Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10457 del 29/04/2010

Cassazione civile sez. III, 29/04/2010, (ud. 18/03/2010, dep. 29/04/2010), n.10457

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

A.G., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA DELLA

LIBERTA’ 20, presso lo studio dell’avvocato ORLANDO MARCO,

rappresentato e difeso dall’avvocato PIGNATIELLO NICOLA, giusta

procura speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

UGF ASSICURAZIONI SPA gia’ COMPAGNIA ASSICURATRICE UNIPOL SPA

divenuta UGF Assicurazioni SpA a seguito di fusione per

incorporazione di Aurora Assicurazioni SpA in Unipol Assicurazioni

SpA, in persona del legale rappresentante pro tempore e procuratore

speciale, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA SAN LORENZO IN

LUCINA 4, presso lo studio dell’avvocato GORI GIOVANNI, rappresentata

e difesa dall’avvocato DI CASTRO SILVIO, giusta procura speciale a

margine del controricorso;

– controricorrente –

e contro

C.S.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 5525/2008 del TRIBUNALE di NAPOLI del 5.5.08,

depositata il 15/05/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MASSERA Maurizio;

udito per la controricorrente l’Avvocato Silvio Di Castro che si

riporta agli scritti;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. LECCISI Giampaolo che nulla

osserva rispetto alla relazione scritta.

La Corte, letti gli atti depositati:

 

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 15 giugno 2009 A.G. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 15 maggio 2008 dal Tribunale di Napoli, confermativa della sentenza del Giudice di Pace che aveva rigettato la domanda di risarcimento danni da sinistro stradale proposta nei confronti di C.S. e della Unipol S.p.A..

La UGF Assicurazioni S.p.A. (gia’ Unipol S.p.A.) ha resistito con controricorso, mentre il C. non ha espletato attivita’ difensiva.

2 – La formulazione dell’unico motivo di ricorso non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c..

Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360 c.p.c., per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena d’inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione;

la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’ (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. Il ricorrente lamenta insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

La censura, che svolta in circa sette pagine, e’ inammissibile sia perche’ non contiene un momento di sintesi formulato sulla base dei criteri sopra indicati e necessario per circoscrivere il fatto controverso e specificare quali capi della sentenza e per quali ragioni presentino l’addotta insufficienza della motivazione, sia per violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6. Infatti e’ orientamento costante (confronta, tra le altre, le recenti Cass. Sez. Un. n. 28547 del 2008; Cass. Sez. 3^ n. 22302 del 2008) che, in tema di ricorso per Cassazione, a seguito della riforma ad opera del D.Lgs. n. 40 del 2006, il novellato art. 366 c.p.c., comma 6, oltre a richiedere la “specifica” indicazione degli atti e documenti posti a fondamento del ricorso, esige che sia specificato in quale sede processuale il documento, pur individuato in ricorso, risulti prodotto. Tale specifica indicazione, quando riguardi un documento prodotto in giudizio, postula che si individui dove sia stato prodotto nelle fasi di merito, e, in ragione dell’art. 369 c.p.c., comma 2, n. 4, anche che esso sia prodotto in sede di legittimita’. In altri termini, il ricorrente per Cassazione, ove intenda dolersi dell’omessa o erronea valutazione di un documento da parte del giudice di merito, ha il duplice onere – imposto dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, – di produrlo agli atti e di indicarne il contenuto. Il primo onere va adempiuto indicando esattamente nel ricorso in quale fase processuale e in quale fascicolo di parte: si trovi il documento in questione; il secondo deve essere adempiuto trascrivendo o riassumendo nel ricorso il contenuto del documento. La violazione anche di uno soltanto di tali oneri rende il ricorso inammissibile. Il ricorrente non ha ottemperato a tali oneri processuali con riferimento alla consulenza tecnica su cui basa la propria censura.

D’altra parte le argomentazioni addotte involgono esame degli atti e valutazioni di fatto, attivita’ non consentite nel giudizio di legittimita’.

4.- La relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente ha presentato memoria; la resistente ha chiesto d’essere ascoltata in Camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte con la memoria trattano genericamente e in modo non condivisibile solo una delle tre ragioni d’inammissibilita’ evidenziate nella relazione e per il resto attengono al merito;

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che il ricorso deve percio’ essere dichiarato inammissibile; le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380 bis e 385 c.p.c..

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.000,00, di cui Euro 800,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 18 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2010

 

 

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