svolte le funzioni vicarie, mentre nel caso di specie il Banco di Napoli non ha mai indicato “la presenza di alcun dirigente”.

Il motivo risulta infondato.

In base al principio più volte affermato da questa Corte “nel rapporto di lavoro subordinato, il carattere vicario delle mansioni svolte preclude il diritto del sostituto all’inquadramento nella qualifica superiore del sostituito, e lo stesso diritto alla maggiore retribuzione per il periodo della sostituzione, sia quando la sostituzione non abbia riguardato mansioni proprie della qualifica rivendicata nè comportato l’assunzione dell’autonomia e della responsabilità tipiche della qualifica stessa, sia quando le mansioni proprie della qualifica del sostituto comprendano compiti di sostituzione di dipendenti di grado più elevato” (v. Cass. 13-5-2004 n. 9141, Cass. 16-8-2004 n. 15968, Cass. 10-11-1998 n. 11331, Cass. 30-12-1999 n. 14738). In tale ultimo caso, come è stato precisato, ai sensi dell’art. 2103 ex. difetta “il requisito della diversità (rispetto a quelle proprie della qualifica di appartenenza) delle mansioni svolte in via temporanea (v. Cass. 28-5-1990 n. 4937, Cass. 19-1-1985 n. 183), mentre, peraltro, “non può ritenersi illecito o nullo, per contrasto con norme imperative o con un principio di ordine pubblico, un inquadramento professionale effettuato sulla base delle mansioni in concreto svolte e secondo le specifiche declaratorie contrattuali, ancorchè di regola determinati compiti vengano espletati da lavoratori inquadrati in un livello superiore” (v. Cass. n. 9141 del 2004 cit.).

La sentenza impugnata, attenendosi a tali principi, dopo aver evidenziato, in fatto, la contraddittorietà delle asserzioni dell’ A., che da un lato assumeva la diversità dei compiti di sostituzione del responsabile svolti rispetto a quelli propri del responsabile stesso, e dall’altro affermava di aver “in concreto esercitato le mansioni superiori istituzionalmente affidate” al responsabile medesimo, sulla scorta di quanto sostenuto dallo stesso appellante ed in base a quanto previsto dall’Ordinamento interno del Banco, richiamato dallo stesso A. (circa la possibilità della attribuzione delle mansioni di sostituto del responsabile amministrativo ad un vicedirettore di grado 6 o ad un funzionario di grado 7^ o, addirittura, ad un direttore di succursale di grado 5^, tenendo presente il rango della filiale e la sua entità organica), ha accertato il carattere vicario delle mansioni superiori svolte nella qualità di sostituto del R.A.M. ed ha escluso il diritto alle relative differenze retributive richieste.

Tale decisione resiste alla censura del ricorrente che, in sostanza, ancora una volta contraddittoriamente con il suo stesso assunto, nega il carattere vicario delle mansioni svolte.

Peraltro la questione della mancata indicazione dei nominativi dei dirigenti sostituiti, della quale non è traccia nell’impugnata sentenza, risulta nuova e inammissibile, mancando in ricorso qualsiasi indicazione specifica in ordine all’avvenuta deduzione davanti ai giudici di merito (v. Cass. 15-2-2003 n. 2331, Cass. 10-7- 2001 n. 9336).

Del pari nuova e inammissibile è, poi, la seconda censura contenuta nel primo motivo, con la quale in sostanza il ricorrente lamenta violazione dell’art. 2103 c.c., ed omessa motivazione in ordine alle differenze retributive per il periodo 21-4-1995/9-7-1995, di asserita assegnazione provvisoria nel posto vacante di R.A.M. di grado 5 lasciato libero dal direttore R.R..

Di tale richiesta, non trattata nell’impugnata sentenza, il ricorrente, infatti, si limita a richiamare genericamente i numeri delle pagine 12 e 13 del ricorso di primo grado (senza riportarle) e non indica in alcun modo se, con quale atto ed in quali termini la relativa questione sia stata proposta davanti ai giudici di appello.

Con il secondo motivo, denunciando violazione degli artt. 2103 e 1375 c.c. e art. 116 c.p.c., nonchè vizio di motivazione, con riferimento alla domanda di retrodatazione della promozione al grado 6^ di vicedirettore, il ricorrente in sostanza deduce che dalla circolare sindacale richiamata si evinceva che l’accordo prevedeva il collegamento de “rango della filiale con il grado del preposto nel rispetto del continuum gerarchico” e lamenta che la Corte territoriale non ha esaminato diversi atti e documenti (in specie delibera del Comitato Esecutivo del 1-12-1987, Ordinamento Interno del Banco ed Organigrammi della Filiale di Reggio Calabria) dai quali emergeva per faci a concludentia che il principio del continuum gerarchico era stato concordato ed applicato dal Banco.

Il motivo è in parte inammissibile e in parte infondato.

Sul punto la impugnata sentenza, premesso che la domanda in esame era fondata sull’asserito accordo al quale faceva riferimento la circolare sindacale del Sindirettivo del 2-12-1987 (“atto unilateralmente formato dal sindacato”), ha rilevato che, a fronte della specifica contestazione del Banco, “non era stata fornita prova alcuna dell’intervenuta stipulazione di tale accordo”, non essendo stato prodotto il testo dell’accordo stesso sottoscritto dalle parti, neppure a seguito della richiesta fatta dalla Corte di merito con ordinanza del 15-10-2004.

La Corte territoriale, quindi, esaminando l’unica fonte che disciplinava la materia (la delibera del Comitato esecutivo del 1-12- 1987) ha osservato che, “a differenza che per il titolare, il sostituto di questi e lo CSEC”, “nessuna disposizione è stata dettata per stabilire il grado minimo necessario per espletare le mansioni di sostituto dello CSEC, sostituto che, pertanto, non è previsto che debba avere il grado immediatamente inferiore allo stesso CSEC”.

Peraltro la Corte di merito ha rilevato che nel testo di siffatta delibera non è riportato “alcun presunto chiarimento atto a estendere anche al sostituto dello CSEC (qualora egli fosse comunque un funzionario appartenente alla carriera direttiva) la stessa disciplina prevista per i rapporti tra titolare, sostituto di questi e CSEC” ed ha concluso che legittimamente in base alla detta delibera il Banco aveva adibito sin dal 29-12-1989 l’ A. (funzionario di grado 7) alle mansioni di sostituto di uno CSEC di grado 5^”.

Sul punto, quindi, la domanda, così come prospettata e fondata sull’asserito accordo, legittimamente e con congrua motivazione è stata respinta dalla Corte di merito.

Del resto la censura del ricorrente da un lato ripropone la propria diversa lettura della circolare sindacale e della delibera del Comitato esecutivo, senza censurare (sotto il profilo della violazione dei criteri ermeneutici) la interpretazione che di tali atti ha dato la Corte territoriale, dall’altro assume in sostanza la esistenza di una prassi generalizzata ricavabile dagli organigrammi richiamati nel ricorso, della quale non è traccia nell’impugnata sentenza, senza indicare, però, con quale atto ed in quali termini tale prassi sia stata dedotta dinanzi ai giudici del merito.

Inoltre, mentre la citata delibera è stata attentamente esaminata e valutata dalla Corte di merito, la disposizione dell’Ordinamento Interno invocata e riportata in ricorso comunque non ha carattere decisivo in ordine all’esistenza dell’asserito principio del continuum gerarchico, prevedendo soltanto che “le attribuzioni o mansioni del personale direttivo sono stabilite a seconda della entità organica alla quale il personale stesso è assegnato e del ramo di attività cui è addetto” (laddove, peraltro, come si è visto, lo stesso Ordinamento Interno prevede che le mansioni di sostituto del responsabile amministrativo possono essere attribuite anche ad un funzionario di grado 7^).

Con il terzo motivo, denunciando violazione della L. n. 218 del 1990, artt. 1 e 3, artt. 1362, 1363, 1366 c.c., e vizi di motivazione, con riferimento alla richiesta di promozione al grado 5^ per lo svolgimento delle mansioni di responsabile amministrativo dal 5-2- 1996 al 4-7-1996, il ricorrente in sostanza deduce che la sentenza impugnata erroneamente ha ritenuto che “per il personale in servizio la cessazione dell’applicazione delle disposizioni vigenti si verifica nel momento in cui si rinnova per primo o il CCNL o il contratto integrativo aziendale, senza tenere conto nè della particolarità e natura degli atti che in ciascun Istituto di diritto pubblico regolavano lo svolgimento del rapporto di lavoro, nè del principio che nei casi nei quali esiste un contratto integrativo aziendale la contrattazione collettiva generale non può trovare immediata applicazione fino a quando non sia stipulato il nuovo contratto integrativo aziendale che la recepisca”.

In particolare il ricorrente sostiene che il documento del 4-8-1995 costituiva soltanto una “ipotesi di accordo” divenuta valida ed efficace soltanto il 22-7-1996, cioè in data successiva al suo pensionamento (5-7-1996) e lamenta l’omesso esame di vari documenti che a suo dire avrebbero dimostrato “la permanenza della vigenza dell’Ordinamento Interno del Banco e dell’organigramma” della filiale di Reggio Calabria.

Anche tale motivo risulta in parte inammissibile e in parte infondato.

Posto che la disciplina interna in tema di inquadramento del personale del Banco di Napoli aveva carattere negoziale (v. fra le altre Cass. 12-7-2001 n. 9468, Cass. 17-12-1998 n. 12656, Cass. 2-4- 1998 n. 3417, Cass. 14-12-1998 n. 12552, Cass. 17-3-1997 n. 2348, Cass. 6-2-1990 n. 821, Cass. 27-2-1988 n. 2111) e considerato che, nel contesto della ristrutturazione dell’istituto (v. D.Lgs. n. 356 del 1990), ai sensi della L. n. 218 del 1990, art. 3 “ai dipendenti … continueranno ad applicarsi le disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge, fino al rinnovo del contratto collettivo nazionale di categoria o fino alla stipula di un nuovo contratto integrativo aziendale” e che “sono fatti salvi i diritti quesiti, gli effetti di leggi speciali e quelli rinvenienti dalla originaria natura pubblica dell’ente”, legittimamente la Corte territoriale ha rilevato che all’epoca dello svolgimento delle mansioni de quibus avevano cessato di avere efficacia le disposizioni invocate (e poste a base della domanda in esame) dell’Ordinamento Interno e del Regolamento del Personale, in quanto innanzitutto era già entrato in vigore il CCNL del 22-6-1995, e, comunque, ad abundantiam, era anche intervenuto il contratto integrativo aziendale del 4-8-1995 (prodotto e “regolarmente sottoscritto dalla delegazione del Banco di Napoli e dai rappresentanti delle organizzazioni sindacali”).

Al riguardo la Corte di merito ha altresì accertato che tale contratto integrativo, al di là della “formale denominazione adoperata nel verbale di incontro”, era stato approvato ed era già entrato in vigore, essendo stato, poi, soltanto modificato, in alcune parti, dal successivo “distinto contratto aziendale del 22-7-1996”, come si evinceva chiaramente dal testo del primo e del secondo contratto.

Tale accertamento, congruamente motivato, resiste alla censura del ricorrente, che, in sostanza, ripropone la tesi della mera “ipotesi di accordo” dell’atto del 4-8-1995, sollecitando, su questo punto, una revisione del ragionamento decisorio ed un riesame del merito inammissibile in questa sede.

Del resto, una volta accertata la entrata in vigore del c.c.n.l. e finanche del contratto integrativo aziendale del 4-8-1995, la cessazione degli effetti delle disposizioni interne invocate dall’ A. è scaturita direttamente dalla legge (L. n. 218 del 1990, art. 3) e tanto basta per ritenere infondata la domanda in esame, a prescindere da ogni ulteriore considerazione (neppure assumendo, tra l’altro, carattere decisivo i richiami alla definizione a breve di un nuovo Ordinamento della filiale o alla necessità di coprire la posizione vacante di dirigente o alle intese successive sull’allineamento retributivo del personale del Banco).

Dalla stessa assorbente considerazione, poi, come ha evidenziato la Corte d’Appello, scaturisce anche la infondatezza della tesi del “diritto quesito”, in quanto alla data di inizio dello svolgimento delle mansioni di responsabile amministrativo (5-2-1996) la normativa interna invocata era stata già soppressa “in virtù del combinato disposto della L. n. 218 del 1990, art. 3 e dell’approvazione del CCNL del 22-6-1995 (oltre che del CI A del 4-8-1995)”.

Con il quarto motivo, il ricorrente, con riferimento alla richiesta di restituzione delle somme trattenute a titolo di indennità per mancato preavviso, deduce che in data 4-7-1996 aveva confermato le proprie dimissioni “con decorrenza immediata” presentate il 28-6- 1996, “essendo esentato dal termine di preavviso dall’art. 97 del regolamento del Personale del Banco, che era ancora vigente”.

Anche tale motivo è infondato per la medesima ragione che alla data delle dimissioni tale normativa interna aveva già cessato di avere effetto in base alla citata L. n. 218 del 1990, art. 3.

Il ricorso va pertanto respinto e il ricorrente va condannato al pagamento delle spese in favore della società controricorrente.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento, in favore della San Paolo IMI s.p.a., delle spese liquidate in Euro 55,00 (cinquantacinque) oltre Euro 3.500,00 per onorari, oltre spese generali, IVA e CPA. Così deciso in Roma, il 17 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 aprile 2010

 

 

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