Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10485 del 27/04/2017


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Cassazione civile, sez. VI, 27/04/2017, (ud. 23/03/2017, dep.27/04/2017), n. 10485

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CURZIO Pietro – Presidente –

Dott. ARIENZO Rosa – Consigliere –

Dott. FERNANDES Giulio – Consigliere –

Dott. GHINOY Paola – Consigliere –

Dott. MANCINO Rossana – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 6569-2014 proposto da:

T.F., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentata e difesa

dall’avvocato STEFANO BORDONI;

– ricorrente –

contro

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO, C.F. (OMISSIS), in persona del Direttore della Direzione

Centrale Prestazioni, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV

NOVEMBRE 144, presso lo studio dell’avvocato EMILIA FAVATA, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato LUCIANA ROMEO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1630/2013 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 10/01/2014;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 23/03/2017 dal Consigliere Dott. ROSSANA MANCINO.

Fatto

RILEVATO

che:

1. la Corte d’appello di Bologna, con la sentenza in epigrafe

indicata, rigettava il gravame svolto dall’attuale ricorrente avverso la

sentenza di primo grado, che aveva respinto la domanda volta ad

ottenere le prestazioni di legge in relazione all’infortunio occorso;

2. riteneva la Corte territoriale che l’appellante, anzichè

censurare l’operato del consulente officiato in giudizio per l’omesso

esame di atti e documenti, avesse contrapposto, alle valutazioni

dell’ausiliare, proprie e diverse valutazioni fondate sui medesimi

documenti, così muovendo solo generiche critiche inidonee ad indurre

alla rinnovazione dell’esame peritale;

3. ricorre T.F., con un unico motivo, con il quale,

deducendo “violazione di norme di diritto” (così nel ricorso) e omesso

esame di un fatto decisivo, ritiene totalmente erronea la sentenza

impugnata, nella parte in cui ha dichiarato l’assoluta genericità

dell’atto di appello;

4. l’Inail ha resistito con controricorso;

5. il Collegio ha deliberato di adottare una motivazione semplificata.

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. la censura per violazione di legge viene svolta senza la

specifica indicazione delle norme regolatrici della fattispecie che si

assumono violate dalla Corte territoriale;

7. pur aderendo all’orientamento giurisprudenziale (v., fra le altre, Cass. n. 26091 del 2005)

secondo cui l’indicazione delle norme che si assumono violate non si

pone come requisito autonomo ed imprescindibile ai fini

dell’ammissibilità della censura, occorre comunque tener presente che si

tratta di un elemento richiesto al fine di identificare i limiti

dell’impugnazione, ragion per cui la mancata indicazione delle

disposizioni di legge può comportare l’inammissibilità della doglianza

qualora gli argomenti addotti non consentano di individuare quali siano,

ad avviso della parte ricorrente, le norme che sarebbero state violate;

8. come ha già avuto modo di statuire questa Corte, essendo il

giudizio di cassazione un giudizio a critica vincolata, la tassatività e

la specificità del motivo di censura esigono una precisa formulazione,

di modo che il vizio denunciato rientri nelle categorie logiche di

censura enucleate dal codice di rito (cfr., Cass.n.18202 del 2008);

9. nel ricorso all’esame, anzichè evocare genericamente la

violazione di norme, la parte ricorrente, chiarendo l’ambito della

doglianza – error in procedendo o in indicando avrebbe dovuto

adeguatamente contrastare la ritenuta assoluta genericità del gravame

indicando gli esatti termini in cui aveva proposto il gravame, con

particolare riferimento alla carenze rimarcate dalla Corte di merito

(per la quale l’appellante aveva prospettato non già una diversa lettura

dei dati e documenti a disposizione ma solo dubbi, chiedendosi come

possibile che la caduta sul luogo di lavoro avesse causato la prolungata

assenza senza causare alcun danno permanente);

10. quanto alle osservazioni critiche alle conclusioni della

consulenza tecnica d’ufficio, non vi è chiara indicazione,

nell’illustrazione del motivo, di quando ed in quali esatti termini le

stesse siano state proposte, onde verificarne, sulla base della sola

lettura del ricorso per Cassazione, la tempestività e la rilevanza;

11. infine, come già affermato da Cass. n. 14338 del 2012,

in adesione a costante giurisprudenza, rientra tra i poteri

discrezionali del giudice di merito la valutazione circa l’opportunità

di rinnovare le indagini e tale principio va coordinato con il principio

dell’effetto devolutivo dell’appello;

12. il ricorso va dichiarato inammissibile;

13. le spese, liquidate come in dispositivo, seguono la soccombenza;

14. la circostanza che il ricorso sia stato proposto in tempo

posteriore al 30 gennaio 2013 impone di dar atto dell’applicabilità del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (sulla ratio della disposizione si rinvia a Cass. Sez. Un. 22035/2014 e alle numerose successive conformi) e di provvedere in conformità.

PQM

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la

ricorrente al pagamento delle spese processuali liquidate in Euro 200,00

per esborsi, Euro 2.000,00 per compensi professionali, oltre accessori

di legge e rimborso forfetario del 15 per cento. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13,

comma 1 quater, dichiara sussistenti i presupposti per il versamento, a

carico della parte ricorrente, dell’ulteriore importo, a titolo di

contributo unificato, pari a quello dovuto per il ricorso ex art. 13,

comma 1-bis.

Motivazione semplificata.

Così deciso in Roma, il 23 marzo 2017.

Depositato in Cancelleria il 27 aprile 2017

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