Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10453 del 29/04/2010

Cassazione civile sez. III, 29/04/2010, (ud. 18/03/2010, dep. 29/04/2010), n.10453

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FINOCCHIARO Mario – Presidente –

Dott. MASSERA Maurizio – rel. Consigliere –

Dott. SEGRETO Antonio – Consigliere –

Dott. VIVALDI Roberta – Consigliere –

Dott. FRASCA Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

M.M., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CAIO MARIO

13, presso lo studio dell’avvocato LONGO MAURO, che lo rappresenta e

difende, giusta procura a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

ALLIANZ SPA gia’ LLOYD ADRIATICO SPA in persona del suo procuratore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI VEROLI MANLIO 2/4, presso

lo studio dell’avvocato GENTILE RUGGERO M., che la rappresenta e

difende, giusta mandato speciale in calce al controricorso;

– controricorrente –

e contro

A.P.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 8562/2008 del TRIBUNALE di ROMA del 7.2.08,

depositata il 23/04/2008;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/03/2010 dal Consigliere Relatore Dott. MASSERA Maurizio;

udito per il ricorrente l’Avvocato Mauro Longo che si riporta agli

scritti, insistendo per l’accoglimento del ricorso;

E’ presente il P.G. in persona del Dott. LECCISI Giampaolo, che nulla

osserva rispetto alla relazione scritta.

La Corte, letti gli atti depositati:

 

Fatto

OSSERVA

E’ stata depositata la seguente relazione:

1 – Con ricorso notificato il 29 maggio 2009 M.M. ha chiesto la cassazione della sentenza, non notificata, depositata in data 23 aprile 2008 dal Tribunale di Roma che, in riforma della sentenza del Giudice di Pace, lo aveva condannato alla restituzione in favore del Lloyd Adriatico della somma di Euro 8172,31 essendo stato il M. gia’ rimborsato dall’Inail. L’Allianz S.p.A. (gia’ Lloyd Adriatico S.p.A.) ha resistito con controricorso.

2 – I due motivi del ricorso risultano inammissibili, poiche’ la loro formulazione non soddisfa i requisiti stabiliti dall’art. 366 bis c.p.c.. Occorre rilevare sul piano generale che, considerata la sua funzione, la norma indicata (art. 366 bis c.p.c.) va interpretata nel senso che per, ciascun punto della decisione e in relazione a ciascuno dei vizi, corrispondenti a quelli indicati dall’art. 360 c.p.c., per cui la parte chiede che la decisione sia cassata, va formulato un distinto motivo di ricorso.

Per quanto riguarda, in particolare, il quesito di diritto, e’ ormai jus receptum (Cass. n. 19892 del 2007) che e’ inammissibile, per violazione dell’art. 366 bis c.p.c., introdotto dal D.Lgs. n. 40 del 2006, art. 6, il ricorso per Cassazione nel quale esso si risolva in una generica istanza di decisione sull’esistenza della violazione di legge denunziata nel motivo. Infatti la novella del 2006 ha lo scopo di innestare un circolo selettivo e “virtuoso” nella preparazione delle impugnazioni in sede di legittimita’, imponendo al patrocinante in Cassazione l’obbligo di sottoporre alla Corte la propria finale, conclusiva, valutazione della avvenuta violazione della legge;

processuale o sostanziale, riconducendo ad una sintesi logico – giuridica le precedenti affermazioni della lamentata violazione.

In altri termini, la formulazione corretta del quesito di diritto esige che il ricorrente dapprima indichi in esso la fattispecie concreta, poi la rapporti ad uno schema normativo tipico, infine formuli il principio giuridico di cui chiede l’affermazione.

Quanto al vizio di motivazione, l’illustrazione di ciascun motivo deve contenere, a pena di inammissibilita’, la chiara indicazione del fatto controverso in relazione al quale la motivazione si assume omessa o contraddittoria, ovvero le ragioni per le quali la dedotta insufficienza della motivazione la renda inidonea a giustificare la decisione; la relativa censura deve contenere un momento di sintesi (omologo del quesito di diritto), che ne circoscriva puntualmente i limiti, in maniera da non ingenerare incertezze in sede di formulazione del ricorso e di valutazione della sua ammissibilita’ (Cass. Sez. Unite, n. 20603 del 2007).

3. – Con il primo motivo il ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione dell’art. 345 c.p.c.. Assume che alla domanda d’appello e’ stata aggiunta quella diretta ad ottenere il pagamento di una somma asseritamene percepita dal M. dall’Inail e a quest’ultimo asseritamente rimborsata dalla Lloyd.

Il quesito risulta inidoneo poiche’ prescinde totalmente dalla motivazione della sentenza impugnata. Il Tribunale, premesso che risultava provato che prima dell’introduzione della controversia il M. aveva percepito un indennizzo dall’Inail e che la Lloyd aveva rimborsato l’Istituto, ha affermato che, nella quantificazione del danno, il Giudice di Pace aveva omesso di considerare che l’attuale ricorrente aveva gia’ ottenuto la liquidazione del pregiudizio alla persona. Di tutto cio’ non vi e’ traccia nel quesito e neppure: nelle argomentazioni addotte a sostegno della censura. Con il secondo motivo il ricorrente lamenta omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio.

Manca del rutto un momento di sintesi strutturato secondo il paradigma sopra enunciato.

4.- La relazione e’ stata comunicata al pubblico ministero e notificata ai difensori delle parti;

Il ricorrente ha presentato memoria ed ha chiesto d’essere ascoltato in Camera di consiglio;

Le argomentazioni addotte con la memoria, anche allorche’ riflettono posizioni dottrinarie, sono in contrasto con l’orientamento giurisprudenziale ormai consolidatosi.

5.- Ritenuto:

che, a seguito della discussione sul ricorso, tenuta nella Camera di consiglio, il collegio ha condiviso i motivi in fatto e in diritto esposti nella relazione; che pertanto il ricorso va dichiarato inammissibile;

le spese seguono la soccombenza;

visti gli artt. 380 bis e 385 c.p.c..

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile. Condanna il ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, liquidate in complessivi Euro 1.200,00, di cui Euro 1.00,00 per onorari, oltre spese generali e accessori di legge.

Così deciso in Roma, il 18 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2010

 

 

LEGGI ANCHE


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA