Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 10343 del 20/04/2021

Cassazione civile sez. III, 20/04/2021, (ud. 18/11/2020, dep. 20/04/2021), n.10343

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – rel. Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 27628/2019 proposto da:

E.S., rappresentato e difeso dall’avv.to CLEMENTINA DI

ROSA, con studio in Napoli, via Porzio, Centro Direzionale, is G1

sc. C), elettivamente domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

cancelleria centrale della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di NAPOLI n. 6244/2019, depositato

il 12/08/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

18/11/2020 dal Consigliere Dott. ANTONELLA DI FLORIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. E.S., proveniente dalla (OMISSIS), ricorre affidandosi a quattro motivi per la cassazione del decreto del Tribunale di Napoli che aveva rigettato la domanda di protezione internazionale declinata in tutte le forme gradate, in ragione del diniego a lui opposto in sede amministrativa dalla competente Commissione territoriale.

1.1. Per ciò che qui interessa, il ricorrente aveva narrato di essere stato costretto a lasciare il proprio paese in quanto mentre si trovava sul luogo di lavoro era stato ingiustamente accusato della caduta di un suo collega che, precipitando da un’impalcatura, era rimasto paralizzato: a causa di ciò era stato aggredito e malmenato da un gruppo di persone sconosciute tanto da dover essere ricoverato per qualche giorno in una struttura sanitaria, assentandosi dal posto di lavoro. Per tale ragione era stato licenziato e, temendo per la sua sicurezza, aveva deciso di abbandonare definitivamente il suo paese di origine.

2. Il Ministero dell’Interno ha depositato “atto di costituzione” non notificato al ricorrente, chiedendo di poter partecipare alla eventuale udienza di discussione della causa ex art. 370 c.p.c., comma 1.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo, il ricorrente deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3,5,6,7,8 e 14, in relazione alla richiesta di riconoscimento dello status di rifugiato e della protezione sussidiaria.

1.1. Deduce che nel caso di specie era evidente la violazione della normativa richiamata, in quanto il Tribunale non aveva tenuto adeguatamente conto della vicenda persecutoria personale, dettagliatamente narrata in sede di audizione, e dell’attuale peggioramento del quadro socio-politico del paese.

1.2. Il motivo è inammissibile.

1.3. La censura, infatti, riporta in modo generico la normativa e la giurisprudenza, di merito e di legittimità, formatasi in materia di protezione internazionale (con particolare riferimento allo status di rifugiato e protezione sussidiaria), ma non prospetta nessun argomento in merito alla situazione personale, idoneo a contrastare la decisione del Tribunale in punto di (negata) credibilità: tutte le critiche, pertanto, risultano non decisive per consentire a questa Corte di apprezzare l’eventuale error in iure commesso dal Tribunale nella applicazione del paradigma valutativo prescritto dal D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5.

2. Con il secondo motivo, il ricorrente lamenta la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione alla protezione umanitaria che, in thesi, doveva essere riconosciuta in relazione alla sua condizione di vulnerabilità.

2.1. Il motivo è inammissibile.

2.2. La censura in esso contenuta risulta meramente assertiva, oltre che generica ed inconducente, non contenendo alcuna specifica critica diversa da una non consentita richiesta di rivalutazione di merito delle emergenze istruttorie (cfr. Cass. 8758/2017; Cass. 13721/2018)

3. Con il terzo motivo, si deduce, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, comma 3 e art. 27, comma 1 bis, nonchè l’inadempimento del dovere di cooperazione istruttoria che il tribunale avrebbe dovuto compiere.

3.1. Il motivo è inammissibile per mancanza di decisività.

3.2. Le fonti ufficiali aggiornate richiamate dal ricorrente, infatti, non sono riferite alla regione di provenienza (Amnesty International 2017/2018, (OMISSIS) privo di riferimento temporale) ma si soffermano a descrivere la condizione complessiva della Nigeria e delle regioni situate soprattutto nel nord dello Stato, nelle quali si verificano spesso attacchi terroristici da parte del gruppo di (OMISSIS): nessuna specifica segnalazione è presente in relazione all’Edo State, regione di provenienza del ricorrente situata nel sud dello Stato (che presenta una vastissima estensione), non potendosi tenere conto delle generiche indicazioni del sito (OMISSIS) del Ministero degli Esteri (richiamato a pag. 20 del ricorso) finalizzato a scopi turistici e pertanto non idoneo agli accertamenti necessari per il caso in esame (cfr. Cass. 10834/2020; Cass. 8819/2020), il quale, in ogni caso, si limita a segnalare genericamente il rischio di una estensione dei sequestri di persona a scopo estorsivo e terroristico “nel resto del paese”.

3.3.La critica alle fonti ufficiali correttamente richiamate dalla sentenza (cfr. pag. 4), dunque, non è idonea a condurre ad una diversa soluzione della controversia (cfr. al riguardo Cass. 13449/2019; Cass. 4037/2020).

4. Con il quarto motivo, infine, ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, il ricorrente deduce l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio, oggetto di discussione fra le parti: lamenta, in sostanza, che non era stata esaminata la peculiare situazione di vulnerabilità oggettiva e soggettiva che avrebbe determinato un diverso esito della controversia nonchè una valutazione approfondita della situazione del paese d’origine attraverso l’acquisizione di COI aggiornate che si producevano.

4.1. Il motivo è inammissibile, in quanto non viene indicato il fatto storico principale o secondario, decisivo per una diversa soluzione della controversia, che il Tribunale avrebbe omesso di esaminare (cfr. al riguardo Cass. SU 8053/2014; Cass. 27415/2018).

5. Non sono dovute spese, atteso che il ricorso viene deciso in adunanza camerale, in relazione alla quale – assente la discussione orale – l’atto di costituzione del Ministero risulta irrilevante ex art. 370 c.p.c., comma 1.

6. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

PQM

La Corte;

dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso proposto, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 18 novembre 2020.

Depositato in Cancelleria il 20 aprile 2021

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