Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10416 del 29/04/2010

Cassazione civile sez. II, 29/04/2010, (ud. 26/02/2010, dep. 29/04/2010), n.10416

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro-tempore,

rappresentato e difeso, per legge, dall’Avvocatura generale dello

Stato, domiciliato presso gli Uffici di questa in Roma, via dei

Portoghesi, n. 12;

– ricorrente –

contro

B.P.;

– intimato –

avverso la sentenza del Giudice di pace di Livorno depositata il 27

febbraio 2006.

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

26 febbraio 2010 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. LECCISI Giampaolo, che ha

concluso per l’accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza,

conclusioni alle quali si è riportato, in camera di consiglio,

l’Avvocato Generale Dott. Domenico Iannelli.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

Che il Giudice di pace di Livorno, con sentenza in data 27 febbraio 2006, ha accolto l’opposizione proposta da B.P. ed ha annullato il verbale di accertamento n. (OMISSIS) elevato dalla Polizia stradale di Pisa con cui era stata contestata la violazione dell’art. 142 C.d.S., comma 9, accertata a mezzo di telelaser;

che il primo giudice ha rilevato che “si è in presenza di un risultato potenzialmente inaffidabile perchè risultante dalla combinazione del dato obiettivo fornito dallo strumento con altro legato all’apprezzamento umano soggetto a possibile errore”;

che per la cassazione della sentenza del Giudice di pace il Ministero ha proposto ricorso, con atto notificato l’8 febbraio 2007, sulla base di un motivo;

che l’intimato non ha svolto attività difensiva in questa sede.

Considerato che, con l’unico motivo (violazione e falsa applicazione dell’art. 142 C.d.S., dell’art. 345 reg. esec. C.d.S., della L. 24 novembre 1981, n. 689, artt. 22 e 23 e dell’art. 2700 cod. civ., nonchè motivazione erronea e insufficiente, in relazione all’art. 360 cod. proc. civ., nn. 3 e 5), il Ministero ricorrente si duole che il Giudice di pace abbia ritenuto il telelaser strumento inaffidabile e non abbia attribuito valore probatorio privilegiato al verbale degli agenti che documenta la velocità;

che il motivo è manifestamente fondato;

che l’apparecchiatura telelaser consente la visualizzazione della velocità rilevata e rilascia anche uno scontrino contenente i dati rilevati, mentre la riferibilità della velocità ad un veicolo determinato discende dall’operazione di puntamento e, quindi, di identificazione del veicolo stesso effettuata dall’agente di polizia stradale che ha in uso l’apparecchiatura in questione (Cass., Sez. 2^, 28 gennaio 2008, n. 1889);

che, secondo l’orientamento della giurisprudenza di legittimità (Sez. Un., 24 luglio 2009, n. 17355), nel giudizio di opposizione è ammessa la contestazione e la prova unicamente delle circostanze di fatto della violazione che non sono attestate nel verbale di accertamento come avvenute alla presenza del pubblico ufficiale o rispetto alle quali l’atto non è suscettibile di fede privilegiata per una sua irrisolvibile oggettiva contraddittorietà, mentre è riservato al giudizio di querela di falso, nel quale non sussistono limiti di prova e che è diretto anche a verificare la correttezza dell’operato del pubblico ufficiale, la proposizione e l’esame di cigni questione concernente l’alterazione nel verbale, pur se involontaria o dovuta a cause accidentali, della realtà degli accadimenti e dell’effettivo svolgersi dei fatti;

che, contrariamente a quanto ritiene la sentenza impugnata, la violazione delle norme sulla velocità deve ritenersi provata sulla base della verbalizzazione dei rilievi tratti dalle apparecchiature previste dall’art. 142 C.d.S., e delle contestuali constatazioni personali dell’agente – constatazioni che, attenendo a dati obiettivi quali la lettura del display dello strumento e la rilevazione del numero della targa, non costituiscono “percezioni sensoriali” implicanti margini d’apprezzamento individuali – facendo infatti prova il verbale fino a querela di falso dell’effettuazione di tali rilievi e constatazioni (Cass., Sez. 2^, 28 gennaio 2008, n. 1889, cit.);

che, pertanto, il ricorso deve essere accolto;

che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito con il rigetto dell’opposizione;

che le spese del giudizio di cassazione (le uniche sulle quali occorre provvedere, non essendosi l’Amministrazione costituita per mezzo dell’Avvocatura nel giudizio di primo grado), liquidate come da dispositivo , seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione. Condanna il B. al rimborso delle spese processuali sostenute dal Ministero ricorrente, liquidate in Euro 400,00 oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 26 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2010

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