Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10379 del 29/04/2010

Cassazione civile sez. II, 29/04/2010, (ud. 15/01/2010, dep. 29/04/2010), n.10379

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SETTIMJ Giovanni – Presidente –

Dott. PETITTI Stefano – Consigliere –

Dott. PARZIALE Ippolisto – Consigliere –

Dott. D’ASCOLA Pasquale – Consigliere –

Dott. DE CHIARA Carlo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso 5617/2007 proposto da:

MINISTERO DEI TRASPORTI – CAPITANERIA DI PORTO DI CATANIA – in

persona del Ministro pro tempore, elettivamente domiciliato in ROMA,

VIA DEI PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che

lo rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

C.C.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 5029/2005 del GIUDICE DI PACE di CATANIA, del

21/9/05, depositata il 31/12/2005;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/01/2010 dal Consigliere Relatore Dott. CARLO DE CHIARA;

è presente il P.G. in persona del Dott. PIERFELICE PRATIS.

 

Fatto

PREMESSO IN FATTO

che con la sentenza indicata in epigrafe il Giudice di pace di Catania ha accolto l’opposizione proposta dal sig. C.C. a ordinanza ingiunzione della Capitaneria di Porto della medesima città emessa perchè automezzi di proprietà dell’intimato sostavano in area portuale in cui era vietata la sosta;

che, più in particolare, il giudice: ha accolto le difese dell’opponente, secondo cui la responsabilità della sosta non era sua, bensì del personale della compagnia di navigazione che aveva scaricato gli automezzi sulla banchina; ha, inoltre, ritenuto che l’amministrazione avesse violato la L. novembre 1981, n. 689, art. 18, avendo emesso l’ordinanza ingiunzione dopo oltre un anno dal verbale di contestazione;

che il Ministero dei Trasporti ha quindi proposto ricorso per cassazione deducendo tre motivi di censura, cui l’intimato non ha resistito;

che, avviata la procedura camerale di cui all’art. 375 c.p.c., il P.M. ha concluso per la manifesta fondatezza del ricorso.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

che il primo motivo di ricorso, con cui si denuncia violazione della L. n. 689 del 1981, art. 6, è manifestamente fondato, avendo il Giudice di pace escluso la responsabilità dell’opponente senza considerare che, appartenendo a lui gli automezzi con cui era stata commessa la violazione, egli era in ogni caso solidalmente obbligato, a mente del richiamato art. 6, con eventuali autori diretti dell’illecito, salva la prova – nella specie però non offerta – che gli stessi automezzi fossero stati utilizzati contro la sua volontà;

che con il secondo motivo di ricorso si denuncia extrapetizione, per avere il giudice dato rilievo alla pretesa violazione di termini per l’emissione dell’ordinanza ingiunzione senza che ciò fosse stato dedotta come motivo di opposizione;

che con il terzo motivo, denunciando violazione di legge, si deduce che la L. n. 689 del 1981, art. 18, richiamato dal giudice di merito, non prevede affatto la decadenza dal potere di emettere l’ordinanza ingiunzione per il decorso di un anno dalla notifica del verbale di contestazione;

che, nell’impossibilità di riscontrare la fondatezza del secondo motivo, a causa della mancanza in atti di copia del ricorso in opposizione, va tuttavia dichiarata la manifesta fondatezza del terzo, atteso che il richiamato L. n. 689 del 1981, art. 18, prevede esclusivamente il termine prescrizionale di cinque anni dalla commissione dell’illecito, non certo il termine annuale indicato nella sentenza impugnata;

che la sentenza impugnata va conseguentemente cassata;

che, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito, ai sensi dell’art. 384 c.p.c., con il rigetto dell’opposizione proposta dal sig. C.;

che le spese del giudizio di legittimità, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza, mentre non vi è luogo a provvedere sulle spese del giudizio di merito, nel quale l’amministrazione non si è avvalsa di patrocinio professionale.

PQM

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’opposizione meglio indicata in motivazione; condanna l’intimato sig. C. alle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 600,00 per onorari, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 15 gennaio 2010.

Depositato in Cancelleria il 29 aprile 2010

 

 

 

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