Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10523 del 30/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 30/04/2010, (ud. 10/03/2010, dep. 30/04/2010), n.10523

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIDIRI Guido – Presidente –

Dott. MONACI Stefano – Consigliere –

Dott. STILE Paolo – Consigliere –

Dott. NAPOLETANO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. MELIADO’ Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 22038-2006 proposto da:

FERROVIE DEL GARGANO S.R.L., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI GRACCHI 81,

presso lo studio dell’avvocato MALENA MASSIMO, che la rappresenta e

difende, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

G.M., T.G., D.F., C.

O.A., elettivamente domiciliati in ROMA, VIA SS. PIETRO E

PAOLO 50, presso lo studio dell’avvocato TOMASSINI CLAUDIO,

rappresentati e difesi dagli avvocati DI PALMA BIAGIO, CASAMASSIMA

DOMENICO, giusta mandato a margine del controricorso;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 332/2006 della CORTE D’APPELLO di BARI,

depositata il 16/03/2006 r.g.n. 1480/03;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

10/03/2010 dal Consigliere Dott. GIUSEPPE NAPOLETANO;

udito il P.M. in persona del Sostituto Procuratore Generale Dott.

FUCCI Costantino che ha concluso per dichiarazione

d’inammissibilità.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

La Corte di appello di Bari, con sentenza pubblicata in data 16 marzo 2006, in riforma della decisione di primo grado, accoglieva le domande dei lavoratori in epigrafe, avanzate nei confronti della società Ferrovie del Gargano con la quale avevano stipulato un contratto di assuntoria, e per l’effetto dichiarava, in conseguenza delle ulteriori mansioni espletate, che tra le parti intercorreva un rapporto di lavoro subordinato con inquadramento nel (OMISSIS) livello dei contratti collettivi succedutisi nel tempo, con condanna della società al pagamento delle relative differenze retributive.

Avverso tale sentenza la società ricorre in cassazione sulla base di sei motivi.

Resistono con controricorso i lavoratori intimati i quali deducono, con nota depositata il 16 febbraio 2010, l’intervenuta transazione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Preliminarmente, rileva il Collegio che nonostante i resistenti abbiano dedotto l’intervenuta transazione della lite, non hanno allegato alcun atto transattivo, nè la società ricorrente ha confermato siffatta transazione. Conseguentemente dell’invocata transazione non può tenersi conto.

Con il primo motivo la società, deducendo vizio di motivazione, sostiene l’erroneo apprezzamento di fatto della natura subordinata dell’attività svolta dagli attuali resistenti.

Con la seconda censura la società, denunciando insufficiente e contraddittoria motivazione, allega la non corretta valutazione della prova per testi.

Con il terzo motivo la ricorrente prospetta, ex art. 360 c.p.c., n. 3 la violazione e falsa applicazione del contratto di convenzione di assuntoria e chiede a questa Corte di pronunciarsi sulla interpretazione di detta convenzione con riferimento alle norme di ermeneutica contrattuale ed in particolare all’art. 1362 c.p.c..

Con la quarta censura la società denuncia violazione di legge con riferimento alla L. n. 14 del 1965 e al D.M. 12 dicembre 1966, all.

I. Con il quinto motivo la ricorrente allega violazione e falsa applicazione dell’A.N. 23 luglio 1976, art. 47 (cd T.U. degli accordi nazionali degli autoferrotranviari) con riferimento alla pretesa automatica applicazione della stessa in caso di svolgimento delle mansioni di movimento, ed in relazione al criterio ermeneutico di cui all’art. 1366 c.c..

Con la sesta censura la società assume violazione e falsa applicazione alla fattispecie de qua dell’A.N. 23 luglio 1976, art. 47 nonchè della ridesta norma in combinato disposto dell’A.N. 13 maggio 1987, all. A ai fini dell’inquadramento degli assuntori nella srl Ferrovie del Gargano nei ruoli aziendali con profilo professionale di (OMISSIS) livello.

Deve premettersi che, nella specie, trova applicazione l’art. 366 bis c.p.c. così come introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 trattandosi d’impugnazione proposta avverso decisione pubblicata in data posteriore al 2 marzo 2006.

I primi due motivi del ricorso che attengono al vizio di motivazione sono per come formulati non esaminabili in questa sede.

Difetta, infatti, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione. Nè la relativa censura contiene, in osservanza dell’art. 366 bis c.p.c. così come introdotto dal D.Lgs. 2 febbraio 2006, n. 40, art. 6 un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto) che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilità (Cass. S.U. 1 ottobre 2007 n. 20603).

Peraltro, si tratta di censure che attengono all’apprezzamento di fatto operato dal giudice del merito che, in quanto sorretto da congrua e logica motivazione, si sottrae, come tale, al sindacato di questa Corte.

Nè può sottacersi che le predette censure, per come formulate, si risolvono sostanzialmente nella prospettazione di una valutazione dei fatti diversa da quella fornita dal giudice di appello.

Invero è al giudice del merito che spetta, in via esclusiva, il compito di individuare le fonti del proprio convincimento, di assumere e valutare Le prove, di controllarne l’attendibilità e la concludenza, di scegliere, tra le complessive risultanze del processo, quelle ritenute maggiormente idonee a dimostrare la veridicità dei fatti ad esse sottesi, dando, così, liberamente prevalenza all’uno o all’altro dei mezzi di prova acquisiti (salvo i casi tassativamente previsti dalla legge), mentre al giudice di legittimità non è conferito il potere di riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale sottoposta al suo vaglio, bensì la sola facoltà di controllo, sotto il profilo della correttezza giuridica e della coerenza logico-formale, delle argomentazioni svolte dal giudice del merito (cfr. ex plurimis da ultimo: Cass. 6 marzo 2008 n. 6064).

Le rimanenti censure sono tutte inammissibili non essendo stato formulato il quesito di diritto di cui al citato art. 366 bis c.p.c..

Il quesito di diritto, infatti, deve consistere in una chiara sintesi logico-giuridica della questione sottoposta al vaglio del giudice di legittimità, formulata in termini tali per cui dalla risposta – negativa od affermativa – che ad esso si dia, discenda in modo univoco l’accoglimento od il rigetto del ricorso (Cass. S.U. 28 settembre 2007 n. 20360), e non può esaurirsi, quindi, nella mera richiesta, come nel caso di specie, della enunciazione di un principio di diritto conforme alle argomentazioni poste a base della censura.

Nè detto quesito può essere desunto dal contenuto del motivo, poichè in un sistema processuale, che già prevedeva la redazione del motivo con l’indicazione della violazione denunciata, la peculiarità del disposto di cui al menzionato art. 366-bis c.p.c. consiste proprio nell’imposizione, al patrocinante che redige il motivo, di una sintesi originale ed autosufficiente della violazione stessa, funzionalizzata alla formazione immediata e diretta del principio di diritto e, quindi, al miglior esercizio della funzione nomofilattica della Corte di legittimità (Cass. 24 luglio 2007 n. 20409).

Sulla base delle esposte considerazioni il ricorso va rigettato. Le spese del giudizio di legittimità vanno compensate in ragione della novità del rito introdotto con il richiamato D.Lgs. n. 40 del 2006 dell’iter processuale della presente controversia.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e compensa le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 10 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 30 aprile 2010

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA