Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10406 del 20/04/2021

Cassazione civile sez. I, 20/04/2021, (ud. 14/01/2021, dep. 20/04/2021), n.10406

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. PAZZI Alberto – rel. Consigliere –

Dott. FIDANZIA Andrea – Consigliere –

Dott. DOLMETTA Aldo Angelo – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 11903/2019 proposto da:

F.M.L.A.M., elettivamente domiciliato in Roma, via di

Grottarossa n. 50/a, presso lo studio dell’Avvocato Giorgio Mori,

che lo rappresenta e difende giusta procura speciale a margine del

ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’Interno, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in Roma, via dei Portoghesi 12, presso l’Avvocatura

Generale dello Stato, che lo rappresenta e difende ope legis;

– controricorrente –

avverso il decreto del Tribunale di Ancona depositato il 1/2/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

14/1/2021 dal cons. Dott. Alberto Pazzi.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. Il tribunale di Ancona, con decreto del 1 febbraio 2019, rigettava il ricorso proposto da F.M.L.A.M., cittadino del (OMISSIS), avverso il provvedimento emesso dalla locale Commissione territoriale di diniego di riconoscimento del suo status di rifugiato nonchè del suo diritto alla protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 2 e 14 o a quella umanitaria ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 e D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6.

In particolare, il collegio di merito riteneva che le “dichiarazioni del migrante, anche laddove credibili, rimanessero confinate nei limiti di una vicenda privata e di miglioramento socio-economico, atteso che gli aspetti evidenziati in ricorso integrano personali timori circa la necessità di sostenere la famiglia d’origine tuttora in patria”.

2. Per la cassazione di tale decreto ha proposto ricorso F.M.L.A.M. prospettando tre motivi di doglianza, ai quali ha resistito con controricorso il Ministero dell’Interno.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

3. Il primo motivo di ricorso denuncia la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 2, 3 e 7 in ordine al riconoscimento dello status di rifugiato, in quanto il tribunale ha omesso di valutare adeguatamente a questo fine tanto i contrasti sorti all’interno dei nuclei familiari d’origine di entrambi i coniugi, quanto l’esistenza di una forma di persecuzione per motivi di religione, dato che il ricorrente aveva lasciato il proprio paese perchè perseguitato da un gruppo di musulmani sunniti.

4. Il secondo motivo lamenta la violazione o falsa applicazione della disciplina in tema di onere probatorio attenuato e cooperazione istruttoria prevista dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3 perchè il collegio di merito avrebbe dovuto intravedere negli atti di persecuzione allegati dal ricorrente anche una condotta di violenza domestica legittimante il riconoscimento della protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 14, lett. b).

5. Il terzo motivo di ricorso prospetta la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 8 e art. 19 T.U.I., poichè il tribunale avrebbe dovuto individuare nelle “allegazioni di violenza attuate in ambito familiare”e nella serietà e stabilità dell’attività lavorativa intrapresa i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria.

6. I motivi, da esaminarsi congiuntamente in ragione del coincidente vizio che li accomuna, sono inammissibili.

L’odierno ricorrente lamenta la mancata valorizzazione, in funzione del riconoscimento di una delle forme di protezione in cui si sostanzia il diritto di asilo, sia dei contrasti sorti all’interno dei nuclei familiari di origine di entrambi i coniugi, sia delle persecuzioni subite da un gruppo di musulmani sunniti, sia delle situazioni di violenza domestica di cui egli era stato vittima in patria.

Il decreto impugnato non fa però il minimo cenno a nessuna di queste questioni, che dalla lettura decisione non risulta fossero state poste dal migrante.

Nè dalla narrativa del ricorso per cassazione, come pure dallo svolgimento dei motivi, risulta che il richiedente asilo, nel corso del giudizio di merito, avesse allegato simili circostanze di fatto: il ricorso infatti si limita a precisare che il migrante aveva rappresentato alla commissione territoriale di essersi allontanato a causa di minacce (del tutto generiche) delle zie, che gli avevano prestato dei soldi, e per la malattia del padre, unico sostegno per la famiglia; sicchè trova applicazione il principio secondo cui, qualora con il ricorso per cassazione siano prospettate questioni comportanti accertamenti in fatto di cui non vi sia cenno nella decisione impugnata, è onere della parte ricorrente, al fine di evitarne una statuizione di inammissibilità per novità della censura, non solo allegare l’avvenuta loro deduzione innanzi al giudice di merito, ma anche, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso stesso, indicare in quale specifico atto del giudizio precedente lo abbia fatto, onde dar modo alla Suprema Corte di controllare ex actis la veridicità di tale asserzione prima di esaminare il merito della suddetta questione (v. Cass. 6089/2018, Cass. 23675/2013).

7. In forza delle ragioni sopra illustrate il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

Le spese seguono la soccombenza e si liquidano come da dispositivo.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in Euro 2.100 oltre a spese prenotate a debito.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 14 gennaio 2021.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2021

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