Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1050 del 14/01/2022

Cassazione civile sez. trib., 14/01/2022, (ud. 25/05/2021, dep. 14/01/2022), n.1050

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BRUSCHETTA Ernestino Luigi – Presidente –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – rel. Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – Consigliere –

Dott. D’AURIA Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 12891/2014 R.G. proposto da:

PADANIA S.R.L., in persona del legale rappresentante p.t.,

rappresentata e difesa anche disgiuntamente dall’Avv. Vincenzo M.

Cesaro e dall’Avv. Bruno Cantone, elettivamente domiciliata presso

lo studio del primo in Roma, via Calabria n. 56;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, con

domicilio eletto in Roma, via Dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Commissione Tributaria Regionale della

Lombardia, sez. staccata di Brescia, n. 214/64/2013 depositata il 5

novembre 2013, non notificata.

Udita la relazione svolta nell’adunanza camerale del 25 maggio 2021

dal consigliere Pierpaolo Gori.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con sentenza della Commissione tributaria regionale della Lombardia, sez. staccata di Brescia, veniva accolto l’appello dell’Agenzia delle Entrate avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Cremona n. 147/3/11 con cui erano stati riuniti e dismessi i ricorsi proposti dalla società Padania S.r.l., esercente attività di macellazione e commercializzazione di carne suina, aventi ad oggetto quattro avvisi di accertamento per Ires, Irap e Iva 2005, 2006, 2007 e 2008.

2. Le riprese seguivano un avviso di accertamento per le medesime imposte con riferimento all’anno 2009 emesso all’esito di una verifica fiscale da cui emergeva l’irregolare tenuta dei libri contabili e il reperimento di documenti di natura extracontabile, compendio da cui i verbalizzanti deducevano l’avvenuta cessione di prodotti di carne suina senza emissione delle relative fatture.

3. Nel quadro di un accertamento analitico induttivo D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 39, comma 1, lett. d), veniva così rideterminata la percentuale di incidenza delle vendite per il 2009 senza fattura sul totale dei ricavi dichiarati e la ricostruzione veniva applicata anche per gli anni 2005-8.

4. Il giudice d’appello non condivideva l’esito decisorio del giudice di prime cure e confermava integralmente l’impianto e la misura delle riprese oggetto degli avvisi impugnati.

5. Avverso la sentenza propone ricorso la contribuente, affidato ad un unico motivo che illustra con memoria, cui replica l’Agenzia delle Entrate con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. Con un unico motivo di ricorso – senza individuazione dei pertinenti paradigmi dell’art. 360 c.p.c., comma 1 – la contribuente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, comma 1, lett. d), del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, comma 2, e degli artt. 2697,2727 e 2729 c.c., nonché l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio oggetto di discussione tra le parti. La contribuente si duole del fatto che il giudice d’appello avrebbe unilateralmente valutato il quadro probatorio, sia con riferimento alla documentazione extracontabile reperita in sede di verifica sia quanto alle dichiarazioni rese dall’ex dipendente Ben Azzouna, sia quanto alla misura del “nero” accertato.

7. Il motivo è inammissibile. Va ribadito che “Il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, nel quale le censure alla pronuncia di merito devono trovare collocazione entro un elenco tassativo di motivi, in quanto la Corte di cassazione non è mai giudice del fatto in senso sostanziale ed esercita un controllo sulla legalità e logicità della decisione che non consente di riesaminare e di valutare autonomamente il merito della causa. Ne consegue che la parte non può limitarsi a censurare la complessiva valutazione delle risultanze processuali contenuta nella sentenza impugnata, contrapponendovi la propria diversa interpretazione, al fine di ottenere la revisione degli accertamenti di fatto compiuti.” (Cass. 28 novembre 2014 n. 25332).

8. Infatti, “Il giudizio di cassazione è un giudizio a critica vincolata, delimitato e vincolato dai motivi di ricorso, che assumono una funzione identificativa condizionata dalla loro formulazione tecnica con riferimento alle ipotesi tassative formalizzate dal codice di rito. Ne consegue che il motivo del ricorso deve necessariamente possedere i caratteri della tassatività e della specificità ed esige una precisa enunciazione, di modo che il vizio denunciato rientri nelle categorie logiche previste dall’art. 360 c.p.c., sicché è inammissibile la critica generica della sentenza impugnata, formulata con un unico motivo sotto una molteplicità di profili tra loro confusi e inestricabilmente combinati, non collegabili ad alcuna delle fattispecie di vizio enucleata dal codice di rito.” (Cass. 22 settembre 2014 n. 19959).

9. Orbene, nel suo unico motivo, informe ai fini dell’art. 360 c.p.c., comma 1, la ricorrente prospetta aspetti misti di violazione di legge e di vizio motivazionale che, nondimeno, si risolvono una complessiva richiesta di rivalutazione del materiale probatorio posto dal giudice d’appello a base della decisione sfavorevole alla società, ma senza evidenziare l’esistenza di fatti decisivi e contrari all’accertamento compiuto dal giudice del merito, ritualmente introdotti nel processo e non valutati.

10. Tali non sono evidentemente i documenti extracontabili reperiti in sede di verifica, in particolare le “strisciate di calcolatrice che non riportano il nome di clienti ma di parenti degli amministratori” come si legge a pag.3 della sentenza impugnata che, incrociati con il contenuto di un esposto del 10 settembre 2004 reso alla Guardia di finanza da ex dipendente della società con 14 anni di rapporto di lavoro pre-gresso, il cui contenuto è stato confermato nelle dichiarazioni rese dall’autore ai verbalizzanti il 15 dicembre 2009. Si tratta di elementi di prova già presi in carico dalla CTR e debitamente valutati nel senso di individuare incassi conseguenti alla vendita di merce senza emissione di fatture, sulla base di una motivazione immune da vizi logici anche quanto alla determinazione della misura del “nero”, cui la società semplicemente contrappone la propria “rilettura” del fatto, secondo un modus operandi inammissibile in sede di legittimità.

11. Il ricorso dev’essere in conclusione rigettato per inammissibilità del motivo e le spese di lite, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

PQM

La Corte:

rigetta il ricorso e condanna la ricorrente alla rifusione delle spese di lite, liquidate in Euro 7.800,00 per compensi oltre Spese prenotate a debito.

Si dà atto del fatto che, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, sussistono i presupposti per il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Così deciso in Roma, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 14 gennaio 2022

 

 

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