Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10425 del 20/04/2021

Cassazione civile sez. I, 20/04/2021, (ud. 04/03/2021, dep. 20/04/2021), n.10425

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE CHIARA Carlo – Presidente –

Dott. SCOTTI Umberto L. C. G. – Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. CAIAZZO Rosario – Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10136/2020 proposto da:

M.M., elettivamente domiciliato in Padova via Buonarroti 2

presso lo studio dell’avv. Maria Monica Bassan, pec:

maria.bassan.ordineavvocatipadova.it;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, ((OMISSIS)), in persona del Ministro pro

tempore Prefettura Padova;

– intimato –

avverso il provvedimento del GIUDICE DI PACE di PADOVA, depositata il

11/02/2020; udita la relazione della causa svolta nella camera di

consiglio del 04/03/2021 dalla Cons. Dott. RUSSO RITA.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1.- Il ricorrente, cittadino senegalese, ha proposto ricorso avverso decreto di espulsione del 20 settembre 2019 emesso dal Prefetto di Padova, lamentando che il decreto è stato adottato in pendenza di domanda di protezione internazionale. Il giudice di pace ha rilevato che dopo il rigetto della prima domanda di protezione è stata proposta altra domanda, in data 30.1.2019, dichiarata inammissibile dalla competente Commissione territoriale e che rispetto ad essa erano scaduti i termini per la impugnazione ed ha pertanto, con ordinanza depositata in data 11.2.2020 rigettato il ricorso. Avverso la predetta ordinanza propone ricorso per cassazione il M. affidandosi a due motivi. Il Ministero non tempestivamente costituito ha presentato istanza di partecipare alla eventuale udienza di discussione orale.

2.- Con il primo motivo del ricorso si lamenta in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5 l’omesso esame di un fatto storico oggetto di discussione tra le parti e cioè la pendenza di una seconda domanda reiterata già presentata nel momento in cui è stato emanato il decreto di espulsione. Il ricorrente deduce che la seconda domanda reiterata, (complessivamente terza) è stata presentata in data 8 luglio 2019 e quindi lamenta l’omesso esame fatto decisivo, perchè egli avrebbe portato a conoscenza del giudice di pace la pendenza di questa domanda di cui non c’è traccia nella motivazione del provvedimento impugnato.

Il motivo è infondato.

La parte non trascrive in ricorso quella parte dell’atto di opposizione al decreto di espulsione ove avrebbe sottoposto al giudice la questione della pendenza della seconda domanda reiterata. In ogni caso il fatto non è decisivo, posto che si applica alla fattispecie il D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 7, lett. e) come modificato dal D.L. n. 113 del 2018, il quale dispone che l’autorizzazione a restare sul territorio dello Stato fino alla decisione della Commissione non si applica a coloro che manifestano la volontà di presentare un’altra domanda reiterata a seguito di una decisione definitiva che considera inammissibile una prima domanda reiterata ai sensi dell’art. 29, comma 1, o dopo una decisione definitiva che respinge la prima domanda reiterata ai sensi dell’art. 32, comma 1, lett. b) e b)-bis. Correttamente pertanto il giudice di pace ha evidenziato gli elementi essenziali e cioè che la prima domanda di protezione internazionale è stata rigettata e che l’istanza reiterata del 30 gennaio 2019 è stata dichiarata inammissibile dalla commissione di Padova.

3.- Con il secondo motivo del ricorso si lamenta nullità della sentenza ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 4 per violazione dell’art. 132 c.p.c. e motivazione apparente. Il ricorrente deduce di avere contestato l’applicabilità al suo caso del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 7 come modificato dal D.L. n. 113 del 2018 (decreto sicurezza) in quanto le nuove modifiche introdotte dal decreto sicurezza si applicherebbero solo alle richieste di asilo presentate in seguito all’entrata in vigore di tale decreto, come affermato da Cass. sez. un. 29460/2019. Nel caso di specie la domanda reiterata equivale ad una richiesta di riesame della prima domanda originaria, dal momento che il motivo di persecuzione è sempre il medesimo ma suffragato da ulteriori elementi probatori e pertanto avrebbe dovuto applicarsi l’art. 7 nella formulazione previgente ai decreti sicurezza. A fronte di ciò nel provvedimento impugnato manca ogni riferimento alle disposizioni citate ed in particolare al diritto del ricorrente di rimanere sul territorio in pendenza della seconda domanda reiterata.

Il motivo è manifestamente infondato, posto che il giudice di pace, come sopra si è detto, ha esaminato i fatti rilevanti. Alla seconda domanda reiterata si applica la disciplina vigente al momento in cui essa è proposta, in questo caso in data successiva (luglio 2019) alla entrata in vigore del D.L. n. 113 del 2018. La domanda reiterata non è una richiesta di revisione della domanda originaria, ma una domanda autonoma che dovrebbe essere fondata su fatti nuovi o non prospettati e non una surrettizia impugnazione.

Ne consegue il rigetto del ricorso. Nulla sulle spese in difetto di regolare costituzione della amministrazione intimata.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio da remoto, il 4 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2021

 

 

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