Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10398 del 29/04/2010

Cassazione civile sez. II, 29/04/2010, (ud. 19/02/2010, dep. 29/04/2010), n.10398

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. GIUSTI Alberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

A.L., rappresentato e difeso, in forza di procura

speciale a margine del ricorso, dagli Avv. Menna Antonio e Fausto

Antonucci, per legge domiciliato presso la Cancelleria civile della

Corte di cassazione, piazza Cavour, Roma;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore, e

UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO DI FORLI-CESENA, in persona del

Prefetto pro tempore, rappresentati e difesi, per legge,

dall’Avvocatura generale dello Stato, e presso gli Uffici di questa

domiciliati in Roma, via dei Portoghesi, n. 12;

– controricorrenti –

avverso la sentenza del Giudice di pace di Cesena depositata il 6

febbraio 2006;

Udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

19 febbraio 2010 dal Consigliere relatore Dott. Alberto Giusti;

lette le conclusioni scritte del Pubblico Ministero, in persona del

Sostituto Procuratore Generale Dott. FUCCI Costantino, che ha

concluso per il rigetto del ricorso per manifesta infondatezza,

conclusioni alle quali si è riportato, in camera di consiglio, il

Sostituto Procuratore Generale dott. Giampaolo Leccisi.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

che Fausto Antonucci ha proposto ricorso avverso il verbale di contestazione redatto in data 2 luglio 2005 dagli agenti della Polizia stradale di Ravenna, a seguito di accertamento eseguito sull’Autostrada (OMISSIS), direzione sud, in località (OMISSIS), per violazione degli art. 176 C.d.S., comma 20, e art. 141 C.d.S., comma 11 (circolazione sulla corsia di emergenza ad una velocità non moderata, creando serio pericolo per il normale flusso della circolazione);

che, a sostegno della opposizione, il ricorrente ha dedotto di non essere punibile, avendo commesso le violazioni in stato di necessità, in quanto costretto – quale medico in turno di reperibilità – a rientrare immediatamente a (OMISSIS) per una visita medica d’urgenza, nel mentre si recava, per motivi personali- familiari, verso sud ove risiede con la famiglia;

che il Giudice di pace, con sentenza n. 175 emessa a verbale all’udienza del 6 febbraio 2006 ai sensi dell’art. 281-sexies cod. proc. civ., ha respinto il ricorso e compensato integralmente tra le parti le spese del giudizio;

che il Giudice di pace ha escluso la ricorrenza di cause giustificatrici dell’illecito commesso;

che, a tal fine, considerate “l’urgenza della visita da un lato e la distanza intercorrente tra il luogo in cui è stata accertata la violazione (Km. 114 dell'(OMISSIS) – direzione sud) ed il luogo cui il ricorrente si sarebbe dovuto trovare e avrebbe dovuto assicurare la propria reperibilità ((OMISSIS)) dall’altro”, il primo giudice ha rilevato che tale distanza “avrebbe reso chiunque impossibilitato ad adempiere all’emergenza in tempi brevi e, soprattutto, senza incorrere nelle violazioni al codice della strada contestate e/o creare situazioni di pericolo per sè e per l’altrui incolumità”;

che, secondo il Giudice di pace, “il ricorrente, nella specifica circostanza, rappresentandosi l’impossibilità a raggiungere tempestivamente la paziente e vista la gravità del caso, non può invocare l’adempimento di un dovere come causa giustificatrice dell’illecito commesso”, e ciò perchè ben avrebbe potuto, o meglio dovuto, indirizzare la richiesta di soccorso ad altro medico di (OMISSIS)”, essendo impossibile per chiunque raggiungere la destinazione in tempi ragionevoli;

che, inoltre, il Giudice di pace ha escluso la ricorrenza dello stato di necessità, difettando il requisito della non evitabilità altrimenti;

che per la cassazione della sentenza del Giudice di pace l’ A. ha proposto ricorso, con atto notificato il 23 marzo 2007;

che hanno resistito, con controricorso, il Ministero dell’interno e l’Ufficio territoriale del Governo di Forlì-Cesena.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che i plurimi quesiti in cui si articola il ricorso sono sintetizzabili nelle seguenti censure;

che con una prima doglianza (corrispondente al quesito n. 2) si deduce la nullità della sentenza, “redatta, depositata e motivata ex art. 281-sexies cod. proc. civ., come da verbale e sentenza agli atti ed eccepito con il presente atto in punto di fatto ed in diritto L. n. 689 del 1981, ex art. 23”;

che il motivo è inammissibile, perchè si limita a denunciare, genericamente, la nullità della decisione, senza svolgere alcun iter argomentativo diretto a spiegarne le ragioni;

che con una seconda doglianza (corrispondente al primo quesito) si censura violazione e falsa applicazione della L. n. 689 del 1981, art. 23, u.c., in relazione anche agli artt. 1, 3 e 4 della stessa Legge, sul rilievo che il Giudice di pace ha ritenuto sufficientemente provata la responsabilità dell’ A., nonostante la P.A. non abbia provato i fatti contestati e non abbia depositato gli atti relativi all’accertamento;

che la censura è priva di fondamento, giacchè dalla sentenza impugnata risulta che l’unico punto controverso era, non se l’ A. avesse commesso le violazioni contestategli, ma se sussistessero le esimenti dell’adempimento del dovere o dello stato di necessità;

che, sotto questo profilo, ed anche in relazione a quanto esposto, in parte, con il quesito n. 3 (in cui ci si chiede, tra l’altro: “come è possibile ritenere la sentenza non viziata, se si considera che praticamente … su tutti gli altri capi e punti eccepiti a difesa nel ricorso ed in corso di causa la sentenza non motiva nulla …?”), il ricorrente avrebbe dovuto prospettare la violazione dell’art. 112 cod. proc. civ., in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 4, per omessa pronuncia sulle ragioni di opposizione al verbale o all’accertamento dedotte nell’atto introduttivo (ex multis, Cass., Sez. 3, 4 giugno 2007, n. 12952);

che le altre censure – articolate nel terzo quesito e nei successivi (dal quarto al quinto) – con cui si sostiene che non potrebbe essere sanzionabile il medico che compie una o più violazioni del codice della strada in stato di necessità o nell’adempimento del dovere, sono del pari inammissibili;

che, con esse, infatti, si tende esclusivamente a conseguire un riesame dei fatti che hanno formato oggetto di accertamento e di apprezzamento da parte dell’impugnata sentenza, la quale – sostenuta da una motivazione priva di lacune e di contraddizioni logiche -ha rilevato che le dedotte esimenti non erano riscontrabile nella situazione dedotta, non essendosi dimostrato dall’opponente che il paziente non potesse trovare scampo dall’accampato pericolo altro che con l’intervento dell’opponente stesso, essendogli preclusa od inidonea qualsiasi diversa forma d’assistenza, ospedaliera o domiciliare da parte d’altri sanitari, questa, inoltre, più tempestivamente ed agevolmente accessibile (cfr., in analoga fattispecie, Cass., Sez. 2, 6 ottobre 2008, n. 24685);

che, pertanto, il ricorso deve essere rigettato;

che le spese del giudizio di cassazione, liquidate come da dispositivo, seguono la soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al rimborso delle spese processuali sostenute dalle Amministrazioni controricorrenti, liquidate in Euro 400 per onorari, oltre alle spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della 2^ Sezione civile della Corte suprema di Cassazione, il 19 febbraio 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2010

 

 

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