Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10490 del 27/4/2017

Cassazione civile, sez. VI, 27/04/2017, (ud. 23/03/2017, dep.27/04/2017), n. 10490

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25579/2015 proposto da:

R.A., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA PANAMA 74,

presso lo studio dell’avvocato GIANNI EMILIO IACOBELLI, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

POSTE ITALIANE SPA, (OMISSIS), in persona del Responsabile del

Servizio Risorse Umane Organizzazione e Servizi, elettivamente

domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR 19 presso lo studio dell’avvocato

DE LUCA TAMAJO RAFFAELE che lo rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 8307/2014 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/10/2014;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

Fatto

RILEVATO IN FATTO

che:

1. con sentenza del 27.10.2014, la Corte di appello di Roma,

rigettava il gravame svolto dall’attuale ricorrente avverso la decisione

di rigetto della domanda di accertamento della nullità del termine

apposto al contratto di lavoro stipulato tra la predetta e Poste

Italiane s.p.a., per il periodo 8.1.2008 – 31.3.2008, poi prorogato;

2. per quel che rileva nella presente sede, osservava la Corte

che correttamente il primo giudice aveva ritenuto dimostrato che

l’assunzione della lavoratrice era compresa nei contratti a tempo

determinato previsti per le esigenze ricomprese nel piano aziendale di

mobilità/sportellizzazione e che la proroga era stata disposta per

ragioni oggettive riferite alla stessa attività lavorativa;

3. evidenziava la Corte territoriale che la società, all’esito

dell’istruttoria testimoniale, aveva dimostrato che, nelle more del

processo di potenziamento del settore sportelleria, in seguito

all’immissione sul mercato di nuovi prodotti, sussistessero, in

connessione con un generale piano di mobilità aziendale, le esigenze

temporanee che giustificassero un piano di mobilità interna con

l’assunzione del ricorrente;

4. la Corte di merito aveva ritenuto raggiunta la prova

tendente a dimostrare l’effettiva sussistenza e temporaneità delle

ragioni dedotte, il nesso eziologico evidenziato e la correlazione tra

l’esistenza del piano di mobilità aziendale e la necessità

dell’assunzione a termine dell’attuale ricorrente;

5. avverso tale sentenza ricorre la lavoratrice con due motivi,

con i quali, deducendo error in procedendo e violazione di legge, si

duole, con il primo motivo, dell’erronea interpretazione della prova

documentale offerta dalla società, assumendo l’insussistenza

dell’esigenza organizzativa e il mancato assolvimento dell’onere

probatorio gravante sul datore di lavoro; con il secondo motivo,

deducendo omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, assume la

diversità tra il fatto come risultante dalla prova e la verità

processuale contenuta nella sentenza;

6. Poste italiane ha resistito con controricorso;

7. il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che:

8. il ricorso va dichiarato inammissibile perchè omette di

riproporre, nel corpo di ciascun motivo, un minimo passaggio della

sentenza impugnata al fine di dimostrare la sussistenza dei vizi

denunziati (il ricorso è confezionato anteponendo, in corsivo, la

motivazione della sentenza, facendo seguire i documenti acquisiti in

giudizio), così risultando carente di specificità;

9. inoltre ripropone, inammissibilmente in questa sede di

legittimità, un riesame nel merito e, pur con una intitolazione del

motivo conforme al testo di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5, nella

formulazione disposta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54, comma 1, lett.

b), convertito in L. n. 134 del 2012, la parte, in realtà, critica la

sufficienza del ragionamento logico posto alla base dell’interpretazione

di determinati atti del processo, e dunque un caratteristico vizio

motivazionale, come tale non più censurabile (si veda Cass., S.U., n. 8053/14

secondo cui il controllo della motivazione è ora confinato sub specie

nullitatis, in relazione dell’art. 360 c.p.c., n. 4, il quale, a sua

volta, ricorre solo nel caso di una sostanziale carenza del requisito di

cui all’art. 132 c.p.c., n. 4, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di sufficienza della motivazione);

10. l’omesso esame deve riguardare un fatto inteso nella sua

accezione storico-fenomenica (e quindi non un punto o un profilo

giuridico), un fatto principale o primario (ossia costitutivo,

impeditivo, estintivo o modificativo del diritto azionato) o secondario

(cioè un fatto dedotto in funzione probatoria);

11. il riferimento al fatto secondario non implica – e la

citata sentenza n. 8053 delle S.U. lo precisa chiaramente – che possa

denunciarsi ex art. 360 c.p.c.,

comma 1, n. 5, anche l’omessa o carente valutazione di determinati

elementi probatori: basta che il fatto sia stato esaminato, senza che

sia necessario che il giudice abbia dato conto di tutte le risultanze

probatorie emerse all’esito dell’istruttoria come astrattamente

rilevanti;

12. nel mezzo d’impugnazione in esame non ricorre alcuna delle predette ipotesi;

13. le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza;

14. a circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo

posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; condanna la parte

ricorrente al pagamento, in favore della società controricorrente, delle

spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 200,00

per esborsi ed Euro 2.500,00 per compensi professionali, oltre accessori

come per legge e rimborso spese forfetario nella misura del 15%. Ai

sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13,

comma 1-quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a

carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di

contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13,

comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 aprile 2017

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