Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10525 del 21/04/2021

Cassazione civile sez. I, 21/04/2021, (ud. 17/11/2020, dep. 21/04/2021), n.10525

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SAN GIORGIO Maria Rosaria – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6666/2019 proposto da:

K. O K.D. O D., elettivamente domiciliato in Roma Via

Attilio Regolo, 12/d, presso lo studio dell’avvocato Fazi

Massimiliano, che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

Ministero Dell’Interno, (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 660/2018 della CORTE D’APPELLO di PERUGIA,

depositata il 31/08/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

17/11/2020 dal Cons. Dott. SOLAINI LUCA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

La Corte d’appello di Perugia ha respinto il gravame proposto da K.D., cittadino del (OMISSIS), avverso l’ordinanza del Tribunale di Perugia che confermando il provvedimento della competente Commissione territoriale aveva negato al richiedente il riconoscimento della protezione internazionale anche nella forma sussidiaria e di quella umanitaria.

Il ricorrente, ha riferito di una vicenda nella quale gli uomini del villaggio avevano ucciso il padre per impadronirsi dei terreni di proprietà della sua famiglia e subito dopo la madre era scappata con l’altro fratello, anche se in un’altra versione ha riferito di aver chiesto aiuto al capo villaggio, in quanto gli uomini, dopo aver ucciso il padre, si erano recati presso la casa di famiglia per uccidere gli altri familiari che erano stati più volte minacciati e maltrattati.

A sostegno della propria decisione di rigetto, la Corte distrettuale ha ritenuto il ricorrente non credibile per la genericità del racconto e l’incoerenza interna dello stesso; pertanto, la Corte territoriale ha ritenuto che non sussistessero i presupposti della protezione sussidiaria, nè erano stati allegati pericoli collegati a uno stato di conflitto armato. La Corte d’appello non riconosceva neppure la protezione umanitaria, perchè non risultava una sproporzione incolmabile tra il contesto italiano e quello del paese d’origine.

Contro la sentenza della medesima Corte d’Appello è ora proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi.

Il Ministero dell’Interno non ha spiegato difese scritte.

Diritto

CONSIDERATO

che:

Il ricorrente censura la decisione della Corte d’appello: (i) sotto un primo profilo, per la mancata concessione della protezione sussidiaria cui il ricorrente aveva diritto ex lege in ragione delle attuali condizioni politiche del paese d’origine, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5; (ii) sotto un secondo profilo, per violazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, non potendo essere rifiutato il permesso di soggiorno allo straniero, qualora ricorrano seri motivi di carattere umanitario, nonchè del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 19, che vieta l’espulsione dello straniero che possa essere perseguitato nel suo paese d’origine, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5; (iii) sotto un terzo profilo, per violazione del principio di non refoulement, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Il primo motivo, in riferimento ai presupposti per la concessione della protezione sussidiaria, è infondato, in quanto il giudice territoriale, in ordine alla situazione politica generale nello stato di provenienza, ha ritenuto con motivazione coerente ed esaustiva l’assenza di situazioni di violenza indiscriminata e di una situazione di conflitto armato o di violenza generalizzata nella zona di provenienza e nello stato del ricorrente, cioè il Mali, escludendo così il diritto alla protezione sussidiaria alla luce del disposto del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14.

Il secondo motivo, è infondato, in quanto, la valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese d’origine, per verificare se il rimpatrio possa determinare la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti fondamentali (Cass. n. 4455/18), è stata effettuata dalla Corte d’Appello che ha accertato, con giudizio di fatto, l’insussistenza di situazioni di vulnerabilità meritevoli di tale protezione.

Il terzo motivo di ricorso, è inammissibile perchè non censura la ratio decidendi del rigetto della protezione richiesta che si è basato sull’assenza di situazioni di vulnerabilità e sull’assenza di sproporzione tra il contesto di vita italiano e quello del paese d’origine.

La mancata costituzione dell’amministrazione statale esonera il collegio dal provvedere sulle spese.

PQM

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, ove dovuto, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello corrisposto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 17 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 21 aprile 2021

 

 

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