Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10454 del 29/04/2010

Cassazione civile sez. III, 29/04/2010, (ud. 18/03/2010, dep. 29/04/2010), n.10454

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

C.C., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

DARDANELLI 46, presso lo studio dell’avvocato SPINELLA MAURIZIO,

rappresentata e difesa dall’avvocato CIAVOLA ANTONINO, giusta procura

a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

COMUNE DI RAGUSA in persona del Sindaco pro tempore, elettivamente

domiciliato in ROMA, VIA DEI GRACCHI 187, presso lo studio

dell’avvocato MAGNANO DI SAN LIO GIOVANNI, rappresentato e difeso

dall’avvocato FREDIANI ANGELO, giusta Delib. G.M. 12 giugno 2009, n.

220 e giusta procura a margine del controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 65/2009 del TRIBUNALE di RAGUSA del 20.1.09,

depositata il 23/01/2009;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MASSERA Maurizio;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. LECCISI Giampaolo.

La Corte, letti gli atti depositati:

 

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 29 maggio 2009 C.C. ha chiesto la cassazione della sentenza, notificata il 6 aprile 2009, depositata in data 23 gennaio 2009 dal Tribunale di Ragusa confermativa della sentenza del Giudice di Pace che aveva rigettato la sua domanda di risarcimento danni da sinistro stradale proposta nei confronti del Comune di Ragusa. L’intimato ha resistito con controricorso.

2 – I tre motivi del ricorso risultano inammissibili, poiche’ la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c.. Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360 c.p.c., per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, e’ ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che e’ inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6 il ricorso per Cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimita’, imponendo al patrocinante in cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico – giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’ (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2043, 2051 c.c.; art. 28 C.d.S., art. 69 reg. C.d.S..

La censura, che si sostanzia in argomentazioni che implicano esame delle risultanze processuali e apprezzamenti di fatto, si conclude con un quesito che non postula l’enunciazione di un principio di diritto che sia, al tempo stesso, decisivo per il giudizio e di applicazione generalizzata, ma si risolve nella richiesta di accertamento di un fatto (presenza insidiosa di un palo elettrico non segnalato) e nella valutazione della sua rilevanza ai fini della decisione.

Con il secondo motivo la C. lamenta vizio di omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione in ordine alla responsabilita’ nella causazione del sinistro.

La censura, che involge – inammissibilmente – soprattutto la sentenza di primo grado, presenta un quesito con cui si chiede alla Corte di verificare se essa abbia tenuto una condotta di guida corretta e conforme al codice della strada, accertamento e verifica che rientrano nella competenza esclusiva del giudice di merito.

Con il terzo motivo la ricorrente lamenta omesso riconoscimento di un concorso di colpa. La censura non ipotizza ne’ un vizio di motivazione, ne’ una violazione di legge, poggia su argomentazioni generiche e si conclude con la richiesta di una valutazione di merito.

4.- La relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

La ricorrente ha presentato memoria; nessuna delle parti ha chiesto d’essere ascoltata in Camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte dalla ricorrente con la memoria non inducono a diversa statuizione, rimanendo confermato il mancato assolvimento dell’onere processuale imposto dall’art. 366 bis c.p.c.;

5. – Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione;

che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile;

le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380 bis e 385 c.p.c..

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 3.200,00, di cui Euro 3.000,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 18 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2010

 

 

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