Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10384 del 03/05/2013


Clicca qui per richiedere la rimozione dei dati personali dalla sentenza

Civile Ord. Sez. 6 Num. 10384 Anno 2013
Presidente: DI PALMA SALVATORE
Relatore: MACIOCE LUIGI

Cdc 05.03.2013

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al

n. 26244 del R.G. anno 2011

proposto da:
AGRO INVEST s.p.a.

domiciliata in ROMA, via Sicilia 50 presso

l’avv. L.Napolitano con gli avvocati Gherardo Marone e Lodovico Di
Brita che la rappresentano e difendono per procura a margine del
ricorrente

ricorso

contro
RUSSO Pasquale dom.to in Roma via Cosseria 2 presso Giuseppe
Placidi con l’avvocato Angela Ferrara del Foro di Salerno che lo
rappresenta e difende per procura speciale a margine del controricorso
contro ricorrente
e sul ricorso proposto da:
ricorrente incidentale

Russo Pasquale (c.s.)
contro
AGRO INVEST s.p.a.

intimati –

Comune di Scafati

avverso la sentenza 916 in data 11.10.2010 della Corte di Appello di
Salerno; udita la relazione della causa svolta nella c.d.c del
05.03.2013 dal Consigliere Dott. Luigi MACIOCE; presente il P.M., in
persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. A.Carestia che ha
aderito alla relazione.
RILEVA

Data pubblicazione: 03/05/2013

Il Collegio che il relatore designato nella relazione depositata ex art. 380
bis c.p.c. ha formulato considerazioni e proposte dirette al rigetto del
ricorso e che si condividono pienamente, quindi riportandosi per intero il
contenuto della relazione.
Esaminando la domanda di Russo Pasquale proprietario di terreni siti nel
Comune di Scafati espropriati con decreto di esproprio adottato il
6.06.2008 da s.p.a. AGROINVEST, s.t.u. delegata dal Comune di Scafati
per le attività espropriative dirette a realizzare il vigente P.I.P. approvato

la giusta indennità dovuta per l’esproprio di mq. 2.960 in C 222.000,00
Nella motivazione la Corte ha, per quel che rileva, osservato: che, premessa l’inapplicabilità ratione temporis della disciplina di cui al dPR
327/2001, il suolo espropriato, siccome destinato alla realizzazione di un
PIP, doveva ritenersi edificabile, che pertanto, inapplicabile tanto il richiamato T.U. quanto l’art. 2 c. 89 della legge 244/2007 (stante il comma 90) e pertanto ininvocabile la riduzione del 25% per gli interventi di
riforma economica e sociale, il criterio di valutazione del valore era quello di cui all’art. 39 legge 2359 del 1865, che occorreva far capo alle valutazioni del CTU che aveva fatto interagire i dati ritraibili dal criterio
sintetico comparativo con quelli propri del criterio analitico ed aveva
raggiunto risultati oggettivi ed incontestabili, che le critiche espresse
nella CTP di Agro Invest avevano ricevuto puntuale risposta da parte del
CTU e che a tale risposta andava fatto richiamo. Per la cassazione di tale
sentenza Agro Invest ha proposto ricorso il 17.10.2011 articolando quattro motivi, ai quali si è opposta la parte espropriata con atto del
29.11.2011 contenente ricorso incidentale affidato ad un motivo . Nessuna difesa dal Comune di Scafati. A criterio del relatore, e del Collegio
che ne fa proprio l’argomentare, i motivi del ricorso principale sono manifestamente infondati e resta in tal pronunzia assorbito il ricorso incidentale condizionato.
Il primo motivo denunzia di violazione di legge l’avere la Corte desunto
la natura edificabile del suolo dal solo fatto che esso sarebbe ricaduto
all’interno di una zona che era dal vigente strumento urbanistico destinata a PIP: la destinazione a PIP era infatti vincolo abbisognevole di integrazioni e da esso era estranea alcuna vocazione residenzialeabitativa ed in esso era invece presente la destinazione ad interventi di
interesse pubblico di aree agricole, con la conseguenza di poter, al più,
applicare il parametro riveniente da Corte Cost. 181/2011 e quindi proprio quello congruamente offerto dall’espropriante.

2

nel 1998, la Corte di Salerno con sentenza 11.10.2010 ha determinato

Il motivo, di non lineare articolazione, oscilla tra la pretesa di veder ristretta la natura edificabile alle ipotesi di strumento urbanistico contemplante la sola edificabilità residenziale privata a quella di dar atto di una
vocazione mista di suoli originariamente agricoli. La censura è del tutto
infondata avendo la Corte di Appello correttamente desunto la natura
edificabile dell’area dalla sua comprensione nello strumento urbanistico
di secondo livello che destinava l’intera zona, nella quale il lotto insisteva, ad un P.I.P., essendo ferma la giurisprudenza di questa Corte che

sidenziale, industriale e commerciale fruibile da soggetti privati (Cass.
15090/2012 – 19938/2011 – 12862/2010). Le censure non rammentano tale scelta e lasciano immune la corretta decisione di adottare
il parametro del valore venale pieno dell’area edificabile.
Il secondo motivo, rubricato di violazione dell’art. 39 legge 2359 del
1865, lamenta che il CTU pur avendo fatto retto ricorso al criterio sintetico comparativo lo abbia poi mediato con quello analitico, pervenendo a
raddoppiare il dato individuato con il primo. La censura non appare rapportabile ad alcuna violazione di legge non essendo stata affatto disapplicata dalla Corte la “preferenza” tendenziale per il criterio sintetico
comparativo, ma avendo il giudice del merito correttamente condiviso la
scelta di operare una consentita “mediazione” dei risultati attinti con il
primo alla luce di dati desunti dal criterio analitico ricostruttivo (Cass.
1161 e 12771/2007). Esclusa quindi alcuna ipotesi di adozione di criterio contra legem, andava semmai allegato e dimostrato il vizio logico
dell’argomentazione a sostegno o la contraddizione della scelta in termini di risultati di valore: ma il motivo di censura appare privo di alcuna
autosufficienza, esso non riportando alcun passaggio della CTU e delle
proprie difese né adducendo i dati della incoerenza ma solo lamentando
il “risultato” attinto, come “eccessivo”.
Il terzo motivo polemizza con i valori desunti dal CTU ritenendoli inattendibili e prontamente contraddetti dalla CTP. Il motivo è affatto irricevibile, omettendo di specificare di quali passaggi valutativi si tratti, quali
censure siano state in sede tecnica mosse, in quale sede processuale
siano state avanzate, in quale luogo del processo siano state sottoposte
al giudice ( da ultimo Cass. 11275 del 2012).
Il Quarto motivo lamenta la mancata applicazione dell’orientamento, peraltro non fermo della giurisprudenza di legittimità, per il quale alla vicenda de qua si sarebbe dovuto applicare il disposto dell’art. 37 c. 1 e 2
dPR 327/2001 come novellato dall’art. 2 c. 89 e 90 legge 244 del 2007,
in tal modo prendendo atto che il PIP era da ritenersi intervento di ri-

3

individua la natura edificabile nella destinazione delle aree ad edilizia re-

forma economico-sociale e pertanto applicando la riduzione del 25% del
valore venale dell’area. Devesi osservare che, a parte la inapplicabilità
alla vicenda in disamina della novella del 2007 (Cass. 14939 del 2010 e
2774 del 2012), resta l’assorbente rilievo per il quale la giurisprudenza
delle Sezioni Unite di questa Corte si è ripetutamente ed anche di recente espressa affermando che siffatto intervento riformatore deve avere i
caratteri della specialità, eccezionalità, temporaneità (S.U.

5265 del

2008, 9595 e 10130 del 2012) che, ovviamente, difettano totalmente

Resta quindi ferma la correttezza della decisione di escludere la decurtazione del 25%.
Il ricorso incidentale del Russo – diretto ad applicare la maggiorazione
del 10%, se ed in quanto fosse accolto il quarto motivo del ricorso principale – è dichiaratamente subordinato: pertanto essendosi ut supra rigettato il principale esso resta assorbito.
P.Q.M.
Rigetta il ricorso principale e dichiara assorbito l’incidentale, condanna la
società ricorrente alla refusione delle spese in favore di Pasquale RUSSO

f

che determina in € 3.700 (di cui € 2c b per esborsi) oltre IVA e CPA.
Così deciso nella c.d.c. della Sesta S one Civile il 05.03.2013.

nella ipotesi di un intervento funzionale alla attuazione di un PIP.

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA