Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10436 del 29/04/2010

Cassazione civile sez. lav., 29/04/2010, (ud. 05/02/2010, dep. 29/04/2010), n.10436

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BATTIMIELLO Bruno – Presidente –

Dott. LAMORGESE Antonio – rel. Consigliere –

Dott. D’AGOSTINO Giancarlo – Consigliere –

Dott. LA TERZA Maura – Consigliere –

Dott. MAMMONE Giovanni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso 25460-2008 proposto da:

B.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DELLE

MEDAGLIE D’ORO 157, presso lo studio dell’avvocato CIPRIANI ROMOLO

GIUSEPPE, che lo rappresenta e difende unitamente all’avvocato GILLO

GIUSEPPE, giusta mandato a margine del ricorso;

– ricorrente –

contro

INAIL – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE CONTRO GLI INFORTUNI

SUL LAVORO, in persona del Dirigente con incarico di livello

generale, Direttore della Direzione Centrale Prestazioni,

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE 144, presso lo

studio dell’avvocato LA PECCERELLA LUIGI, che lo rappresenta e

difende unitamente all’avvocato PUGLISI LUCIA, giusta procura

speciale per atto Dott. Soldani Mario, coadiutore temporaneo del

Notaio Carlo Federico Tuccari di Roma dell’1/08/08, rep. n. 76297,

allegata in atti;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1422/2007 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI del

23/02/07, depositata il 1/08/2007;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

05/02/2010 dal Consigliere Relatore Dott. ANTONIO LAMORGESE;

è presente il P.G. in persona del Dott. RICCARDO FUZIO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza depositata il 1 agosto 2007 la Corte di appello di Napoli, in riforma della decisione di primo grado, ha rigettato la domanda proposta nei confronti dell’NAIL da B.F., il quale aveva agito in giudizio al fine di ottenere il ripristino della rendita per ipoacusia professionale nella maggior misura del tredici per cento, prestazione revocata dall’Istituto a seguito di visita di revisione.

Nell’accogliere l’impugnazione dell’ente previdenziale, il giudice del gravame ha ritenuto l’insussistenza della lamentata otopatia, avendo valorizzato negativamente il comportamento dell’assicurato, sottrattosi alla visita medica fissata dal consulente tecnico di ufficio nominato in appello, in esecuzione dell’incarico affidatogli di rinnovazione dell’indagine.

Per la cassazione della sentenza il B. ha presentato ricorso, affidato a due motivi.

Essendosi ravvisati i presupposti per la decisione del ricorso in camera di consiglio, è stata redatta relazione ai sensi dell’art. 380 bis cod. proc. civ., poi ritualmente notificata alle parti e comunicata al Procuratore Generale.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Il primo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione degli artt. 194 e 156 cod. proc. civ. e deduce la nullità della fissazione dell’inizio delle operazioni peritali senza indicazione del luogo del loro svolgimento, con il conseguente errore in cui era incorso il giudice del gravame nel ritenere priva di giustificazione la mancata presentazione dell’assicurato alla visita medica disposta dal consulente tecnico di ufficio nominato in appello.

Il secondo motivo denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 115 cod. proc. civ. e art. 2697 cod. civ., e assume che in appello era rimasto privo di dimostrazione l’assunto dell’NAIL circa l’erroneità della valutazione eseguita dal consulente di ufficio di primo grado sulla misura dell’inabilità permanente derivante dalla malattia professionale denunciata dal B., non essendo stata espletata alcuna consulenza tecnica di ufficio sulla persona dell’assicurato e nessuna prova in proposito essendo stata fornita dall’Istituto.

Prima dell’esame dei motivi, si deve rilevare, come già riferito dal consigliere relatore nella relazione ex art. 380 bis cod. proc. civ., che il ricorso notificato il 10 luglio 2008 è stato depositato nella Cancelleria di questa Corte il 10 novembre 2008, oltre il termine dall’art. 369 c.p.c., comma 1, rilievo che integra una questione pregiudiziale.

Detto termine è stabilito a pena d’improcedibilità, e si deve perciò concludere conformemente alla previsione di tale norma, a nulla rilevando l’istanza di rimessione in termini pure presentata dal ricorrente unitamente alla documentazione allegata alla nota di deposito del 10 novembre 2008.

La giurisprudenza di questa Corte è infatti nel senso che nel giudizio di cassazione non trova applicazione l’istituto della rimessione in termini, previsto dall’art. 184 bis cod. proc. civ. in riferimento alle sole decadenze nella quali siano incorse le parti nella trattazione della causa nel giudizio di primo grado, e non applicabile alle situazioni esterne allo svolgimento del giudizio, quali sono le attività necessarie all’introduzione di quello di cassazione e alla sua prosecuzione, attività per le quali vige tuttora la regola della improrogabilità dei termini perentori disposta dall’art. 153 cod. proc. civ. (Cass. 21 aprile 2004 n. 7612).

Nè può ritenersi consentita l’interpretazione analogica della disposizione dettata dal citato art. 184 bis, considerato il suo carattere palesemente eccezionale (v. Cass. 21 novembre 2007 n. 24249 e le altre pronunce là richiamate).

Va perciò dichiarata l’improcedibilità del ricorso.

Non si deve provvedere sulle spese del giudizio di cassazione, ai sensi dell’art. 152 disp. att. cod. proc. civ., nel testo anteriore a quello di cui al D.L. 30 settembre 2003, n. 269, art. 42, comma 11, convertito nella L. 24 novembre 2003, n. 326, modifica qui non applicabile ratione temporis.

PQM

La Corte dichiara il ricorso improcedibile; nulla per le spese del presente giudizio.

Così deciso in Roma, il 5 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2010

 

 

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