Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10426 del 29/04/2010

Cassazione civile sez. II, 29/04/2010, (ud. 16/03/2010, dep. 29/04/2010), n.10426

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ordinanza

sul ricorso proposto da:

I.A.R., rappresentata e difesa, in forza di procura a

margine del ricorso, dall’Avv. Taglialatela Giovanni, elettivamente

domiciliata presso lo studio di quest’ultimo in Roma, viale

Castrense, n. 7;

– ricorrente –

contro

MA.TO.MA.PO. s.a.s., di Montanari Marina & C, in persona del

legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa, in forza di

procura a margine della memoria difensiva, dagli Avv. Porfidi Luca e

Fabio Caiaffa, elettivamente domiciliata nello studio di quest’ultimo

in Roma, via Nizza, n. 53;

– resistente –

e contro

MASTER HOUSE S.r.l., in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa, in forza di procura a margine della

memoria difensiva, dall’Avv. Paola Ambruosi, elettivamente

domiciliata presso lo studio di quest’ultima in Roma, via Quintino

Sella, n. 41;

– resistente –

per regolamento di competenza avverso la sentenza del Tribunale di

Roma n. 3762/09 depositata il 17 febbraio 2009;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16 marzo 2010 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

lette le conclusioni scritte, ai sensi dell’art. 380-ter cod. proc.

civ., del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto Procuratore

Generale dott. PRATIS Pierfelice che ha concluso perchè la Corte, in

accoglimento del ricorso, dichiari la competenza del Tribunale di

Roma, per essersi la stessa radicata in assenza di tempestiva

eccezione da parte del convenuto interessato, con le conseguenze di

legge;

presenti gli Avv. Giovanni Taglialatela, Fabio Caiaffa e Paola

Ambruosi.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Ritenuto che, con atto di citazione notificato il 18 novembre 2005, I.A.R. ha convenuto in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma la s.a.s..

MA.TO.MA.PO., di Marina Montanari & C., con sede in (OMISSIS), e la s.r.l. Master House, con sede in Roma, in relazione al preliminare di vendita sottoscritto con la prima il (OMISSIS) avente ad oggetto l’acquisto della porzione del complesso immobiliare denominato “(OMISSIS)”, chiedendo che la convenuta MA.TO.MA.PO. venisse condannata al pagamento in suo favore del doppio della caparra confirmatoria (pari a Euro 50.000, sul prezzo fissato di Euro 671.500), o, in subordine, alla restituzione delle somme indebitamente trattenute, oltre al risarcimento dei danni, e che la convenuta Master House fosse condannata al risarcimento dei danni per responsabilità extracontrattuale, per avere acquistato il bene, prima ancora della scadenza dei termini indicati nel preliminare, nella consapevolezza che esso era già stato promesso in vendita all’attrice e, quindi, prima che quest’ultima potesse esperire e trascrivere l’azione ex art. 2932 cod. civ.;

che si costituiva in giudizio la MA.TO.MA.PO., resistendo nel merito alla domanda attrice e proponendo, in via riconvenzionale, domanda volta all’accertamento del proprio diritto a trattenere l’importo della caparra e a recedere dal contratto per inadempimento della promissaria acquirente;

che si costituiva, altresì, la Master House, la quale, confermando di avere acquistato l’immobile oggetto del preliminare, chiedeva il rigetto della domanda dell’attrice e, in via riconvenzionale, che l’attrice fosse condannata al pagamento della somma di Euro 100.000 a titolo di risarcimento del danno;

che, con sentenza depositata il 17 febbraio 2009, il Tribunale di Roma: (a) ha dichiarato la Master House convenuto fittizio; (b) ha dichiarato l’incompetenza del Tribunale di Roma, per essere la controversia di competenza o del Tribunale di Cesena, luogo di residenza della MA.TO.MA.PO., o di quello di Sassari, luogo di conclusione del preliminare; (c) ha condannato l’attrice a rifondere alla convenuta Master House le spese di giudizio, mentre ha compensato le spese tra l’attrice e la MA.TO.MA.PO.;

che, a tal fine, il primo giudice ha rilevato che l’attrice non ha rappresentato le ragioni e le modalità in virtù delle quali la Master House avrebbe dovuto conoscere della esistenza del predetto contratto preliminare; ed ha osservato che la presenza in giudizio della Master House è stata determinata dall’esclusivo scopo di radicare la competenza presso il Tribunale di Roma;

che contro la declinatoria del Tribunale I.A.R. ha proposto regolamento di competenza, con atto notificato il 19 marzo 2009, sulla base di un motivo;

che entrambi gli intimati hanno depositato memoria difensiva.

Considerato che, con l’unico mezzo, la ricorrente denuncia violazione ed errata applicazione degli artt. 18. 19, 28, 33 e 38 cod. proc. civ., e pone il seguente quesito: “(a) se è vero che il giudice adito, in presenza di più cause contro soggetti diversi tra loro connesse per l’oggetto o per il titolo, proposte in unico giudizio ex art. 33 cod. proc. civ., non può declinare la propria competenza territoriale, al di fuori delle ipotesi di incompetenza territoriale inderogabile previste dall’art. 28 cod. proc. civ., se non in presenza di tempestiva eccezione sollevata ritualmente, con le modalità ed entro i termini di cui all’art. 38 cod. proc. civ., dal convenuto interessato; (b) se è vero che, nell’ipotesi appena riferita, il convenuto interessato che non ha sollevato tempestivamente e ritualmente l’eccezione di incompetenza per territorio non può avvalersi dell’eccezione di competenza territoriale sollevata da altro convenuto, in presenza di litisconsorzio facoltativo; (c) se è vero che, in presenza di litisconsorzio facoltativo, i rapporti processuali conservano la loro autonomia ed il giudizio prosegue regolarmente innanzi al giudice adito dall’attore nei confronti del convenuto che non ha sollevato l’eccezione di incompetenza per territorio; (d) se è vero che i principi di diritto tutti appena enunciati restano validi e fermi e vanno rispettati anche nell’ipotesi in cui sia ravvisata la presenza del cosiddetto convenuto fittizio”;

che il motivo – scrutinatale nel merito, giacchè, contrariamente a guanto sostenuto dalla resistente Master House, il quesito di diritto che lo correda è specifico e conferente rispetto alla questione che rileva ai fini della decisione della controversia – è fondate – che, non versandosi nella specie in ipotesi di competenza territoriale inderogabile, non è sufficiente, ai fini della inapplicabilità dell’art. 33 cod. proc. civ., relativo alla modificazione della competenza territoriale per effetto del cumulo soggettivo delle domande contro più convenuti, che la domanda contro uno dei convenuti appaia prima facie artificiosa e preordinata solo allo spostamento della competenza, ma occorre che vi sia tempestiva eccezione da parte del convenuto, che non può che essere quello interessato dallo spostamento e non già quello la cui presenza determina lo spostamento (cfr. Cass., Sez. 3, 25 giugno 2002, n. 9277);

che nella specie la convenuta MA.TO.MA.PO., che subiva lo spostamento della competenza in applicazione dell’art. 33 cod. proc. civ., non ha sollevato alcuna tempestiva eccezione di incompetenza, mentre l’eccezione è stata proposta dalla Master House, che – avendo la propria sede legale a Roma – non era il convenuto interessato dallo spostamento;

che, pertanto, conformemente alle conclusioni del pubblico ministero, il ricorso va accolto e, dichiarata la competenza del Tribunale di Roma, deve essere cassata la pronuncia declinatoria;

che la pronuncia sulle spese del giudizio di cassazione va rimessa al giudice del merito.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, dichiara, la competenza del Tribunale di Roma e cassa la sentenza declinatoria del Tribunale di Roma;

ristette la pronuncia sulle spese al giudice del merito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 2^ Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 16 marzo 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2010

 

 

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