Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 1038 del 17/01/2018


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Civile Ord. Sez. L Num. 1038 Anno 2018
Presidente: D’ANTONIO ENRICA
Relatore: MANCINO ROSSANA

ORDINANZA

sul ricorso 1978-2012 proposto da:
I.N.A.I.L – ISTITUTO NAZIONALE PER L’ASSICURAZIONE
CONTRO GLI INFORTUNI SUL LAVORO C.F. 01165400589, in
persona del legale rappresentante pro tempore,
elettivamente domiciliato in ROMA, VIA IV NOVEMBRE
144, presso lo studio degli avvocati GIANDOMENICO
CATALANO, LORELLA FRASCONA’,che lo rappresentano e
difendono, giusta delega in atti;
– ricorrente –

2017
3602

contro

CAMERANO DI MICHELA MUSSO & C. S.A.S. già CAMERANO DI
EGIDIO MUSSO, in persona del legale rappresentante pro
tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DI

Data pubblicazione: 17/01/2018

VILLA SACCHETTI 9, presso lo studio dell’avvocato
GIUSEPPE MARINI, che la rappresenta e difende
unitamente all’avvocato ERNESTINA POLLAROLO, giusta
delega in atti;
– controrícorrente

di TORINO, depositata il 27/01/2011 R.G.N. 77/2010.

avverso la sentenza n. 88/2011 della CORTE D’APPELLO

R.G.1978/2012

RILEVATO
1. che, con sentenza in data 27 gennaio 2011, la Corte di Appello di
Torino ha rigettato l’appello proposto dall’INAIL avverso la sentenza con
cui il Tribunale di Alessandria l’aveva condannato a pagare all’attuale
parte intimata la somma di euro 636,57 versata in eccedenza a titolo di

2. che avverso tale sentenza l’INAIL ha proposto ricorso affidato a due
motivi, al quale ha opposto difese la s.a.s. Camerano di Michela Musso
& C. con controricorso;

CONSIDERATO

3.

che l’Istituto ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del D.L.
n. 300 del 2006, art. 3 – quater, primo comma, conv. con L. n. 17 del
2007, in combinato disposto con la L. n. 350 del 2003, art. 4, comma
90, L. n. 289 del 2002, art. 9, comma 17, D.L. n. 646 del 1994, art. 6,
commi 2, 3, 7-bis, artt. 13 e 7, comma 1, conv. con L. n. 22 del 1995,
in relazione al D.L. n. 78 del 2010, art. 12, comma 12, per avere la Corte
territoriale ritenuto che i benefici di carattere tributario di cui al D.L. n.
300 del 2006, art. 3 – quater, e al D.L. n. 646 del 1994, art. 6, citt., si
estendessero anche ai premi assicurativi (primo motivo); e lamenta,
inoltre, violazione e falsa applicazione delle predette norme per avere
la Corte di merito ritenuto che le disposizioni richiamate si estendessero
anche a coloro che avevano già versato i premi dovuti, legittimandoli a
chiedere la restituzione di quanto versato in eccesso (secondo motivo);

4.

che sulla ricognizione della normativa nazionale sulla quale è incentrato
il ricorso e sugli effetti derivanti dalla decisione resa, in subiecta materia,
dalla Commissione dell’Unione Europea in data 14 agosto 2015, n.
195/2016 sono già intervenute numerose recenti decisioni, in continuità
con le quali il ricorso va accolto (v., fra le ultime, Cass. 26 settembre
2017, n. 22377, Cass. 31 luglio 2017, n. 19032, Cass. 24 aprile 2017 n.
10191);

5. che, quanto al primo motivo, questa Corte di legittimità ha già avuto
modo di chiarire che l’art. 4, comma 90, legge n. 350/2003,
1

premi per ratei versati nel periodo 1994 – 1997;

nell’estendere l’applicazione delle disposizioni dell’art. 9, comma 17,
legge n. 289/2002, ai soggetti colpiti dagli eventi alluvionali del
novembre 1994, si riferisce espressamente ai provvedimenti agevolativi
concernenti i versamenti di quanto dovuto “a titolo di tributi, contributi
e premi”, restando privo di rilievo il mancato rinvio, nel testo della
norma, anche alla disposizione di cui all’art. 7, d.l. n. 646 del 1994, in
quanto il richiamo dell’art. 6, commi 2, 3 e 7-bis, d.l. ult. cit., da parte

all’individuazione della categoria dei destinatari del beneficio e non già
all’individuazione della tipologia dei tributi a cui riferire l’agevolazione
(v., fra le altre, Cass. nn. 11133 e 11247 del 2010);
6.

che, quanto al secondo motivo, questa Corte ha precisato che la
definizione automatica della posizione previdenziale può avvenire, per
chi non ha ancora pagato, mediante il pagamento del solo 10% del
dovuto e, per chi ha già pagato, attraverso il rimborso del 90% di quanto
versato, dovendo ritenersi, nel silenzio del legislatore circa la posizione
di coloro che, all’entrata in vigore della normativa recante il beneficio,
avessero già ottemperato al pagamento dell’obbligazione contributiva,
che un’interpretazione che escludesse costoro dalla possibilità di
richiedere la restituzione di quanto versato in eccesso si porrebbe in
contrasto con la costante giurisprudenza della Corte costituzionale circa
l’irragionevolezza di disposizioni legislative che sopprimano o riducano
la prestazione dovuta per obbligazioni pubbliche già perfezionatesi,
prevedendo al contempo l’irripetibilità delle somme già versate in
esecuzione del rapporto obbligatorio siccome conformato in precedenza
(Cass. n. 11247 del 2010, cit.);

7. che, sebbene le agevolazioni previste ex art. 4, comma 90, legge n.
350/2003, realizzino, secondo la decisione della Commissione Europea
del 14 agosto 2015, aiuti di Stato ai sensi dell’art. 107, paragrafo 1,
TFUE, esse possono essere ugualmente concesse qualora l’aiuto
individuale rientri nei limiti del regolamento UE de minimis applicabile
oppure possa beneficiare della deroga prevista dall’art. 107, paragrafo
2, TFUE (Cass. nn. 13458 del 2016 e 21895 del 2016);

8. che la citata decisione della Commissione europea costituisce ius
superveniens che impone di accertare, in fatto, se l’azienda possieda o
R. G.1978/2012

2

dell’art. 4, comma 90, legge n. 350/2003, è funzionale esclusivamente

meno i requisiti per accedere al beneficio (cfr., ancora, Cass. nn. 13458
e 21895 del 2016, cit.), onde la sentenza impugnata va cassata e la
causa rinviata per il consequenziale esame alla Corte d’appello di Torino,
in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio
di cassazione;

P.Q.M.

la causa alla Corte d’appello di Torino, in diversa composizione, che
provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale del 21 settembre 2017.

La Corte, provvedendo sul ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia

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